Responsabili del proprio futuro
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Attualità 12/10/2009 09:49
La crisi che viviamo non è né americana né finanziaria, non riguarda solo gli operai licenziati nelle fabbriche del Nord ma è una crisi di sistema e riguarda tutti, anche il nostro territorio. Essa investe ogni anfratto della vita umana, singola o associata. La storia ci dimostra che in qualche modo si è sempre usciti da una crisi, anche se a volte le modalità non sono state corrette e le conseguenze non sono state positive, tuttavia non bisogna dimenticare che essa non si ripete e non si costruisce sempre allo stesso modo; la storia più recente è stata appunto un lungo succedersi di fenomeni nuovi, molti di dimensioni clamorose, che contribuiscono a fare di quella attuale una crisi decisamente diversa.
Oggi, nel parlare di crisi, ci si riferisce a quella che ha colpito in un primo momento le grandi banche americane, poi la finanza mondiale ed ora pervade l’economia globale con pesanti ricadute su occupazione, condizione di vita dei ceti più deboli, ecc .
In realtà la recessione che sconvolge il mondo si
compone di tre tronconi principali:
la crisi sociale, che aumenta il divario fra ricchi e poveri a livello globale e allarga le fila di chi è spinto ai margini di un’economia reale, la quale non può realizzare ciò che ha promesso, ossia maggiore ricchezza al crescere dei consumi;
la crisi ambientale, che si manifesta nei cambiamenti climatici e nella sempre maggior introduzione di gas serra in atmosfera, ma che trova la sua ragione principale nell’aver oltrepassato la soglia di sostenibilità del nostro pianeta, non più in grado di rigenerare il consumo di risorse naturali, ormai in via di esaurimento a causa dello sviluppo senza limiti perseguito dall’uomo;
la crisi economica, che da virtuale e finanziaria è diventata materiale, incidendo sulla vita delle famiglie, sui sistemi produttivi e sull’occupazione.
In questa sua triplice dimensione, la crisi si configura come una vera e propria crisi antropologica, che pone inevitabilmente domande riguardanti la vita sul pianeta o nelle nostre città nei prossimi anni.
Se queste sono le coordinate della crisi – di sistema, globale e territoriale allo stesso tempo – a tale livello occorre operare per uscirne.
In Italia pare che l’attuale sistema politico non sia capace di immaginare un futuro, perché troppo impegnato a risolvere beghe ed a tutelare gli interessi personali di individui che da troppo tempo cavalcano il palcoscenico della politica, recitando, e molto spesso urlando, sempre gli stessi slogan. Una politica che urla indica che non ha più niente da dire e che quindi si è impantanata nel suo stesso fango, rischiando così di aggravare le problematiche che invece essa dovrebbe risolvere.
Per affrontare questo tipo di recessione, ogni nazione dovrà fare la propria parte con interventi concreti ed efficienti, ma operando in un quadro e con una coerenza di sistema globale, che non riguarda solo i grandi finanzieri, gli industriali e i governi, ma ognuno di noi, anche con piccoli gesti quotidiani, soprattutto quando i nostri governanti non sono capaci di tracciare la strada dell’innovazione, perché generalmente occupati ad accrescere il proprio consenso.
Dunque, non sarà una “nuova mano invisibile” o la discesa in campo di qualche demiurgo la via d’uscita, bensì un’altra globalizzazione, o meglio ancora, una concezione di vita fondata sulla responsabilità (verso il pianeta, l’intera famiglia umana e le generazioni future), sul rispetto e sull’equità.
In questa prospettiva si muovono da sempre i movimenti, i gruppi di cittadini e i soggetti che erroneamente sono stati definiti no-global e alcune piccole amministrazioni comunali che fanno semplici ma grandi cose. Non si deve credere infatti che i cambiamenti siano generati solo da grandi imprese (le quali spesso sono prese di posizione di poche persone ma che incidono su tutti), il rinnovamento può partire anche dal basso, da nuovi stili di vita e idee che hanno poco spazio a livello nazionale ma che possono prendere vigore in piccoli territori, come il nostro Gargano ad esempio, pieno di potenzialità inespresse e che potenzialmente potrebbe generare un circolo virtuoso influenzando a sua volta altre località.
Oggi, nel fallimento delle ideologie liberiste e del privato egoistico, i soggetti della società civile in ogni parte del pianeta possono rappresentare una grande risorsa; certamente i protagonisti di un modello di sviluppo diverso da quello che sta franando giorno dopo giorno sotto i nostri occhi.
