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Ordinanza n.68 sul Centro Storico di Vico del Gargano

articolo di Valentino Piccolo


Attualità 08/07/2009 11:24
Un’ Ordinanza che per quanto condivisibile, grida vendetta. A questo punto, c’è ancora qualcosa da salvare e da salvaguardare in questo nostro Centro Storico? Probabilmente, qualcosa c’è ancora, ma sinceramente ormai poco e sempre meno. Ogni volta che decido di fare una nuova ricognizione in questi luoghi, ne rientro sempre più deluso e ancor più terribilmente amareggiato, nel constatare l’inarrestabile stravolgimento dissennato dei luoghi (autorizzati e non). Se non bastasse, ho avuto modo di rilevare anche situazioni e interventi  tecnicamente pericolosi e a rischio per la pubblica incolumità. In definitiva, lo scempio e le violenze sul patrimonio millenario della nostra civiltà contadina, non ha ancora subito alcuna battuta di arresto(fino ad ora). Il nostro borgo antico non ha quasi più nulla della sua originale tipicità. Da troppo tempo tutto questo è stato invano gridato, da queste pagine. Risultato: Solo pochissime altre voci, hanno fatto eco, senza sortire alcun risultato. Non contesto l’Ordinanza, ci mancherebbe, ma l’estremo ritardo della sua emissione e l’impostazione limitata solo al futuro. I buoi sono, appunto, ormai scappati proprio tutti, o quasi. Inutile cercare di convincere e convincersi del contrario, come si cerca di fare. Solo con un duro lavoro per ripristinare lo statu quo ante, pur con le ovvie opportune migliorie, si può pensare di salvare il salvabile e, magari, qualcosa di più. Quel che è peggio poi è che, noto che gli stessi amministratori, non sembrano molto convinti dei risultati che si possono ottenere, anche solo con questa Ordinanza, figurarsi per qualcosa di più! Questa la dice lunga, perché gli stessi, probabilmente, sono consapevoli che trattasi di un inutile palliativo e che, in  fondo non risolve molto, ma serve, in qualche modo, a mettere a posto… la coscienza e dare un contentino. Vi sono ormai, a fare bella vista di sé, comignoli di luccicante acciaio a ornare pareti o tetti ovunque; orribili grondaie e pluviali di alluminio anodizzato e infissi inverosimili dello stesso assurdo materiale e colore; orrendi comignoli che fanno sfoggio dei materiali più assurdi e inconcepibili, nel contesto in cui sono stati posti(in sostituzione dei preesistenti capolavori tipici); tetti con tegole di ogni forma,  dimensione e colore, totalmente estranee alla nostra tradizione. Manca solo la “genialità” di qualcuno a cui possa saltare in mente una copertura del tipo valdostano, in lastre di porfido e allora, vi sarebbe proprio tutto.
Il tutto, a fare bella mostra di sé, su inconcepibili pareti di pietra informe, Oltre al continuo e inarrestabile proliferare di porticati in legno, che assolutamente nulla, hanno della nostra tipicità.      
Ormai siamo diventati la bruttissima copia di cittadine umbre(vedi Foligno, Gubbio ecc.) o l’altrettanta bruttissima copia di qualche baita di montagna altoatesina o valdostana. Ormai non vi è ristrutturazione che non compaia la solita impropria pietra a vista con tutte le possibili varianti al tema che, la peggiore fantasia umana, possa partorire. La cosa peggiore è che, dialogando con alcuni proprietari di questi “capolavori architettonici” di nuova ristrutturazione, mi è stato assicurato che per avere le dovute approvazioni(ove ci sono state), è stato richiesto esplicitamente un prospetto architettonico con pietra a faccia vista. Non ho prove inconfutabili di questo e quindi, mi rifiuto ancora di crederci, ma se fosse vero…forse non riuscirei a trovare le parole per commentare.
Ora vi è questa Ordinanza e sicuramente qualcuno sarà subito pronto a dire: “ Hai visto, ora ci si può essere contenti!” oppure: “E, ma allora si vuole trovare sempre da ridire!” Non è proprio così.
Semplicemente, si richiederebbe una maggiore concretezza in quello che si fa e, non decidere per certe scelte, solo per utilizzare come cassa di risonanza e poi lasciare che tutto proceda alla meglio(ma bisognerebbe dire alla peggio). Eppure, basterebbe solo farsi un giro per quelle stradine, fra quelle case che non hanno proprio più nulla di autentico e di caratteristico e con tanti elementi estranei da fare inorridire chiunque. Non ci si può continuare a nascondere dietro a un dito o a discorsi inutili e pretestuosi. Bisogna cercare di correre ai ripari in qualche modo e in fretta. E’ la nostra storia che è stata totalmente cancellata e questo non si può assolutamente accettare!
Di recente è stato fatto un consiglio comunale a S. Menaio, a berlusconiana imitazione, per provare a risolvere, sul posto, le altre numerose problematiche di quel luogo, da troppo tempo abbandonato al suo destino. Anche se poi, maggioranza e opposizione, invitate, non si sono sentite in dovere di partecipare a una riunione indetta dal costituito “Comitato pro S. Menaio”. 
Si riuscirà a imitare il “Cavaliere nazionale”(vedi immondizia di Napoli,  terremoto l’Aquila, ecc. ecc.) anche nella soluzione dei problemi inerenti il centro storico? Per chiarezza, non è mia intenzione osannare nessuno, ho menzionato solo alcuni esempi, da osservatore non fazioso, di concreta efficienza politica. Piaccia o meno il personaggio e la parte politica che rappresenta.
Perché non si è mai pensato di riunire lo stesso Consiglio, a diretto contatto con le tristi realtà del centro storico? Forse perché si ritiene che le responsabilità, siano essenzialmente di vecchia data?
A proposito(salvo alcune sortite estemporanee), ma l’opposizione a Vico c’è, o aspetta la nuova tornata elettorale per risorgere? Ma questo è un altro argomento.
E per tornare al centro storico, spero vivamente, come ho già detto in altra occasione, che il progetto “HOSPITIS” possa, almeno in parte, non solo contribuire a quest’opera di improrogabilebonifica” del territorio, ma bloccare anche ulteriori selvagge manomissioni. E’ una speranza a cui voglio credere.

                                                                                            

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