1° Maggio Mostra Fotografica Vico del Gargano
Il video e le foto del 1° maggio a Vico del Garganoarticolo di Comunicato Stampa
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Eventi e cultura 03/05/2010 17:09
Inaugurata la Mostra Fotografica a partire dagli anni ‘50, in memoria di Michele del Conte (U'vecch) e Francesco Apruzzese (M'zzin) che resterà aperta fino al 7 maggio.Inoltre, grande successo per il grande ritorno del famoso concerto del 1° maggio, che ha visto esibirsi molti gruppi musicali non solo del posto.
Consegnate targhe di riconoscimento ai lavoratori che si sono distinti nel corso della loro attività da parte dell' Amministrazione Comunale, delle associazioni di categoria e sindacali.
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Biografia di Francesco Apruzzese
Francesco Apruzzese Segretario Zonale C.I.S.L. Vico del Gargano il 15/07/1917 abitante in Vico del Gargano in Via G. di Vittorio, 24 e deceduto a Vico del Gargano il 29/09/1997:
- partecipò alla Seconda Guerra Mondiale, come Artigliere inviato a combattere in Russia, dopo un periodo di permanenza fu ferito ad una gamba e tornò in Italia;
- agli inizi degli anni 1950 aprì la prima sede Comunale CISL in Via Arcaroli, 40 alla fine degli anni 1960 diventò sede Zonale nei locali C.so Umberto, 72 e ne rimase alla giuda sino agli inizi anni 1980, data del suo pensionamento, nella maggior parte del periodo ha fatto parte della Segretaria Provinciale CISL;
- dal 1948 al 1972 ha costruito e dirigeva la Carovana Facchini comprendente 25 Lavoratori in Vico Gargano;
- tra la fine degli anni 1950 e inizi 1960 ha collaborato all’apertura della sede Comunale CISL di Monte Sant’Angelo;
- dal 1963 al 1968 ha svolto il ruolo di Vice Sindaco presso il Comune di Vico del Gargano;
Tutta la sua vita l’ha impegnata nell’interesse dei Lavoratori e della Popolazione non solo di Vico del Gargano ma dell’intera Provincia con manifestazioni e partecipazione diretta in difesa dei diritti di tutti i Lavoratori.
Simeo Apruzzese
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Biografia Michele DEL CONTE
Una vita intera dedicata ai Lavoratori di Vico del Gargano, ai poveri, ai bisognosi, alla C.G.I.L., al Partito Comunista Italiano.
Ha conosciuto il duro lavoro dell’emigrante in Germania ed ha portato nel nostro paese la sua passione per la bella politica, per il dialogo ed il confronto operoso.
Tutte le battaglie politiche lo hanno visto impegnato: dalla lotta per lo Statuto dei Lavoratori all’organizzazione degli scioperi per assicurare l’acqua e la fogna al suo paese, dalla difesa dei diritti civili all’impegno per la presentazione dei piani colturali da parte delle aziende ed in primis del Comune di Vico del Gargano.
Infaticabile, lo trovavi sempre nella Camera del Lavoro, anche a Natale ed a Pasqua, a disposizione di tutti, anche dei non iscritti.
Non era capace di avere nemici ed ha avuto la stima ed il rispetto dei suoi più tenaci avversari.
Michele andava subito al sodo negli incontri con i datori di lavoro: inutile il contenzioso, troviamo un punto di incontro, il suo slogan.
All’Amministratore della Foresta Umbra, ad esempio, chiedeva sempre il numero delle giornate lavorative che s’impegnava a garantire ai disoccupati e non chiudeva l’incontro se prima non c’era la stretta di mano per assicurare il patto concluso.
Epici gli scontri con i Sindaci di turno per l’assistenza sociale, per l’occupazione nella Colonia Postiglione e nel Campeggio di Macchia di Mare.
Ammirava i giovani studenti ed i suoi occhi luccicavano di felicità nel vedere il paese che cresceva, con i neolaureati che sceglievano di tornare al paese, gli anziani che andavano in vacanza grazie ai piani comunali finanziati dalla Regione, la scuola media ed il liceo che formavano le nuove generazioni.
L’ho visto piangere di commozione quando nel 1973/74 vedeva la sua Camera del Lavoro (diventata la più grande della Provincia con i suoi 805 iscritti in rapporto al numero della popolazione!) riempirsi di avvocati, di docenti, di architetti, di medici, di ingegneri, dei giovani liceali.
