Fuoriporta.info - Portale d'informazione della città di Vico del Gargano
22/05/2012

Login
Sondaggi



San Giuda Taddeo Apostolo

articolo di Comunicato Stampa


Eventi e cultura 22/10/2009 10:42
È chiamato Giuda di Giacomo da Luca o Taddeo da Marco e Matteo. Già gli antichi esegeti affer-mano che si tratta di una stessa persona di cui, probabilmente, Giuda è il vero nome dell’Apostolo e Taddeo il soprannome. Qualche codice di Matteo ha Lebbeo invece di Taddeo e altri hanno Giuda lo zelota.
Il nome GIUDA è ebraico e significa “lode”, il soprannome TADDEO invece è aramaico dal signi-ficato “dal petto largo, magnanimo” e LEBBEO significa “coraggioso” che deriva probabilmente da nomi greci.

LA VITA

L’espressione “Giuda di Giacomo” dovrebbe significare “Giuda, figlio di Giacomo” ma qui invece vuol dire “Giuda, fratello di Giacomo” (probabilmente l’Apostolo Giacomo, figlio di Alfeo). Tale significato più generico infatti si ha specialmente quando in un dato ambiente un membro di una famiglia è più noto del padre. Così ad esempio, la “Maria di Giacomo”, della quale parla Marco, si-gnifica Maria “madre” di Giacomo e non “figlia” di Giacomo.
Si afferma che la madre di Giacomo, Maria, si sia sposata due volte: dapprima con Alfeo, di stirpe sacerdotale, ed ebbe Giacomo e Giuseppe; poi, morto Alfeo, con Cleofa, di stirpe davidica, ed ebbe Giuda e Simone. Tenendo conto che Cleofa, secondo Egesippo, era fratello di San Giuseppe, si ha che Giuda Taddeo era cugino di Gesù e nipote di San Giuseppe, sposo di Maria Santissima che ve-niva, quindi, ad essere zia di Giuda Taddeo.

In tal modo fratello vero di Giuda Taddeo è soltanto Simone. Giacomo il minore e Giuseppe sareb-bero suoi fratellastri. In tal senso è da prendersi l’espressione “Giuda…fratello di Giacomo”.
Sul nostro buon Giuda, che ebbe l’infausta sorte di dover condividere il nome con il Traditore, pio-ve una luce abbondante: non è solo “fratello” dello stimatissimo Giacomo ma è anche “fratello” del Signore. I Nazareni domandano di Gesù: “Non è costui il falegname…il fratello di Giacomo e di Giuda?”. Colpisce il ripensare che quest’Apostolo abbia giocato e pregato insieme col giovane Ge-sù. Come Giacomo, anche questo Apostolo ebbe con Gesù rapporti umanamente molto intimi e nel-la sua lettera, di fatto, egli si chiama “fratello di Giacomo” e con religiosa riverenza non “fratello” ma “servo di Gesù Cristo”.
Giuda Taddeo, prima della sua vocazione, era sposato e secondo una notizia sarebbe stato lo sposo delle nozze di Cana. Questa deposizione è certo discutibile però spiegherebbe molto bene la presen-za di Gesù e di sua Madre a quelle nozze.
Giuda, prima di spargere la semente della parola di Dio come apostolo, seminò come contadino or-zo e grano nel fondo della sua terra. Così ogni giorno aveva la sua fatica e la sua pena.
Giuda non se ne arricchì. I suoi nipoti Zoker e Giacomo, nell’interrogatorio subìto dinanzi a Domi-ziano, confessarono che i mille denari (frutto della loro sostanza) erano esauriti per sostenere la vita e pagare le tasse.


