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Risveglio possibile, con speranza e senza pregiudizi

articolo di Comunicato Stampa


Attualità 22/11/2010 11:14
Per rendersi conto di quanto la nostra nazione non stia andando nella direzione giusta (per non dire a rotoli) non abbiamo bisogno dei tg o della carta stampata, anzi.
Malcostume, illegalità, clientelismo si incontrano quotidianamente, a volte senza più farci caso. Per non parlare poi, di chi incorre personalmente o indirettamente nei tormenti di un lavoro che viene, sempre di più, a mancare o ad non essere più sufficiente per il sostentamento di una famiglia.

Guardando con occhi attenti la situazione attuale, niente sembra presagire  un futuro di cambiamento. La politica che deve essere capace di  rispondere ai bisogni della collettività, appare un realtà parallela popolata da personaggi poco rispettabili che si affaccendano in pratiche contrastanti  con l’interesse generale. La politica  si rivolge a se stessa anche in maniera volgare, con ciarlerie che si addicono ai bar più che al transatlantico. Questi dibattiti, aventi poco a che fare con le macerie de l’Aquila o con quelle dell’armeria dei Gladiatori di Pompei, quando usano parole che vengono scagliate come pietre, anzi pallottole, anche quando vanno fuori bersaglio, un effetto lo ottengono comunque: introdurre la violenza come ingrediente del discorso politico e di conseguenza rodere  i legami del tessuto sociale ed impoverire il sentimento del viver comune.

E' facile avere una visione negativa del nostro presente o peggio del nostro futuro. I commenti sono sintomo di  un peggioramento della situazione nel tempo. Avere fiducia e non cadere nello sconforto appare allora un'impresa titanica. In una società che promuove in modo sistematico l'individualismo, la competitività e il cinismo, i pessimisti costituiscono l'ampia maggioranza, per la gioia di coloro che hanno interesse a conservare l'ordine attuale, con tutte le sue ingiustizie e i suoi assurdi squilibri. Ma la realtà è veramente così come ce la raccontano?

Pensare che nonostante gli avvenimenti ragguardevoli succedutisi nelle storia italiana, niente sia migliorato o che anzi, molto sia peggiorato, ha una grossa capacità demotivante, che porta a ritenere che tutto sia inutile e che la realtà sia immutabile. Il motto gattopardesco “tutto cambi perché nulla cambi”, più che scolpito nella storia della letteratura italiana appare uno stile di vita della tradizione italiana. Assopire la mente della gente è un’efficace strategia per controllare il popolo, per inibire le voci di protesta e la volontà di un cambiamento. Sostenere che le cose stanno andando sempre peggio, fomenta il senso di impotenza, che è la prima tappa di un cammino verso la rassegnazione e l'inerzia.

Vivere in un clima di sfiducia verso il futuro e verso il prossimo, inoltre, frena notevolmente lo spirito di iniziativa, alimenta l'individualismo e con ciò la chiusura all'altro e al diverso. Inoltre, essendo l'indignazione la base della ribellione, si comprendono le ragioni che impediscono uno scatto  di orgoglio della popolazione italiana. Una popolazione che non canalizza la rabbia in maniera costruttiva.

In alcuni casi, anche chi vuole cambiare il sistema approfitta del mal contento generale. Dire che “tutto va peggio”, significa utilizzare una figura retorica efficace per strappare un moto di sdegno nell'immediato, ma a lungo termine non è una mossa efficace. Si rischia di ragionare per spot, senza lasciare una vera coscienza dietro di sé. Se nel breve può servire a catturare l'attenzione su una questione col tempo alimenta la sensazione di impotenza e frustrazione. Più efficace sarebbe concentrarsi su una proposta costruttiva, sulle metodologie di azione, sul dare visibilità ai risultati delle azioni degli attori.

Ma attenzione gente! Ho una notizia terribile per i mascalzoni  che vogliono che “tutto cambi perché nulla cambi”, per gli apatici e per i qualunquisti. Per fortuna, NON SIAMO TUTTI UGUALI.

L’Italia non è composta solo da persone disponibili al compromesso, al sotterfugio ma anche da uomini e donne che, considerano le leggi i giusti confini in cui muoversi. Da gente che con mille sacrifici resiste alle scappatoie e si sente offeso da chi considera evadere le tasse un atto di resistenza allo Stato. Da eserciti di volontari operosi, da “cristiani” d’animo anche se non credenti, da intellettuali e professionisti che vanno dritti per la propria strada senza farsi intimorire per il semplice fatto di compiere onestamente il proprio lavoro, anche nel caso in cui chiudere un occhio o dire una parola di meno è più comodo. Di genitori che fanno la raccolta differenziata perché non vogliono che i propri figli vivano in mezzo ai rifiuti, di passeggeri che comprano i biglietti perchè si sentono derubati da chi non lo fa. Da uomini e donne che considerano la furbizia la più alta forma di demenza e che la più grande fesseria è non essere buoni. Qualcuno dice che sono pochi, ma sono sicuramente quelli che fanno galleggiare l’Italia e che sono dalla parte della ragione. Ci sono anche amministratori e politici degni del loro incarico, forse anche di uno più prestigioso, e che meriterebbero sicuramente più visibilità,riconoscenza e ascolto. Sono persone che vivono in mezzo alla gente risolvendo i loro problemi, che utilizzano parole che sono attinenti con la realtà come: acqua, energia, lavoro, sostenibilità, istruzione, salute, agricoltura, accoglienza. Sono “Ministri delle piccole opere”.

