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Il macchiatello per la terza volta sulla rinomata guida “i vini Veronelli 2010.

testimonianza della storia agronomica di Vico del Gargano
articolo di Flavia Sciotta


Attualità 16/03/2010 16:34
Presentata a ottobre scorso la guida 2010 dei vini scelti dalla severa equipe di esperti dei vini italiani; prevalgono ovviamente i vini del centro nord.

Il sud invece continua a produrre straordinarie uve che ancora non riusciamo a farle diventare grandi vini.  Per entrare nella guida i vini subiscono una prima valutazione attraverso la quale si decide se gli stessi sono meritevoli; al secondo anno se lo stesso vino raggiunge gli stessi standards dell’anno precedente si procede alla loro analitica valutazione organolettica.

Il  Macchiatello è la testimonianza della storia  agronomica di Vico del Gargano e dei suoi vitigni; con questo vino vogliamo salvare quelli che restano in una piccola vigna (contrada Mastrocianni), ricordata ancora come “vigna d’Anèll”: Uva della Macchia (vitigno prevalente) l’Uva nera tosta, la Malvasia nera antica, il Nardobello, il Moscato saraceno, la Bella Italia.  

Ereditata dai F.lli Biscotti,  la vigna è  così l’unica naturale “banca genetica” di questi vitigni, “interessanti” già da piccoli esami sulle loro proprietà enologiche come flavonoidi, antociani, carica zuccherina (Severino Garofano, 2001). Vitigni autoctoni?. Preferiamo parlare di vitigni “storici”: dal 2005 l’Uva della Macchia,  è oggetto di specifiche ricerche  scientifiche (analisi DNA) per conoscere la storia del suo “viaggio genetico” che lo ha legato alle colline nord-orientali del Gargano. Perché con gli uomini  viaggiavano anche i vitigni.

La vite ha avuto un ruolo fondamentale nella storia agricola del Gargano.  “Si raccolgono le cose per il vivere dei mortali, e fra l’altre buoni vini vermigli” (Leandro Alberti,  1561). ”I vini poi vi sono dovunque non meno per copia che per bontà mirabili, rossi per lo più e di media forza, ma sinceri nella sostanza sicchè, senz’alcun condimento, durano fino al terzo anno e anche molto di più” (Andrea Bacci,  De Naturali vinorum historia).  Prospero Rendella in Tractatus de vinea, vindemmia et vino, (1603) parla dei vini di Rodi, Vico e Vieste, e Monte. La vigna è una realtà diffusa per tutto  il ‘700.  Nel 1768 si documenta  che “nel Monte Gargano si hanno vini preziosi delle terre di Rodi Peschici, San Giovanni, Monte, Vico e Cagnano” (Giuliani V. in Memorie storiche della Città di Vieste). La vigna si pianta ovunque  per tutto l’800. “Nel contado di tutti comuni del Gargano si pianta la vigna e sollecitamente dà il suo frutto pieno di liguore pregevolissimo.... ma i vini migliori per robustezza, durata, trasporto e abbondanza insieme son quei che si hanno da Viesti, Vico, Ischitella, Sannicandro e San Giovanni R.” (Della Martora 1823);  “Abbondano le Comuni di Viesti, Vico, Ischitella, San Giovanni Rotondo, San Nicandro - confermerà qualche anno dopo Giuseppe  Libetta  - di ottimi vini”.



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