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«Filosofia dell’intelligenza»

Un saggio sull’intelligenza curato dall’artigiano glaronese Ivo Schnyder
articolo di Comunicato Stampa


Attualità 20/10/2010 12:05
    Diplomi, alti studi, tutto ciò di cui si vanta disporre quale formazione specializzata la nostra società, garantiscono correttezza, onestà ed una intelligente conduzione nelle professioni private così come nelle funzioni e cariche pubbliche? L’educazione e l’alta formazione accademica sono oggi garanzia di azione illuminata e di coerenza con un senso comune di giustizia?
    O forse siamo al punto che la mole di studi e di esami, codificati in punteggi e crediti – secondo un significativo vocabolario dei tempi – siano ridotti ad un semplice sapere nozionistico, finalizzato a scopi meccanicamente acquisibili o magari acquistabili, quelli che intuiamo – ecco il vocabolo giusto – più venali e oggi generalizzati del profitto. Chi troppo studia, diceva l’inizio di un detto popolare... La scuola finisce per diventare il luogo in cui l’intelligenza umana si piega e si adatta, per dirla in sintonia coi tempi odierni, alle necessità del mercato, come l’istinto bestiale si adatta all’evoluzione della condizioni di vita in balia degli eventi naturali e della lotta per la sopravvivenza delle specie. Neodiplomati, «manager», architetti, giuristi, politici e la massa di addetti ad un sistema così libero da diventare cieco e stupido, lavorano alacremente come formichine per il bene del mercato, convinti che tutto funziona così inevitabilmente. Preparano banali istruzioni senza le quali lo stupido consumatore non può acquistare e poi usare il prodotto. Confezionano norme di standardizzazione, codici, leggi convenzionali sempre più ingarbugliate che annichiliscono il buon senso. Affrontano il loro lavoro con un’intelligenza menomata, che si lascia guidare sempre più da forze inferiori, le quali distruggono l’amore per la verità necessario per lo sviluppo dell’intelligenza umana.
    Per permettere di uscire dal circolo vizioso in cui sembra essere condannata l’intelligenza umana, così incanalata in un percorso unilaterale, ci sono persone che lanciano iniziative come questa che risvegliano il cuore e la mente.
    A meditare sul senso dell’intelligenza in modo profondo, con una vera tesi di laurea popolare dal titolo «Filosofia dell’intelligenza – nessun intelletto sano senza amore per la verità – Bergrose Verlag», è giunto l’artigiano Ivo Schnyder dopo aver sperimentato sulla sua pelle, come capita a molte persone, l’ingiustizia, che nasce da alti burocrati, apparentemente in grado di comprendere ma irrimediabilmente accecati. Spesso si tratta infatti di persone con paraocchi, acquisiti insieme agli alti studi accademici, per cui basta loro la posizione nello studio o nella funzione per decidere.
    Esse mancano completamente di ogni amore per la verità e la loro intelligenza risulta menomata. Lunghi anni di riflessioni, alla ricerca del motivo di ingiustizie che spesso hanno un denominatore comune, hanno portato Ivo ad avvicinarsi allo Joga, al pensiero zen1, a Goethe o a Rudolf Steiner, alla ricerca delle radici filosofiche che attraversano le culture del pensiero e del cuore. Ivo le ritrova nello spirito del cristianesimo più spontaneo, rivelato per esempio dalla sensibilità straordinaria di padre Pio.
    Insieme alle pubblicazioni nasce il «Gruppo di lavoro essere umano e scuola superiore». Esso ha lo scopo di rimediare alla cecità, che Ivo descrive nel suo caso di artigiano, costretto a cambiare mestiere dopo un incidente militare non riconosciuto, fonte di una sua battaglia di principio condotta per decenni. Fortuna nella sfortuna, come egli dice, ciò gli ha permesso di aprire la sua intelligenza agli orizzonti della logica e dell’intuizione, che con una formazione unilaterale vengono invece repressi.
    «L’intelletto sano: l’Io superiore, che è libero dall’egoismo e ha la capacità del pensare intuitivo (intelligenza del cuore) può essere raggiunto solo attraverso l’amore per la Verità e per ogni essere vivente».
    Così scrive all’inizio del suo saggio Ivo Schnyder, ricordando anche le parole del filosofo tedesco Goethe: « Quello che come primo e come ultimo dal genio viene richiesto è l’amore per la Verità».
    «La filosofia è l’arte più sublime, e la strada per arrivarci passa attraverso l’intelligenza del cuore», questo è un po’ il senso della ricerca con la quale Ivo tenta di descrivere e lasciar apprendere il pensare intuitivo.
    Una formazione scolastica unilaterale può iniziare anche nelle scuole primarie, non lasciando spazio allo sviluppo di uno spirito critico individuale, ma continua poi nella formazione accademica chiudendo la via allo sviluppo di una intelligenza veramente completa. Gabbie visive ed emotive, che nel saggio di Ivo rappresentano forme inferiori di intelligenza, prendono il sopravvento.
    Dal Gruppo di lavoro creato da Ivo, hanno tratto beneficio già diverse persone con formazione superiore. Il lato positivo di questa storia è senza dubbio quello di aver stimolato a riflettere, a riscoprire il significato di intelligenza e l’importanza della filosofia, oltre a capire quali danni possa causare la formazione scolastica ai giorni nostri.

di Gian Marino Martinaglia



(FOTO: Ivo Schnyder, Direttore Fuoriporta Michele Lauriola)

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