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La Festa dei Morti

articolo di Comunicato Stampa


Attualità 26/10/2010 12:05
La tradizione di Halloween (dolcetto scherzetto) non è stata importata dall’America, bensì  in Italia è sempre esistita.

La versione nostrana  è  così raccontata:

i defunti la notte del 2 novembre escono in libertà per far ritorno a malincuore  la sera dell’Epifania.

I bimbi, il giorno precedente per procurare i viveri ai cari defunti  fanno la questua porta a porta e accendono i ceri nelle strade e sulle finestre per illuminare il loro cammino, utilizzando le zucche vuote  bucate per salvare la fiammella dal vento.

I cari morti attraverso i camini fanno scendere la calzetta piena di ricchi doni per i bimbi buoni  per quelli cattivi, ceneri e carbone.

La notte dell’Epifania,  la più vecchia dei defunti definita (befana) con in mano la scopa, raduna i morti per accompagnarli in fretta ai loro cimiteri incaricandosi di consegnare personalmente la calzetta.

La festa dei morti (2 novembre) serve per rinnovare il ricordo dei cari scomparsi e trasmetterlo ai più piccini, mentre la tradizione della calzetta varia a secondo le località.
     
I morti non gradiscono pianti
lamenti cuori affranti
da mattina a sera
si nutrono di sola preghiera
ricordando l’espressione
dei loro volti
partecipano alla nostra vita
come una volta.



OGNISSANTI

Tempo fa per questa ricorrenza
si portava rispetto e riverenza
alle persone a lutto,
ai morti innanzitutto.
Ognuno provvedeva ai fiori e al cero,
per ornare a festa il cimitero;
tornavano i contadini dagli orti
per far visita ai loro morti.
Curvi, stanchi rientravano i cafoni,
guidando le bestie coi bastoni;
muli, cavalli ed asinelli,
carichi di legna e carbonella.
Con lo sguardo sincero
e la dentiera disastrata,
davano la buona sera
con mezza risata.
Le famiglie li accoglievano unite e composte,
ognuno al proprio posto;
col camino acceso, il lumino sulla finestra,
il lardo appeso per condir la minestra.
In un sol piatto si consumava il pancotto
ed era il braciere a far da salotto,
fatto di stagno su un tondo tavolato
si appoggiavano i piedi per essere riscaldati.
Teneva unita la famiglia,
maturava l’orgoglio e l’affetto,
s’impartivano consigli
e riscaldava il rispetto.
Intorno a quel fuoco
tutte le donne erano operose,
con aghi, telai e fusi,
preparavano il corredo per le spose.
All’imbrunire si andava in comitiva                                                      
a bussare l’uscio del vicino e del parente
e chiedere con voce prepotente:
‘’Dammi, dammi l’anima dei morti se no ti sfascio la porta’’.
Apriva la vecchierella che si privava della scorta,
offrendo frutta secca di ogni sorta
e qualche caramella,
fatta in casa anche quella.
A letto presto quella sera
un po’ per paura e per dir preghiera,
si diventava umili e buoni
per ricevere ricchi doni.
Ci raccontavano che a portarli
erano i parenti morti
che tornavano puntuali a mezzanotte
tutti liberi e risorti.
Si diceva che sono stati visti davvero
uscir dal cimitero, in fila e in corteo;
avanti i piccini, dietro i grandicelli,
gli adulti e poi  i vecchierelli.
Al mattino si andava in fretta
dietro la porta a ritirar la calzetta.
Allora non c’era la televisione ma tanta ingenuità
e la calzetta piena metteva felicità.

articolo a cura di Antonio  Monte

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