Cos'è il turismo
di Lazzaro Santoroarticolo di Comunicato Stampa
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Attualità 20/05/2009 12:41
Non è facile fare considerazioni su eventi passati con il modo di pensare di oggi. La consapevolezza dell’importanza della tutela dell’ambiente è diversa. Valutare la progettualità della vendita dei terreni di proprietà del Comune di Vieste all’Eni, avvenuta negli anni ’60, per vedere realizzare un’imponente struttura alberghiera, piena d’estate e fantasma durante l’inverno, vero e proprio secondo paese, con gli occhi di oggi, è molto difficile. Tuttavia, io credo che, oggi come ieri, “il turismo non è vendere la terra”: “pensare di risolvere i problemi come fanno tante volte le cattive famiglie, dove piuttosto che utilizzare l’eredità che hanno ricevuto, vendono qualcosa oggi, qualcosa domani, pensando che questo qualcosa da vendere rimanga per sempre; poi alla fine si accorgono che le cose da vendere sono finite, pure il valore di quelle che stavano vendendo man mano è scemato; nel frattempo i figli non sono andati a scuola o ci sono andati poco, nel frattempo quelle cose che avevano avuto in eredità erano diventati strumenti di lavoro veri. E si ritrovano spesso senza futuro e senza possibilità. Allora turismo non è vendere la terra. Il turismo non è vendere le coste, non è nemmeno venderle qualche volta anche a decine di ettari, se rendono qualcosa anche pochissimo, se rendono tanto di più a chi le valorizza, se rendono tanto di più a chi le lottizza e poi le rivende al dettaglio. Il turismo non è quello. Quello non è turismo, quello è altro. Il turismo non è neanche vendere la terra al dettaglio o vendere la terra quando, dopo le lottizzazioni, s’iniziano a costruire le casette tutte uguali di questi villaggi che rimangono aperti un mese, un mese e mezzo e raramente rimangono aperti due mesi.
Il turismo non è quindi vendere la terra, terra che poi non ci sarà più a disposizione nostra e delle prossime generazioni, per tentare lo sviluppo economico possibile che ci faccia superare questo ritardo di sviluppo. Il turismo non è nemmeno attività di edilizia. Il turismo è uso attento del territorio per l’offerta dei servizi, il turismo non sono cose, il turismo sono servizi, il turismo non è la casa o l’albergo, il turismo sono i servizi che possono essere fatti, sono servizi immateriali soprattutto, è l’uso attento del territorio che vuol dire la costa, la spiaggia, il terreno circostante, ma vuol dire anche il paesaggio, la storia, la cultura, i suoi abitanti, tutto quello che c’è attorno, i mestieri che si sanno fare e altre attività economiche” /(Renato Soru).
“Turismo significa risistemare quello che rimane vuoto, riqualificarlo, migliorarlo, modificarlo anche in maniera sostanziale in virtù delle mutate esigenze dei turisti di oggi; aiutare i comuni che non hanno la fortuna di avere i bastioni di Alghero, ma che comunque sono comuni costieri da valorizzare e aiutare a diventare luoghi belli, luoghi piacevoli. Intervenire dove c’è un turismo che vuole ritrovarsi in contesti normali e, se c’è la possibilità, può venire a novembre, a dicembre, a febbraio, quando i paesi rimangono comunque aperti e i villaggi sono chiusi e le lottizzazioni sono chiuse e solamente qualche volta hanno la seconda casa chiusa. Dobbiamo riqualificare l’esistente per quello che è possibile, dobbiamo invertire questa idea totalmente diversa dal modello di turismo, per cui il turismo balneare debba essere necessariamente e solamente quello, senza che venga offerto altro, tutto ciò che c’è intorno” (Renato Soru).
L’interrogativo maggiore è se attorno all’ambiente si possa creare lavoro.
“Nell’uso sapiente dell’ambiente, non nel suo consumo. E il lavoro duraturo non è quello dell’edilizia, che ogni giorno consuma una fetta nuova d’ambiente, che non è paga magari di aver costruito 400.000 seconde case nelle coste della Sardegna, e ne vorrebbe costruire altre 300.000 o altre 400.000, in una specie di cantiere che non finisce mai, che però porta pochissima ricchezza alla nostra regione. Abbiamo capito, anche in materia d’entrate, che non porta quasi nessuna ricchezza fiscale. Non lascia lavoro stabile, perché appena si finisce una casa bisogna costruirne un’altra e prima o poi bisognerà smettere di costruirne. Si costruiscono cubature che non portano lavoro durante tutti i mesi dell’anno. Abbiamo fatto una legge per cercare di riqualificare queste coste, queste cubature, trasformare seconde case in industria turistica-alberghiera. E stiamo facendo tutto quello che si può fare per la riqualificazione e per il riuso di cubature esistenti, che erano sciupate e inutilizzate da tanti anni”.