Con una intuizione straordinaria ha considerato i corsi delle “150 ore” come strumento per garantire la crescita culturale del mondo del lavoro: e lì a spendersi per le iscrizioni e la frequenza nei corsi serali!
Quanti posti di lavoro ha creato nella scuola Michele Del Conte e quanti nell’edilizia, battendosi per la 167 e per la nascita delle cooperative e quanti nella forestazione!
In anticipo sui tempi, ha sempre posto il problema dell’emancipazione femminile e dell’effettiva parità come impegno fondamentale nell’attività politica quotidiana.
Un padre per tutti, con una dolcezza infinita, un uomo tutto di un pezzo, con una immensa dignità ed una scala di valori vissuti senza contraddizioni: questo è stato Michele del Conte.
Perciò si poteva permettere di denunciare le ingiustizie e le discriminazioni anche all’interno del Sindacato e del Partito: non poteva sopportare che ci fossero “figli e figliastri”.
E’ stato il più grande diffusore dell’Unità: da 50 a 100 copie ogni domenica e quando ricevette il viaggio premio a Mosca disse che forse lo meritavano altri migliori di lui: di una modestia incontenibile e di una fede senza confini!
Forte della lezione di Giuseppe di Vittorio, è stato un grande costruttore dell’unità sindacale: C.G.I.L.-C.I.S.L.-U.I.L. per lui erano una sola sigla: perciò nelle pubbliche manifestazioni era sempre in ultima fila e scompariva quando bisognava prendersi i meriti.
La sua sofferenza più grande era sempre all’apertura delle urne nelle elezioni: i voti erano sempre pochi, ma poi riconosceva che, comunque, erano più della volta precedente! E ricordava quando si doveva andare a Cagnano Varano o a Foggia per trovare qualcuno da eleggere consigliere comunale del P.C.I.!
Il dolore più grande era la divisione della sinistra: che gioia alla vittoria delle comunali del 1985! E la manifestava solo con la luce dei suoi occhi, consapevole del lavoro che c’era da fare e delle responsabilità che bisognava assumersi.
Il suo unico svago: la caccia, al cinghiale (ed era orgoglioso di farne assaggiare una porzione a chi lo sfotteva) ed alla volpe, di cui era uno specialista: una mattina, alle 7,30, me fece trovare tre dietro la porta di casa!
Il 1^ Maggio era il suo giorno di festa. Mobilitava tutti sin da febbraio e nessuno negava il piccolo contributo a Michele del Conte.
Piazza San Domenico era stracolma: l’albero della cuccagna, il comizio di Cecchino Apruzzese, la musica dei primi gruppi giovanili vichesi, le note dell’Internazionale che ti appassionavano l’anima sono i simboli di un’epoca che non c’è più, ma che bisogna recuperare per dare forti radici alla rinascita della nostra bella comunità, sapendo innanzitutto dire semplicemente GRAZIE a chi ha scelto di sacrificarsi per gli altri senza chiedere nulla in cambio.
Grazie Michele, grazie Cecchino, come di tutti i veri grandi, di voi ci si accorge quando non ci siete più!
I lavoratori, però, ed i giovani sanno che siete sempre in mezzo a loro e li rimproverate perché devono riprendere il cammino della solidarietà e dell’impegno sociale per saper mettere a buon frutto le risorse del territorio per eliminare la disoccupazione che sta impoverendo il nostro paese.
Vico del Gargano, 30.04.2010
Giuseppe d'AVOLIO
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Ricordo di Cecchino e Michele
Cecchino e Michele hanno ben rappresentato la mobilità sociale degli anni ’70 e ’80 a Vico del Gargano, cioè la parte meno abbiente della popolazione: inoccupati, disoccupati e braccianti.
Gli artigiani, i commercianti e i piccoli proprietari terrieri avevano altri referenti: Ciccillo Prencipe per i primi, Leonardo Galullo per i secondi e Cicchino Pupillo per i coltivatori diretti.
Tra Cecchino e Michele il primo vestiva il ruolo dell’intellettuale e mostrava “ciò che potea la lingua nostra” adattata all’idioma locale; il secondo, parco di parole, risultava, invece, attivo nell’organizzazione degli appuntamenti canonici: festa del primo maggio, cortei antifascisti ed antiterrorismo, riunioni e scioperi unitari proclamati dalle associazioni sindacali.