Nonostante però il lavoro e la povertà, Giuda visse contento e beato nel suo villaggio in Galilea (forse Cana se non era la stessa Nazareth). Egli viveva e voleva morire nella sua terra ma presto, in-vece, avrebbe preso congedo dal seno della sua famiglia e avrebbe abbandonato la patria.
Giuda fu uno dei primi a ricevere l’invito di essere Apostolo. Ebbe molti ostacoli da parte dei suoi parenti ma seguì senza tentennamenti e con eroica fermezza la chiamata del Signore per tutta la vi-ta. Un sacrificio eroico per un contadino e Giuda fu tanto generoso per sostenerlo lasciando la sposa, i figli e i campi.
Sulle prime si direbbe che la Sacra Scrittura non fornisce intorno al nostro Apostolo nessuna notizia. Se si eccettui una breve espressione nel vangelo di Giovanni, né gli altri Evangelisti né gli Atti degli Apostoli ci ricordano di lui più del suo nome.
Matteo e Marco aggiungono a Giuda un soprannome che egli non dovette ricevere solo al momento della chiamata del Signore ma che l’opinione pubblica glielo aveva accordato in precedenza. Giuda è chiamato “Taddeo” o, secondo parecchi manoscritti antichi, “Lebbeo”. In realtà significano la stessa cosa: “l’intrepido”, “l’ardito”, “l’audace”. In certi testi del Vangelo si leggono tutti e tre i nomi (Giuda Taddeo Lebbeo) tanto che già Girolamo chiamava quest’Apostolo “trinomico”, quello dai tre nomi.
Questo soprannome doveva distinguere anzitutto il buon Giuda dal Giuda traditore ma voleva pure esprimere la natura di questo Apostolo perché non senza un motivo doveva toccargli il nome onori-fico di “Taddeo”, l’audace. Un vecchio proverbio diceva che per i Giudei il denaro la vinceva sull’onore ma per i Galilei l’onore andava sopra il denaro. Giuda il traditore, che proveniva dalla Giudea, riservato e calcolatore già per la sua origine, metteva il denaro al di sopra degli ideali men-tre Giuda Taddeo invece stimava la fedeltà e l’onore più dei denari. Gli stessi Galilei lo chiamarono “l’ardito” e come tale egli è entrato anche nei cataloghi degli Apostoli.
I Libri Sacri non ci forniscono nessuna spiegazione come Taddeo abbia meritato il suo nome glorio-so, quali fossero le gesta eroiche compiute e quali difficoltà sfidasse con cuore ardito. Si inclina a ritenere che egli si sia procurato il titolo nel movimento di resistenza della sua terra. Infatti, al tem-po di Gesù la Galilea era febbricitante per le agitazioni politiche e per il giogo della brutale forza d’occupazione romana. I giudei come gli “Zeloti”, accaniti e sdegnati, cercavano di aiutarsi nell’impresa valendosi di corpi volontari che conducevano una guerriglia continua. Simone, fratello di Giuda Taddeo, uno dei dodici Apostoli, porta espressamente il soprannome “lo Zelote”.
È permesso pensare che anche Giuda prendesse parte a quel movimento patriottico e si sia guadagnato l’appellativo “Taddeo”. Anch’egli del resto porta spesso, specialmente negli autori latini, la designazione propria del partito “lo Zelote”.
Non ci sfugge certo il grande rischio corso da Gesù chiamando, nella cerchia dei suoi Dodici, simili individui ma Egli per l’erezione del suo regno sulla terra abbisognava anche di tali caratteri, di eroi arditi e santi avventurieri.
Taddeo e Simone avevano certamente, sul futuro regno messianico, delle concezioni false come tut-ti gli Apostoli. Per loro il Messia era l’attesissimo liberatore del popolo oppresso, il glorioso trionfatore del dominio straniero dei romani. Il Signore non respinse i suoi discepoli perché avevano la testa piena di queste fantasie e speranze inesatte ma procurò invece di nobilitarli.


