Metà del percorso inerente il progetto GarganoLetteratura
si è ormai sviluppato.articolo di Grazia D'Altilia
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Eventi e cultura 11/09/2009 16:22
9 settembre 2009: metà del percorso inerente il progetto GarganoLetteratura si è ormai sviluppato. Le prime quattro giornate hanno avuto come contenitore la Chiesa di San Pietro a Vico del Gargano. La rassegna si è aperta con la premiazione del concorso di Poesia FRATRES Vico associata alla presentazione del libro “Puglia in versi” di D.M.
Pegorari, insieme a D.Cofano e L. Angiuli. E’ proseguita con l’assegnazione del Premio per romanzi brevi -Vico del Gargano, giunto alla undicesima edizione, e all’assegnazione del Premio alla Critica di Vico allo scrittore R. Nigro con la prestigiosa presenza del giornalista Attilio Romita. Ed ancora il 7 settembre si è continuato con la “presentazione” del personaggio Alfredo Petrucci (Sannicandro) e l’8 settembre di Jim Longhi, “uomo di cultura” tra Carpino e New York.
A chiudere su Vico ci ha pensato Leonarda Crisetti e il gruppo “Le Gemme del Gargano”, con la serata intitolata “Me so sunnate la Madonna” religiosità a Cagnano Varano. E senza nulla togliere alle precedenti serate, piene ed interessantissime, anche se con alcuni interventi che forse andavano cronometrati su tempi più brevi, un pensiero particolare è quasi d’obbligo sul lavoro presentato dalla Crisetti. D’obbligo perché il desiderio di essere “accostata” è “amichevolmente” chiaro. D’obbligo perché è, come me, una donna e, per quanto se ne dica e se ne faccia ,certi campi restano spesso prerogativa maschile. D’obbligo perché certe fatiche vanno considerate ed allargate, così come si fa o si dovrebbe fare con un qualunque altro tipo o forma di fatica culturale e non.
Fare ricerca e racchiuderne i risultati in un libro non è cosa da poco. La Crisetti è una veterana in questo senso. Le sue pubblicazioni ne sono conferma. Né cosa da poco è conferire.
“Religiosità a Cagnano Varano” l’argomento affrontato il 9 settembre 2009 e la ricercatrice ne spiega le motivazioni, le funzioni, i significati anche attraverso versi e canti che rispolverano leggende e tradizioni, credenze e magie, nonché quel legame particolare e popolare che da sempre rende inscindibile il sacro dal profano.
Al tutto è stato aggiunto un cortometraggio, vincitore di premio, che ha portato in scena la storia della Madonna delle Grazie apparsa in sogno ad un pastorello con l’esplicita richiesta di “uscire” dalla solitudine visto l’abbandono della sua effige in un vecchio convento. Il video oltre al riproporre il concetto di “miracolo” e di una fede che si rinnova, mostra scorci paesaggistici del centro storico di Cagnano di grande effetto e soprattutto usi e costumi caratterizzanti la vita di una volta. La vita del Gargano. Ottima occasione quindi di riaggancio con il passato. Legame indispensabile che in questo caso viene ottemperato dalla “religiosità” che da “collante” singolare è in grado di intrecciare il presente con il passato ma anche con il futuro.
Infatti la religiosità è anche tradizione, è anche storia, è anche racconto.
È il raccontare la vita, l’evoluzione della vita con una proiezione futura se si pensa che ne esiste un’altra che bisogna meritarsi e guadagnarsi……
Questo connubio religiosità-racconto richiama alla mente le parole di R. Nigro nel riconoscere al raccontare ( nel caso specifico nel ricostruire in narrativa una storia) una funzione di “salvezza”, come e quanto la religione, si potrebbe aggiungere .
Salvezza intesa come superamento della dimensione frammentaria in cui attualmente si tende a vivere e come capacità di ri-armonizzare un oggi con un prima e con un dopo, con il ricordo e con la progettualità. Ecco dunque che ci si sente un po’ meglio. Ecco dunque che quasi ci vengono suggeriti degli strumenti di “integrazione” e di “integrabilità”. Ecco che ci vengono indicate delle strade da seguire…Ci si può “salvare”; il tentativo sta nel non dimenticare e nel programmare e tra i due momenti “sentire” la nostalgia dell’ieri e la frenesia del domani per riscoprire l’oggi emotivamente interessante…. E se le ancore ci vengono gettate dagli altri, più capaci, più talentosi, più volenterosi, magari non ci farebbe male cercare di afferrarle o quanto meno prenderle in considerazione. In fondo se c’è chi fatica , spesso è perché il frutto sia disponibile per tutti o per chi ad esso voglia accostarsi!
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