Solo con un leale e paritetico confronto con questa galassia composta di enti locali e associazioni, movimenti e gruppi informali di cittadini, imprese socialmente responsabili e sindacati, gli Stati e le istituzioni internazionali potranno trovare nuova legittimazione e progettualità per ricostruire un senso e una sostenibilità etica, prima ancora che sociale, economica e ambientale, per governare il pianeta.
Le premesse per questo dialogo consistono in un diverso rapporto pubblico-privato e nel contrapporre al “privato egoista” la figura del “privato socialmente responsabile”, che già oggi rappresenta parte importante di reti di protezione sociale che suppliscono alle carenze dello Stato e collabora con i governi locali al fine di realizzare esperienze virtuose di welfare di comunità.
E’ la società civile organizzata che realizza progetti di riqualificazione ambientale e si impegna per difendere il patrimonio culturale e paesaggistico; sono gli individui e i gruppi che costruiscono insieme esperienze concrete di finanza etica, di consumo responsabile; sono gli enti locali che danno vita a sistemi di partecipazione e di coesione sociale. Questo privato è soprattutto una grande risorsa per la democrazia, intesa non come potere della maggioranza, ma come salvaguardia del bene comune e della libera espressione dell’individualità.
La figura del privato socialmente responsabile è capace di conferire al pubblico quel ruolo risolutore nella crisi di sistema, negata solo da chi non vuole vederla.
A mio parere per uscire dalla crisi occorrono investimenti destinati a:
• favorire la produzione decentrata di energia rinnovabile, efficiente, a basse emissioni nella biosfera ma ad alto contenuto di tecnologia e di ricerca; caratteristiche che il nucleare non ha in sé;
• garantire la sovranità alimentare in ogni angolo del pianeta, promuovendo il biologico e la diversificazione della produzione, il sostegno e l’autodeterminazione dei produttori locali;
• sviluppare programmi di sostegno all’innovazione produttiva a favore dei lavori e delle produzioni ecologicamente sostenibili (green new jobs), non inquinanti e sicure;
• realizzare un programma di infrastrutture efficienti dal punto di vista energetico e sostenibili dal punto di vista ambientale, che riduca la domanda di energia, in particolare da parte delle famiglie e migliori l’efficienza energetica delle abitazioni;
• creare sistemi innovativi di welfare strettamente connessi a strategie di cittadinanza attiva e di partecipazione, aiutando le persone più esposte agli effetti della crisi, valorizzandone le capacità in stretta relazione con la propria comunità;
• migliorare le capacità di indirizzo e di controllo, di autonomia e trasparenza nella Pubblica Amministrazione
• favorire l’accesso dei cittadini alla cultura in piena consapevolezza e libertà, tenendo conto del ruolo che essa svolge come elemento fondante delle identità aperte e dialoganti delle comunità e strumento di miglioramento della qualità della vita, ad esempio attraverso la promozione della formazione permanente e la diffusione di strumenti per la condivisione dei contenuti;
• introdurre elementi di sobrietà negli stili di vita e di consapevolezza nell’uso del denaro e nel consumo dei beni.
Anche nel Gargano, tutti noi insieme ai nostri amministratori, possiamo realizzare questo modello, bisogna però cambiare le prospettive di osservazione, abbandonare quelle alle quali siamo ancora legati ed iniziare a dare più credito alle nuove tecnologie e teorie economiche soprattutto nel settore:
• Energetico: con politiche di risparmio dei consumi e di installazione di impianti di energia pulita e alternativa al petrolio, riuscendo così allo stesso tempo a ridurre l’inquinamento, a renderci più indipendenti e a dirottare le risorse risparmiate verso altri capitoli di spesa
• Ambientale: salvaguardando l’ecosistema dall’inquinamento, dagli incendi e soprattutto dalla speculazione edilizia, in modo da poter rendere ancora più unico e puro il nostro territorio, sia dal punto di vista ambientale che turistico
• Culturale: tramandando le tradizioni, per rispettare la nostra storia e diversificare l’offerta turistica
• Agroalimentare: investire nel biologico e nell’unicità dei nostri prodotti, guardando con fiducia a diverse tecniche di commercializzazione e cooperazione.
La crisi ci da l’opportunità di migliorare se non il pianeta, almeno il nostro territorio, ma il cambiamento passa nelle mani di ciascuno di noi.
articolo a cura di Tommaso Pio dell' Aquila
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