Questa tattica del Signore ci è indicata chiaramente dall’unico passo in cui nel Vangelo si fa parola di Giuda e a Giuda: “Non vi lascio orfani; Io vengo a voi. Ancor poco tempo e il mondo non Mi ve-de più; voi però Mi vedete perché Io vivo e anche voi vivrete…”.
Giuda Taddeo restò a pensare a quelle parole e dopo alcuni versetti propose la questione che non sapeva sciogliere: “Signore, che è avvenuto che ti manifesterai a noi e non al mondo?”.
È l’unica parola che ascoltiamo da Giuda Taddeo ma essa guizza dall’intimo del suo essere e illu-mina per un istante questo Apostolo quasi sconosciuto.
Questa domanda dettata dall’ardore impaziente si connetteva con quella richiesta che i fratelli scontenti di Gesù Gli avevano già presentata. Il nostro Giuda Taddeo era appunto uno di quelli.
Il seguito del discorso di Gesù non sembra riferirsi affatto alla sua obiezione perché Gesù gli repli-cò: “Se uno Mi ama osserva la mia parola e mio Padre lo amerà, e verremo a lui e metteremo dimora presso di lui. Chi non Mi ama non osserva neppure le mie parole”.
In questa risposta c’era la soluzione del problema che tormentava Taddeo: Giuda, l’intrepido, chiedeva le manifestazioni della potenza e della gloria di Gesù che invece promette le manifestazioni del Padre e del Figlio nelle profondità delle anime. L’unità con Lui è riservata esclusivamente ai suoi amanti; il mondo che non ama, quindi, non può neppure godere di queste manifestazioni che gli empi non conoscono affatto: fu loro possibile avere la rivelazione del Figlio solo nella carne.
Queste sublimi parole segnavano la strada che lo stesso Taddeo dovrà seguire in avvenire. Egli era un apostolo intrepido e il Signore non riduceva e restringeva l’eroe ma lo elevava e lo nobilitava. Taddeo doveva restare audace e operare cose audaci non però per un regno del mondo bensì per il regno di Dio nel mondo. Compito del suo cuore generoso non è la politica ma l’avvento del Padre, del Figlio e della carità dello Spirito nelle anime degli uomini.
L’attività apostolica di Giuda Taddeo è velata dall’oscurità come quella della maggior parte degli Apostoli. Le notizie intorno alla sua attività sono tanto più confuse in quanto i suoi tre nomi hanno dato occasione a molti scambi. Le più sicure sono quelle che possiamo dedurre dalla sua stessa let-tera. Campo principale della sua missione fu la Palestina. S’accorda con tale supposizione una noti-zia fornitaci da Niceforo secondo la quale l’apostolo Giuda Taddeo sarebbe stato missionario in Giudea, Samaria, Idumea e Galilea dove viveva la sua famiglia e i suoi nipoti Zoker e il piccolo Giacomo. In seguito si sarebbe trasferito in terre più lontane.
Secondo le informazioni che ci forniscono degli autori siriaci, l’attività apostolica di Giuda Taddeo resterebbe trasferita a Edessa (odierna Urfa nella Turchia orientale).
Eusebio nella sua “Storia Ecclesiastica” presenta uno scambio di lettere fra Cristo e il principe Abgar V di Edessa che prega il Signore di recarsi da lui per guarirlo dalla sua malattia. Cristo ri-sponde che dal Padre non ha ricevuto la missione che per Israele ma dopo la sua ascensione manderà a Edessa uno dei suoi discepoli. Uno sviluppo dell’antica leggenda e dei documenti indicano nell’Apostolo Giuda Taddeo colui che portò ad Edessa l’immagine identificata proprio con il telo custodito nel duomo di Torino.
Giorgio il Monaco testimonia nell’ottavo secolo: «C’è nella città l’immagine di Cristo non fatta da mano d’uomo che opera stupefacenti meraviglie.

