"Kempo Dankan"
Non solo sport, ma anche un progetto filosofico/educativo.articolo di Comunicato Stampa
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La “legge dei migliori maestri del pugno”, il “ken sensei dankan po”, abbreviato in Kempo Dankan, è un’antichissima disciplina ginnico - marziale, un metodo educativo e di autodifesa i cui elementi tecnico-culturali originano dalla tradizione orientale indiana e cinese, a partire dal 3° millennio a.c.I suoi riferimenti più antichi sono le pratiche “tapas” “yoga” e la filosofia “I King” di Fu Hi, primo leggendario imperatore cinese. Nel kempo dankan in applicazione, l’avversario non è inteso come un nemico da battere, ma come uno strumento per superarsi, a cui è garantita la totale incolumità poiché è proibito colpire (per chi attacca), al fine di sviluppare un ferreo autocontrollo della pulsione istintiva.
La storia: Bodhidarma, capo spirituale del monastero cinese di Shaolin (costruito nel 495 d.c. dall’imperatore Hsiao Wen per ospitare la comunità Indiana guidata da Baduo), consolidò i contenuti di quest’Arte nella prima metà del 500 d.c. Il Kempo rappresentò per i monaci Cinesi di quel monastero il metodo di difesa dai briganti del Sikiang. Col tempo, da metodo di autodifesa, il Kempo si perfezionò come “via di conoscenza” o “liberazione”. Bodhidarma, 28° patriarca Buddista, introdusse il metodo intuitivo, fondato su alcune tecniche ginnico-respiratorie dello Yoga e sulla meditazione Zen. La convergenza fra indirizzi Buddista, Induista, medico-Ayurvedico e marziale durò fino al 600 d.c., quando in un periodo di crisi militare, l’imperatore T’ai Tsung chiede aiuto ai monaci di Shaolin per formare i quadri dell’esercito. Svolto il loro compito i monaci tornano a Shaolin con l’autorizzazione ad addestrare 500 monaci guerrieri. Nel 1674 il tempio viene bruciato dalle forze imperiali perché sospettato di essere un focolaio rivoluzionario. Cinque monaci scampati al disastro (i progenitori) raggiungono il Fu Kien nella Cina meridionale e fondano la scuola Shaolin del sud. In seguito la fama del monastero si diffonde in tutta la regione meridionale cinese, fino a diventare programma d’istruzione e formazione per gli aristocratici e gli uomini d’arme. Anche se l’antica “via per la conoscenza” è ridotta a tecnica di addestramento marziale. Poi anche il tempio del nord verrà ricostruito, ma nel 1928 durante le lotte che daranno vita alla Repubblica Popolare Cinese, il monastero viene di nuovo distrutto per aver dato rifugio alle truppe del generale Fang Chung Shueh.
Da questi presupposti il maestro Michele Masucci, già cintura nera di Bujintsu Kempo e Sotokan Karate, codifica nel 1971 il Kempo Dankan e fonda il CISOK (Centro per l’insegnamento, lo studio e l’organizzazione del Kempo), federazione che raccoglie i praticanti della nuova disciplina. La modernità della scuola consente di conciliare i principi tradizionali che la regolano con un progetto educativo-olistico, eclettico, ispirato ai vari aspetti filosofici del Bramanesimo, Taoismo, Confucianesimo e Buddismo Zen. Ancora oggi la scuola è guidata dal suo fondatore che nel 1992 è stato riconosciuto General Teacher e insignito della cintura rossa 9°dan, e successiva_ mente 10°dan dall’ IBF (International Budo Federation).
La tecnica: Il Kempo presenta un tipo d’impostazione della didattica che impedisce a colui che non abbia raggiunto determinati livelli di conoscenza del proprio programma formativo, ad accedere a nozioni più elevate. L’allenamento è rivolto in gran parte (80%) alla preparazione individuale, il resto al confronto marziale di applicazione con l’avversario. La ginnastica propriamente detta rappresenta il 50% di tutta la pratica, mentre gli esercizi individuali di stampo marziale occupano il 30%. Il bagaglio ginnico prevede (negli anni) lo studio di 15 esercizi tecnici di base, 25 esercizi Buddhisti di contrazione, 100 esercizi Taoisti di respirazione, e delle stagioni secondo la teoria “Wu Hing” tecniche di stimolazione dei punti di armonia energetica dei meridiani, 500 asanas indiane con esercizi di pranayama, pratyahara, dharana e dhyana Yoga. Lo studio individuale di tecnica marziale comprende l’esecuzione di 15 colpi fondamentali di braccia e di gamba, da fermo e al volo. Tale studio si completa con 15 esercizi di “kata” (combattimento senza avversario); i disarmati, riguardano movimenti di parata, risposta e attacco, spazzate e schivate più tecniche al volo leve, proiezioni e disarticolazioni. I modelli armati sono 5 e riguardano l’uso del bastone lungo(bo), della spada a 2 mani (katana), delle mazzette snodate (nunchaku), dei 2 coltelli con elsa a “C”(sai) e dei 2 bastoni medi (jo). I kata antichi sono 5, quattro a mano libera e uno con la spada (kien) a doppio taglio, impugnata con una sola mano, da eseguire in 5 versioni differenti . La difesa personale comprende: difesa da mazza corta, da bastone medio a 2 mani, difesa da coltello, il combattimento con più avversari e la difesa da prese.
Le gare: Ogni incontro (kumite) avviene sulla distanza di 3 minuti e vince chi ha portato più colpi al bersaglio. L’atleta è squalificato se tocca la testa il collo o i testicoli dell’avversario, in altri punti è consentito toccare in forma lieve. I punteggi vengono chiamati dall’arbitro in base alla potenza dei colpi, alla dinamica tecnica e alla sensibilità del bersaglio. Il kinsei vale 1 punto, è valutato come un colpo “ipoteticamente doloroso”, il wazari (5 punti) è un semi-k.o. che non permette la reazione lucida dell’avversario. L’ippon rende impossibile qualsiasi reazione (k.o.) e vale 10 punti. La squalifica o sambon per mancato controllo dei colpi o per comportamento non conforme alla tradizione della disciplina, vale 30 punti per l’avversario. Con lo Shobuari l’incontro è dichiarato concluso e il presidente di gara, che controlla l’operato dell’arbitro fa la somma dei punteggi e dichiara il vincitore. Le gare per kata, sono eseguite alternativamente dai 2 atleti e valutate da 3 giudici che alla fine della prova “votano” contemporaneamente per alzata di mano premiando la performance migliore. Alcune regole: 1 educarsi allo spirito di sacrificio, azione disinteressata, umiltà e lealtà. 2 potenziamento del livello di salute fisico e mentale. 3 ricerca e acquisizione dell’autocoscienza. 4 rispetto della propria umanità, di quella altrui e della natura che ci circonda. 5 armonia tra i 2 opposti nel macro come nel microcosmo interiore. 6 autodisciplina. 7 duro lavoro seguendo (insieme al maestro) la strada verso la Verità
articolo a cura di Matteo Russi
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