I piatti tipici della tradizione vichese
Un passato ancora vivoarticolo di Michele Lauriola
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Numerosissime sono le ricette con base il pane raffermo: questa tradizione è vivissima tutt’ora nelle case dei vichesi, tramandata dai tempi in cui il pane era la principale fonte di sostentamento; ricordiamo il “pancotto”, di cui esistono vari modi di preparazione, sempre con base il pane ‘duro’, vari tipi di verdure cotte (biete,rape,cicoria ecc.) ed una bella spruzzata di cacioricotta grattugiato. Esistono poi numerosissime varietà di “acquasale”, dove il pane viene steso a fette su un piatto e ricoperto con verdure e abbondante olio, ovvero con alici, con telline, uova, cipolla e prezzemolo, con uova all’occhio di bue, olive e capperi. Insomma, la fantasia si può sbizzarrire con questi piatti denominati ‘poveri’, ma da qualche tempo offerti dai migliori ristoranti del luogo come omaggio alle tradizioni ed al gusto semplice dei prodotti locali.
Sempre dal connubio pane-verdura viene il “cavocione”, tipico del periodo pasquale: si tratta di pasta di pane imbottita con cipolloti primaverili, acciughe e uva passa. A base di formaggio e verdure è il “cacio e fave”, cacioricotta e fave freschissime. Delle numerosissime ricette di pasta, oltre agli abbinamenti con le rape e le altre verdure di stagione, ricordiamo le strascinate con sugo di noci, i maccheroni con ragù di maiale tipici di Carnevale o i cavatelli con i ceci.
La presenza della pastorizia e della Foresta Umbra porta buone disponibilità di capretti, agnelli e cacciagione, che vengono cucinati nei modi più svariati: dai ragù di cacciagione e carne di maiale, al brodo di capra e capretto, alle “capocelle al forno” che forse non incontreranno il favore di tutti, ma che testimoniano l’attaccamento alle tradizioni: si tratta di teste di agnello o capretto divise a metà infornate con patate; e ancora i “torcinelli”, interiora di agnello o capretto. Tutti piatti di un passato ancora vivo, quando dell’animale si doveva usare tutto.
Tipica del Santo Stefano è la “minestra maritata”,composta da varie verdure e carni bollite: in passato, serviva per utilizzare tutti i resti del Natale. I più fortunati potranno assaggiare il cinghiale, cacciato in pochissimi esemplari.
Non dimentichiamo l’enorme patrimonio ittico della zona, la cui qualità permette alla cucina di variare dalle crudità di pesce alle cozze ripiene (con pane, uovo, prezzemolo e altro a piacere), dalle alici marinate alle seppie ripiene fino ai branzini, dalle orate ai san pietro al forno, conditi solo con olive e olio crudo. Tipiche le “agostinelle”, piccole triglie del periodo tardo estivo, cotte nel forno con l’aggiunta di bastoncini di origano o grigliate.
E dopo tutto questo mangiare, una bella insalata di arance e limoni conditi con l’olio locale!
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