Il Signore stesso, dopo aver impresso in un “sudario” l’aspetto della sua forma, mandò l’immagine che conserva la fisionomia della sua forma umana per l’intermediario Taddeo Apostolo ad Abgar, toparca della città degli Edesseni, e guarì la sua malattia».
Maggiore probabilità ha un’altra leggenda secondo la quale Giuda Taddeo, dopo l’attività svolta presso i suoi compatrioti, si sarebbe portato nelle regioni limitrofe della Palestina, in Arabia, Siria e Mesopotamia; avrebbe sofferto la morte del martire a Berytus (Beirut) o ad Aradus in Fenicia.
La maggior parte degli autori greci afferma invece che Taddeo morì di morte naturale.
Uno scritto forse del principio del quarto secolo, attribuito a Craton, riporta che Taddeo s’incontra con suo fratello Simone in Persia. Insieme evangelizzarono quel regno potente con successi in-credibili nonostante la continua ostilità dei due maghi Zaroes e Arfaxat. Il numero dei discepoli aumentava di giorno in giorno, traevano a sé moltissimi cristiani e fondavano chiese in tutte le contrade da loro attraversate.
Taddeo e Simone, giunti in Suamyr, grande centro della Persia, presero alloggio presso un loro di-scepolo chiamato Semme. I sacerdoti idolatri di quella città, seguiti da una grande moltitudine di popolo aizzato dalle velenose pressioni dei due maghi, richiesero la consegna dei due Apostoli per sacrificarli nel tempio al sole e alla luna. Essi risposero che il sole e la luna erano solo creature del grande Dio che loro annunciavano.
Taddeo e Simone furono obbligati inutilmente ad adorare i loro falsi dei dai cui idoli anzi cacciaro-no i demoni; i sacerdoti ed il popolo si precipitarono quindi sui due Apostoli che furono uccisi da una grandine di sassi e a colpi di bastone. Giuda, rivolto al compagno di martirio disse: «Fratello, io vedo il Signore Nostro Gesù Cristo che a sé ci chiama».
L’ira del Padre si è abbattuta allora sul cielo di Suamyr che venne squarciato da terribili folgori, il tempio idolatra fu raso al suolo e i due sacerdoti fulminati dalla giustizia divina.
Si ritiene che il martirio sia avvenuto l’anno 70 dell’era cristiana, cioè 36 anni dopo l’Ascensione di Gesù Cristo in Cielo.
I corpi dei due Santi Apostoli vennero custoditi in Babilonia in un sontuoso tempio cristiano e le reliquie vennero successivamente trasportate a Roma e deposte nella Basilica Vaticana ai piedi di un altare dedicato ai due Santi Martiri.
Altre reliquie di San Giuda sono venerate in Francia a Reims e a Tolosa.
L’imperatore tedesco Enrico III fondò nel 1059 a Goslar una collegiata dedicata agli Apostoli Giuda e Simone. Nel Medio Evo il culto ha sofferto della confusione del suo nome con quello di Giuda Iscariota. Nel secolo XVIII il suo culto diventa sempre più popolare in Austria ma specialmente in Polonia. Nei paese latini e specialmente in Italia non annovera troppi devoti.
