Il futuro alle spalle
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Attualità 17/03/2010 11:21
Ridare cittadinanza alla bellezza. Nei luoghi, nelle relazioni fra gli umani e con la natura è la via d’uscita al caos della politica e dei rapporti. Ci prova Gianni De Maso con le sue fotografie che saranno esposte nella Sala Consiliare di Vico del Gargano a partire dal 17 marzo. E saranno occasione per un dibattito che coinvolgerà tutta la cittadinanza.
Ad una prima occhiata le fotografie di De Maso sembrano particolari dei cretti di Burri o dei campi aperti e delle architetture distrutte di Anselm Kiefer.
Alcune ricordano le spatolate violente di Gerhard Richter, altre l’opera Landscape (Paesaggio), che Tony Cragg riprodusse con pezzi di legno, come fossero i profili di un monte. Una fotografia sembra immortalare un intervento sul territorio di artisti della cosiddetta Land Art (arte del paesaggio).
Si, una foto sembra proprio ritrarre un particolare di Lightining Field, la struttura di 400 pali che Walter De Maria infisse nel deserto del New Mexico nel 1971.
Osservando le fotografie di Gianni De Maso, il gioco di somiglianze, rimandi e ricordi può continuare all’infinito. Ma la cosa più sorprendente è che ad un’attenta lettura si rivelano altro: non sono state scattate in un prestigioso museo internazionale di arte moderna e contemporanea, ma proprio a Vico del Gargano, sua terra di adozione, e non ritraggono opere d’arte. O meglio ritraggono opere d’arte acheropite, non fatte da mano umana.
Come un entomologo, De Maso raccoglie, cataloga, elabora mostra, in primis ai suoi alunni e poi ai suoi concittadini, i tesori che questo magnifico paese del Gargano conserva nel suo centro storico, uno dei più interessanti della Capitanata. Ma di che si tratta? Le fotografie ritraggono porte, vecchi legni, intonaci e sovrapposizioni di vernici e smalti policromi, una gamma infinita di colori, non tutti opera umana; anche gli agenti atmosferici, l’aria e l’acqua, che hanno ossidato e arrugginito chiodi e piastre metalliche, fatto crescere muschi e muffe negli interstizi dei legni, hanno contribuito a comporre questa sorprendente tavolozza.
“Questi colori – mi dice De Maso- sono testimonianze emotive, palinsesti di memorie. Vedo le donne (i femmn anzian d na vot, dice nel bel dialetto che, ahimè, io ho perso per strada), che di stagione in stagione cambiavano il colore delle loro porte e della facciata dell’unica stanza". “Per i più – gli scrive un grande artista nativo di Monte Sant’Angelo, Matteo Accarrino- una porta vecchia è solo vecchia e non vedranno mai la bellezza che tu riesci a vedere”. E’ lo sguardo amoroso, che segnala il suo rapporto con il mondo, che lo spinge a cogliere la singolarità delle cose, come delle persone: “Il mio socialismo- dice De Maso- è nel valorizzare le cose e i gesti più umili delle persone”. Quanto amore per il mondo e quanta sacralità c’è nel gesto ripetuto del pennello sulle venature del legno che affiorano tra gli strati di colore, la stessa sacralità che apparteneva alle donne che decoravano con lo stesso gesto ritmico del dito la superficie ancora fresca dei vasi neolitici, o che inventavano punti del ricamo del corredo nuziale.
Non si creda, però, che De Maso sia il cantore dei tempi antichi. La sua vuole essere una proposta politica ed economica oltre che estetica, vuole additare ai suoi concittadini il valore della difesa e conservazione dell’ambiente, la direzione di un possibile sviluppo di un turismo di qualità, rispettoso del territorio e delle abitudini di donne e uomini, che valorizzi insieme alle bellezze paesaggistiche le memorie storiche e il linguaggio dell’architettura plasmato dal tempo. E’ la singolarità, non l’omologazione di spazi e arredi urbani, è la qualità dell’accoglienza unita alla proposta di prodotti agroalimentari e artigianali, frutto di inventiva e creatività non di imitazione becera, quella che può attrarre i turisti per un arco di tempo ben più lungo dell’unico mese estivo.
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