Nessuno mette in discussione i livelli occupazionali garantiti nel tempo dal Centro Vacanze dell’Eni. Ma si è trattato pur sempre di un esercito di camerieri, di baristi, di addetti alle pulizie, ecc.
“In quel villaggio i sardi naturalmente sono impiegati, qualcuno a fare il giardiniere, altri a sistemare le camere. Tutto è chiuso, non c’è un signore che esce e che va almeno a comprare due cose nel paese che è a quattro chilometri di distanza. Ora ditemi se questo non è estrazione di turismo della Sardegna, questo è, in maniera molto più civile e moderna, un’altra forma di estrazione di valore dalla Sardegna. Ci può essere anche un po’ di questo, ma non può essere questo in prevalenza, non ci può essere estrazione di turismo dalla Sardegna e allora, se non può essere estrazione di turismo dalla Sardegna, vuol dire che la politica deve cercare per quanto possibile di privilegiare il turismo che renda attiva l’impresa sarda, che la renda attiva, per quanto possibile. Forse abbiamo un problema politico, ovvero capire che anche il turismo non deve essere solo estrazione di turismo dalla Sardegna, ma deve essere luogo di creazione di turismo in Sardegna da parte dei sardi che ci devono abitare; e allora ci sono modelli diversi da quelli di svendere il proprio territorio ad un prezzo che comunque, per quanto ci sembri caro, sarà sempre poco visto tra dieci anni o visto tra 20 anni, sarà sempre nulla in prospettiva, quando si tratta della terra”(Renato Soru).
Io credo che il Centro Vacanze Pugnochiuso sia stato il primo tassello della città diffusa.
Per città diffusa si intende: “una tipologia di occupazione del territorio periurbano connotata da alcune specifiche patologie: discontinuità dell’urbanizzato accoppiata a crescente segregazione funzionale e sociale; riduzione nell’intensità d’uso delle risorse territoriali non giustificata dalle dinamiche di crescita demografica ed occupazionale; perdita di habitat naturali e di biodiversità; incessante incremento della mobilità su gomma, con effetti di sovraconsumo di energia, di congestione delle infrastrutture stradali e di elevato inquinamento ambientale; impossibilità di fornire un adeguato servizio di trasporto collettivo; maggiori oneri nella distribuzione dei servizi;
banalizzazione e omologazione dei territori di frangia metropolitana sfigurati e colonizzati da “non luoghi” (grandi centri commerciali, sale multiplex, factory outlet, discoteche, parchi a tema, …); indebolimento dei legami cui è affidata la coesione sociale…”.
Il Centro Vacanze Pugnochiuso è stato il primo esempio importante di struttura ricettiva che si è insediata sul territorio di Vieste, a circa 20 kilometri a sud dell’abitato. La strada, costruita per raggiungere il Centro Vacanze, ha permesso nel tempo la diffusione sul territorio viestano di “iniziativa private sfuggite al controllo della pubblica amministrazione” (villaggi, seconde case), secondo un disegno politico, forse solo inizialmente inconsapevole, che mirava ad occupare il territorio con costruzioni di cemento.
I condoni edilizi, le strutture pubbliche costruite fuori dal centro abitato (Scuola Alberghiera, Fondazione Turati, Polivalente), la legge regionale 20 gennaio 1998 n. 3, le bruttissime periferie, la negazione della pianificazione territoriale, gli altri tasselli della città diffusa. La sensazione che ho è che la città diffusa sia servita a valorizzare i terreni di determinate persone di potere.
E sarebbe davvero interessante conoscere la titolarità delle proprietà terriere alla vigilia di importanti decisioni pubbliche che hanno avuto ad oggetto la costruzione di opere pubbliche sul territorio viestano. Per poi confrontarle all’indomani della decisione pubblica.
Le informazioni, si sa, sono tutto e siamo sicuri di poter escludere che alcuni politici si siano avvantaggiati di queste informazioni?
O che, al contrario, alcune opere pubbliche siano state costruite nelle immediate vicinanze di determinati terreni di proprietà di qualche influente politico?
Ma questa è un'altra storia
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