La Chiesa celebra la ricorrenza il 28 ottobre, giorno del loro martirio. Nella Chiesa occidentale essi vengono festeggiati nel medesimo giorno (come Filippo e Giacomo, Pietro e Paolo) e il motivo può essere la loro attività e morte insieme oltre che la parentela di Simone e Giuda.
La Chiesa greca ha fissato la festa il 19 giugno, l’armena il 16 febbraio.
Lentamente questa figura di Apostolo è diventata più viva, meno lontana e sconosciuta. Su di Lui c’è una vera e propria iconografia sacra tradizionale che lo presenta con determinate caratteristiche fisse.
In genere San Giuda dall’arte è raffigurato, infatti, nella piena maturità degli anni recando come at-tributi il libro o il rotolo, in memoria della sua missione apostolica in Asia Minore e della Lettera Cattolica scritta ai Giudeo-Cristiani, una immagine di Gesù, a ricordo della consegna dell’immagine stessa che il Santo avrebbe fatto al re Abgar di Persia, e gli strumenti del martirio rappresentati, a seconda delle versioni della leggenda, da una mazza, dalla spada, dalla scure e da una alabarda.
Troviamo la statua di San Giuda nella basilica di San Giovanni a Roma. È rappresentato con il libro della lettera cattolica e con una lancia in mano.
Nella chiesa di San Giuda Taddeo ai Cessati Spiriti a Roma, nel quartiere Appio-Latino, la parroc-chia ha collocato accanto all’altare della chiesa una statua che raffigura Giuda Taddeo dal volto ra-dioso e con un panno tra le mani che reca impresso il volto di Gesù.
Emanuela Marinelli, insegnante e sindonologa dal 1977, precisa che il Santo «Non chiede venera-zione per sé stesso ma per Cristo» con la «fisionomia del Signore non fatta da mano d’uomo».
Il panno appare piccolo ma la Marinelli rileva che si tratta di «un telo ripiegato».
Sottolinea, inoltre, l’identità tra il volto della Sindone e le copie del Mandylion con oltre un centinaio di punti di congruenza e, quindi, di sovrapponibilità fra le due figure. La stessa Marinelli invoca il Santo anche come patrono dei sindonologi perché avrebbe contribuito a salvare la Sindo-ne.
L’iconografia ci fornisce solo una rappresentazione artistica del Santo cioè come gli artisti lo hanno immaginato studiando i documenti che ne raccontano la vita e gli episodi salienti.
La conclusione della vita degli Apostoli lascia quasi sempre un po’ insoddisfatti perché desidereremmo avere notizie più sicure e più precise. Solo Iddio sa quante altre e grandi cose avrà compiute Giuda Taddeo, l’audace avventuriero di Cristo!
Le sue gesta stanno dinanzi al Signore e non sono manifeste al mondo. La parola che il Signore rivolse a Giuda Taddeo di “non manifestarsi al mondo” ma di scorgere l’essenziale nel fatto che il Padre e il Figlio “prendono dimora presso di noi” ci è di monito e conforto insieme.