A nessuno dei due mancava la passione e la tensione ideale, l’impegno e la continuità nel rappresentare gli interessi dei rispettivi sindacati e si battevano uniti e concordi per “strappare” giornate lavorative alle istituzioni locali: il Comune e l’Amministrazione del Demanio Forestale.
Il percorso era sempre lo stesso: ad ottobre richiesta al Sindaco per impiegare i braccianti per la pulitura dei tratturi e dei boschi comunali (famosa la frase di Cecchino “nella Pineta Marzini non ci passano neanche i serp’ d’ macchje”) a cui seguiva la richiesta di convocare con urgenza il dott. Pietro Lauriola, amministratore del Demanio Foresta Umbra, presso la Casa comunale per una riunione congiunta con il sindaco e la giunta.
In tale incontro le richieste al dott. Lauriola seguivano il solito canovaccio: abolizione del divieto di raccolta del pungitopo; autorizzazione al taglio boschivo delle piante martellate; messa a dimora di nuove piante per la riforestazione, al fine di dare sollievo alla disoccupazione bracciantile vichese senza privilegiare i lavoratori di Monte Sant’Angelo.
A giugno, altra riunione al Comune con la partecipazione del dott. Lauriola, per organizzare il servizio antincendio estivo attraverso l’assunzione di vedette guardiafuochi dal locale Ufficio di Collocamento, procedura che non risolveva del tutto il problema di salvaguardia ed incolumità del patrimonio boschivo, perché lasciava senza incarico alcuni non iscritti nelle liste del predetto Ufficio e che, invece, potevano rappresentare un potenziale pericolo per eventuali incendi dolosi.
Ricordo, a tale proposito, che nell’estate del 1978 si convenne, d’intesa con Cecchino, Michele e il maresciallo della locale Stazione forestale orlando Forte, di assumere direttamente un gruppo di braccianti, ai quali sarebbe stata corrisposta una indennità giornaliera ridotta a fronte della disponibilità ad essere utilizzati come pronto intervento in caso di incendio.
Questo gruppo fu impiegato una sola volta, per due ore, per lo spegnimento di un principio d’incendio nel tratturo Scaramuzzo.
Da parte di alcuni componenti del gruppo suddetto, al termine del servizio antincendio, fu sporta formale denunzia al Sindaco per non aver corrisposto quanto previsto dal contratto collettivo nazionale per i braccianti.
Michele, condividendo l’azione legale promossa, incaricò il legale del Sindacato CGIL a sostegno delle pretese dei braccianti.
Il processo si svolse e vide soccombente l’Amministrazione Comunale.
Cecchino in questa circostanza disapprovò l’azione giudiziaria intentata da “questi nulla facenti” e non condivise il supporto dato da Michele attraverso la sua associazione, ritenendo che dovesse essere onorato “l’impegno preso tra galantuomini” .
In un’altra circostanza Cecchino prese le distanze da un’azione intrapresa unilateralmente da Michele.
Le corriere dell’allora FTM facevano capolinea in piazza San Domenico. Più volte, venne rappresentata dalla Società al Sindaco, la difficoltà degli autisti di rispettare gli orari di coincidenza con il treno presso la stazione di San Menaio, in quanto in via Di Vagno, a causa della sosta dei veicoli su uno dei due lati e il doppio senso di marcia, all’epoca vigente, si creava un ingorgo di traffico causando i lamentati ritardi.
L’ordinanza, che vietava la sosta in via Di Vagno, su sollecitazione da parte di alcuni negozianti della suddetta via, venne contestata da Michele con una richiesta di ritiro, ma non da Cecchino.
Contro il rifiuto del Sindaco, che si disse convinto della necessità dell’ordinanza, e che, a suo avviso, era sostenuta e voluta anche dai cittadini vichesi, Michele organizzò una raccolta di firme.
Così come Vittorio Emanuele II sosteneva che un cavalierato ed un sigaro non si nega a nessuno, Michele, sicuro del fatto che anche a Vico una firma non si nega mai a nessuno, raccolse una notevole quantità di adesioni alla sua iniziativa.
Si presentò al Sindaco richiedendo il ritiro dell’ordinanza, perché dimostrò che così “volevano i cittadini”.
Michele e Cecchino restano nella mia memoria e, credo, in quella della collettività vichese per la semplicità, genuinità, spontaneità e le determinazione con cui svolgevano il ruolo di rappresentanza e difesa dei loro iscritti, pur nella diversità delle azioni.
Domenico Afferrante
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