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La Vita Centenaria di nonna COLAFRANCESCO FILOMENA

di Vico del Gargano
articolo di Comunicato Stampa


Attualità 22/06/2010 09:43
Nonna Filomena nasce a Vico del Gargano il 21 giugno 1910, da padre COLAFRANCESCO PIETRO e madre DELLI MUTI LUCREZIA, penultima di una famiglia di nove figli.
Una famiglia rispettabile, proprietaria di giardini di arance e di educazione molto severa, infatti, la nonna è analfabeta per una presa di posizione del padre nei confronti della scuola che gli aveva negato i libri gratuiti.
In famiglia i fratelli lavoravano nei giardini con il padre, qualcuno si specializzò nella potatura,  mentre le sorelle impararono ognuna un mestiere: la sorella maggiore, Porzia, imparò a tessere e ottenne il telaio in casa per poter lavorare, la minore, Santina, imparò a ricamare; l’unica ad andare a scuola fu la nonna Filomena che pretese di imparare a cucire già a quattordici anni ed ottenne la macchina da cucire “Singer” per poter lavorare, orgogliosa di essere chiamata “la sarta” (o meglio la maestra). Proprio per il lavoro imparò da sola a scrivere il proprio nome ed a contare, un  “autodidatta” si direbbe oggi.

Nonna Filomena si sposò a trent’anni, nel settembre del 1939, ma nel 1940, il marito venne richiamato per la “guerra in Libia ” e fu fatto prigioniero per 7 anni, lasciandola incinta di nove mesi, infatti, partorì  il primo figlio Lorenzo nel gennaio del 1941 (chiamato come il fratello morto), ma solo dopo tre morì. 

Nonostante non ne avesse bisogno, un po’ di nascosto, un po’ risaputo , si mise a lavorare nonostante i fratelli non volessero, facendo molti mestieri: raccoglitrice di olive, impagliatrice di sedie, negoziante. Quando, dopo sette anni tornò il marito dalla prigionia, malato, trovò nonna Filomena che aveva acquistato casa
(duemilacinquecentolire), stalla e asino.
Allora ebbero due figlie, Biscotti Maria Vincenza e Lucrezia, però a causa del cattivo stato di salute del marito, malato di “AZOTEMIA”, decisero di emigrare ad Apricena per effettuare le cure giuste, ma nonostante le terapie, in seguito fu ricoverato a Cerignola e morì.

Ma la nonna che è sempre stata molto attiva, orgogliosa e autonoma, non per niente qualsiasi cosa si faceva in famiglia, dalle feste alle visite di medici, ai funerali o pellegrinaggi, lei era sempre in prima linea. Sempre pronta anche quando le sorelle o fratelli la chiamavano, li accompagnava dappertutto, e così proseguirono tutti i nipoti, ancora oggi, senza ripicche, anche per chi avesse sbagliato offeso o qualsiasi altra cosa, si perdonava e basta.

Basti pensare che lei vide partire il fratello grande Antonio, in U.S.A.  il 23.03.1912  a cui era affezionato, di cui perse le tracce. Da allora non smise mai di pensare a lui, insieme alla famiglia. L’altro fratello Tommaso nel 1923 emigrò in Argentina, lo cercò al consolato in America dove gli risposero che era impossibile rintracciarlo a causa del cambio del nome, perdendo così le speranze di ritrovarlo, ma fortunatamente anche lui tornò a casa.
In seguito anche il fratello Vincenzo, sposato con una donna “poco di buono”, rimasta incinta del primo figlio, fu chiamato in guerra. Il giorno della partenza la moglie gli gridò “che tu non possa più ritornare”, cosa che si avverrò, infatti il povero Vincenzo cadde dal treno e morì, lasciando il piccolo primogenito Pietro solo. Fortunatamente il bimbo fu allevato dalla famiglia, era proprio nonna Filomena che andava tutti i giorni a prenderlo e lo teneva in casa, riportandolo  la sera.

Nonna Filomena c’era sempre, anche quando morì di parto la prima figlia della sorella Santina, facendo di tutto per confortarla e farla reagire.

Nonostante nonna vivesse  ad Apricena tutte le domeniche si andava a Vico del Gargano per far visita a tutti i parenti. Spesso andava con il pullman dalle sorelle per qualche giorno, viaggiando fino all’età di ottanta anni, perché non è mai riuscita a stare senza la sua famiglia per troppo tempo.

Oggi unica sopravvissuta fra tutti, con solo nipoti, figli di sorelle e fratelli di sessanta anni, continua a riprenderli se non vanno a fargli visita o se non si fanno sentire
telefonicamente.

Proprio questo suo modo di fare, per la sua capacità di non portare mai rancore verso nessuno, è lei tessa che si preoccupa di raggiungere o di telefonare i nipoti, tutti le vogliono bene e la vogliono festeggiare, orgogliosi che sia arrivata a questo traguardo, ovunque si trovino, da Roma, Termoli, Torino e Vico del Gargano, per i suoi “100 anni”.

Tanti auguri nonna.

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