LA LETTERA DI GIUDA

Fra i Libri Sacri del Nuovo Testamento troviamo una lettera che ha per autore un Giuda e che fin dai primi tempi fu attribuita all’Apostolo Giuda. La lettera è audace e forte come solo un contadino e un “Taddeo” poteva scrivere. È un breve brano e i suoi destinatari erano i Giudeo-Cristiani della Palestina e della Siria. Profondamente addolorato per le eresie dei Nicolaiti, dei Simoniani e dei Cerentiani che già serpeggiavano in seno alla nascente Chiesa di Cristo, scrisse una Lettera Apostolica contro gli errori di questi empi ed ingrati figli fomentatori di discordie, di disordini morali e materiali e degni solo delle più profonde tenebre eterne. Essa dovette essere scritta fra l’anno 62 e l’anno 67:

«Giuda, servo di Gesù Cristo, e fratello di Giacomo, a quelli che sono amati da Dio Padre e conservati e chiamati in Gesù Cristo. La misericordia, la pace e la carità vi siano moltiplicate.

False dottrine e falsi dottori
Carissimi, desideroso come sono di scrivervi con ogni sollecitudine intorno alla comune vostra salu-te, mi son trovato nella necessità di scrivervi per esortarvi a combattere vigorosamente per la fede che è stata data una volta per tutte ai Santi. Poiché tra noi si sono intrusi certi uomini empi (la cui condanna è già scritta da tempo), i quali mutano in lussuria la grazia del nostro Dio e negano il solo Dominatore e Signore nostro Gesù Cristo. Ora io voglio ricordarvi, quantunque conosciate già tutte queste cose, che Gesù Cristo, liberando il popolo dalla terra d'Egitto, sterminò poi quelli che non credettero; e che gli angeli, che non conoscevano la loro dignità, ma abbandonarono la loro dimora, li riserbò, per il giudizio del gran giorno, nelle tenebre, stretti in eterne catene. Così pure Sodoma e Gomorra e le città attorno, ree allo stesso modo di fornicazione e di vizi oltre natura, ci restano ad esempio, soffrendo la pena di un fuoco eterno. Nella stessa guisa anche questi contaminano la (loro) carne, disprezzano l'autorità, bestemmiano la maestà. Quando Michele l'Arcangelo disputando al-tercava con il diavolo relativamente al corpo di Mosè, non ardì di pronunziare sentenza di maledi-zione, ma disse: "Ti reprima il Signore ". Invece questi bestemmiano tutto quello che non conosco-no; e tutte quelle cose, che come i muti animali naturalmente conoscono, son quelle che li conduco-no a perdizione. Guai a loro perché hanno già preso la via di Caino e per sete di guadagno si sono gettati nell'errore di Balaam e sono periti nella ribellione di Core. Queste sono macchie nelle loro àgapi, ponendosi insieme a mensa: senza rispetto, pascendo sè stessi, nuvole senz'acqua, portate qua e là dai venti, alberi d’autunno, senza frutti, due volte morti, sradicati, onde furiose del mare, che spumano le proprie turpitudini, astri erranti ai quali son serbate in eterno le tenebre più profonde. Ora di questi profetò Enoc, il settimo (patriarca) da Adamo, dicendo: " Ecco viene il Signore con le migliaia dei suoi santi a far giudizio contro tutti, a chieder conto da tutti gli empi di tutte le empietà da essi empiamente commesse e di tutte le arroganze che questi peccatori empi hanno detto contro di Lui ". Costoro sono mormoratori queruli che vivono secondo i loro appetiti, la loro bocca parla di cose superbe e se lodano qualcuno è per i fini interessati.
Badare a se stessi per salvare gli altri
Ma voi, carissimi, ricordatevi di quel che vi è stato predetto dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo i quali vi dicevano che negli ultimi tempi sarebbero venuti degli schernitori che vivranno se-condo i loro istinti nell'empietà. Costoro son quelli che generano le divisioni, animaleschi, privi del-lo spirito. Ma voi, carissimi, edificando voi stessi sopra la santissima vostra fede e pregando per vir-tù dello Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio aspettando che la misericordia del Signor no-stro Gesù Cristo vi dia la vita eterna.
Intanto correggere gli uni, dopo averli convinti; altri salvate, strappandoli dal Cuoco; di altri abbiate pietà mista a timore, odiando perfino la veste macchiata dalla carne!
A Dio nostro, gloria!
A Colui poi che è potente di conservarvi senza peccato e farvi comparire immacolati, davanti alla sua gloria in esultanza, nella venuta del Signor Nostro Gesù Cristo, al solo Dio, Salvatore Nostro per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, siano gloria, maestà; signoria e potestà innanzi a tutti i se-coli  e ora per tutti i secoli dei secoli. Amen.».

L’inizio della lettera di Giuda si può dire un nutrito squillo di tromba e l’intera lettera è un severissimo monito contro i maestri dell’eresia. Impressiona la lingua usata: è energica, quasi cruda. Non gli interessa di essere amato ed onorato: dove la salvezza è in pericolo egli predica, senza paura e senza riguardi, quello che lo Spirito di Dio gli comanda, riesca opportuno o importuno.
Dopo aver respinto i maestri della falsità aggiunge i suoi mirabili avvisi perché anche la loro sal-vezza sta a cuore al nostro “ardito”.
Il finale è l’eco riconoscente delle parole che il Signore aveva detto al suo apostolo Giuda circa la venuta del Padre e del Figlio nell’anima di chi è in grazia. L’insegnamento del Signore nel Cenaco-lo aveva fruttato.
Pur essendo breve, è un documento carico di grande spiritualità e di insegnamenti tanto profondi; ogni frase, ogni espressione, ogni parola è un monito, una legge di amore divino, un invito a seguire ciecamente le vie del Signore. Gli insegnamenti di tale lettera sono tanto sublimi che parecchi sono i cristiani che ne fanno strumento di azione evangelica e per molte prediche contro gli abusi morali della nostra epoca.