Questi non inaugurano, aggiustano. Non collaudono, ripristinano. Come dice Marco Boschini, coordinatore dell’associazione dei Comuni Virtuosi, il primo compito del Ministro delle piccole opere “è osservare, il secondo ascoltare, il terzo condividere. Parla anche molto, s’intende. Ma con la gente, non con le televisioni… I comitati per lui sono validi interlocutori con cui confrontarsi, volta per volta: sono come sentinelle sperse nei bastioni del vasto territorio che ha il compito di amministrare, proprio per loro.” 

Questi Comuni, grazie all’onestà e alle capacità dei loro amministratori, hanno raggiunto risultati straordinari attuabili in tutta la penisola:  piani regolatori che prevedono il restauro e il riutilizzo degli edifici esistenti riqualificando il verde pubblico, raccolta differenziata che supera il 50 %,  sviluppati sistemi di mobilità sostenibile e condivisa, uso di fonti di energia rinnovabile, nuovi stili di vita compatibili con le esigenze quotidiane e rispettose della natura, adozione di strumenti decisionali partecipativi della cittadinanza, gruppi di acquisti solidali di prodotti biologici.

Il motto, forse un po’ usurato , “Yes we can” non è solo un sogno americano, anche qui in Italia si può fare e si sta già costruendo un paese migliore.

In provincia di Bolzano ci sono comuni come Dobbiaco e Prato allo Stelvio che auto-producono da fonti rinnovabili e non inquinanti più del fabbisogno energetico necessario al sostentamento della popolazione.

Con il 83,5% della raccolta differenziata, Ponte delle Alpi (BE) è il paese più “riciclone” di Italia, ma il dato più incoraggiante,che dimostra che tutto è possibile, arriva proprio da dove meno te lo aspetti,dalla Campania: più del 60% dei rifiuti della provincia di Salerno vengo riciclati dai suoi abitanti.

Le eccellenze sono distribuite in tutta la penisola.  Riace in provincia di Reggio Calabria, (territorio infiltrato dalle ‘ndrine???) e le cui bellezze naturali sono deturpate dagli scempi dell’abusivismo edilizio, si è imposta all’attenzione dei media nazionali e internazionali per la raccolta differenziata condotta con gli asini, per il borgo ripopolato con le botteghe artigiane, per la costituzione di un eco-villaggio, il “Riace- Village”, riproposizione di un villaggio rurale per l’ospitalità diffusa e per il turismo sostenibile, per il “Riace Film Festival”, la prima kermesse dedicata al cinema delle migrazioni. Un paesino che si stava spopolando, che ha saputo risorgere grazie alle politiche di accoglienza e integrazione degli immigrati del sindaco Domenico Lucano che per questo,e che per tutte le altre idee, è stato nominato, unico italiano, tra i 23 finalisti del “World Mayor Prize”, premio per il miglior sindaco del mondo.

Non bisogna andare lontano per cercare gli eroi del quotidiano. Movimenti di opinione, prese di posizioni coraggiose da parte di singoli ed associazioni, luoghi di discussione critica e costruttiva stanno prendendo piede in maniera saggia e decisa anche sul nostro Gargano.

Come “Il Comitato per la Tutela del mare del Gargano”, nato come atto di amore nei confronti della propria terra, è la sentinella che sorveglia lo stato di salute delle nostre coste e dei nostri mari, considerandoli patrimoni da valorizzare  anzichè sfruttare per un profitto economico tanto breve quanto dannoso. I garganici, non sono solo gente dal fiammifero o dal grilletto facile, ma anche uomini e donne appassionate capace di portare in tutto il mondo la propria tradizione e di opporsi ai malaffari del cemento con la forza delle idee.
Sicuramente ancora molto resta da fare.

Ma certamente riconoscere che il mondo non è messo bene è ben diverso dal dire che non si può far nulla per migliorarlo.


Sapere che non è tutto marcio quello che ci circonda e che un Italia migliore è possibile perché già esiste, ci da il carburante necessario per continuare il passo, con la fiducia e la consapevolezza di essere sulla strada giusta, certi del potere che abbiamo tra le mani, con la convinzione che lamentarsi sia una bella scusante per non agire.

Solo riavvicinandosi alla politica e prendendo a cuore il proprio territorio che a mio avviso, la “comunità” potrebbe essere ricostruita e valorizzata.

Quando sono venuto a conoscenza di questi casi mi sono stupito di una cosa: non
c'è nulla da inventare
. Moltissimo si sta già facendo. Si tratta di prenderne
consapevolezza, creare rete, spolverare il coraggio e poi, finalmente, osare.

articolo a cura di Tommaso Pio dell'Aquila

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