                                                    A CHI SOFFRE


L’Apostolo Giuda Taddeo porta un nome che in passato fu tanto onorato quanto è ora esecrato. Si chiamarono Giuda molti e celebri uomini del Vecchio Testamento. Purtroppo questo nome nobile fu così infelicemente macchiato da Giuda “il Traditore” che non si riuscirà più a purificarlo.
Quasi in riparazione di questo oltraggio, la Chiesa e il popolo cristiano lo onora e lo invoca con sin-golare fiducia fin dal secolo XVIII quale patrono dei casi disperati, degli affari senza rimedio, il Santo degli impossibili. Dio ha concesso a San Giuda poteri straordinari in casi in cui altri sembra-no venir meno ed è specialmente in casi difficili che il suo mirabile aiuto viene sperimentato.
Migliaia invocano giornalmente il suo miracoloso intervento e molte sono state le loro preghiere esaudite in modo miracoloso, anche quando la domanda ad ogni umana previsione sembrava senza speranza.
Qualunque sia la malattia, la povertà e la miseria, l'angustia del cuore e dell'anima, perfino la disperazione, ricorrete a questo grande Santo e troverete la soluzione alle vostre difficoltà.
Dio ha concesso a San Giuda Taddeo poteri straordinari di intervento presso il Trono della Sua Misericordia. L'esperienza di tanti secoli di ininterrotta devozione durante i quali innumerevoli e straordinari miracoli sono scesi sull'umanità intera per l'intervento di San Giuda Taddeo ci dimostra come le preghiere a questo grande Santo siano particolarmente gradite al cuore di Gesù Misericordioso.
Se soffrite ogni sorta di mali, se siete afflitti, sconsolati, sfiduciati e oppressi esponete a San Giuda Taddeo, grande consolatore, le vostre necessità, riponete nel suo aiuto così potente tutta la vostra fiducia forte ed incrollabile, superate la diffidenza, il dubbio, l'ansia e soprattutto non abbandonatevi alla disperazione. Siete nelle braccia di un grande Santo e dovete essere quindi certi che egli vi consolerà ed esaudirà.
A questa fiducia aggiungete la costanza nella preghiera, anche se tutto vi sembra impossibile ad ot-tenere; San Giuda Taddeo, ricordatelo, opera per vie misteriose, usa mezzi di esaudimento e di con-solazione ai quali noi, piccole creature, non pensiamo neanche.
La fiducia, quindi, nella potenza di questo eccezionale Patrono, accompagnata dalla preghiera per-severante, saranno i canali attraverso i quali il Sacro Cuore di Gesù farà scendere la Sua divina gra-zia sulle sofferenze di noi, spesso distratti e peccatori.

Questo articolo è stato letto 1893 volte.
Commenti (0) | Sono d'accordo
Leggi gli altri articoli dello stesso autore

Home | Contatti | Attualità | Turismo | Gastronomia | Eventi e Cultura | Sport e tempo libero | Aziende | Video | Video Notizie | Gargano

Agenzie e Servizi Vico del Gargano | Artigianato Vico del Gargano | Hotel San Menaio | Hotel Vico del Gargano | Locali e Bar Vico del Gargano | Locali e Lidi San Menaio | Prodotti Gastonomici Vico del Gargano | Residence Appartamenti San Menaio | Residence Appartamenti Vico del Gargano | Ristoranti Pizzerie Vico del Gargano | Ristoranti, Pizzerie San Menaio | Shopping Vico del Gargano | Vacanze nei dintorni |

Fuoriporta.info - Aut. Trib. di Lucera n. 108 R.S. del 28.10.2002 Leggi 675/96 - 196/03
direttore responsabile. michele lauriola - Tutti i diritti riservati - Fuoriporta.info © 2008 - P.IVA 02138510710