Mi chiamano Italia
Ho centocinquant’anni appena…articolo di Grazia D'Altilia
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Attualità 17/03/2011 11:28
In centocinquant’anni le mode cambiano. Vestiti lunghi. Vestiti corti. Abiti gonfi. Abiti stretti. Cuffiette, cappelli. Foulard. Capelli al vento. Pantaloni a elefante. Pantaloni a sigaretta. Scarpe alte. Scarpe basse. Tacchi a spillo. Zeppe. Tacchi a quadro. Punta sottile. Punta rotonda….Ma nello stivale, ci siete dentro, a calzarmi contro ogni moda e contro le usure dei fenomeni legati al tempo.
Chi mi ha costruito, mi ha chiodato le suole e rinforzato la punta e imbottito il gambale e mi ha attaccato anche uno sperone.
I sacrifici, i morti, gli incontri, i dibattiti, il sangue sono serviti appunto a questo…ad adagiare nel bel mezzo del Mediterraneo uno stivale bello resistente e sempre alla moda.
Abbellito dall’arte e dalla cultura. Dalla maestria degli artisti e dalla poesia delle penne. Arricchito dai comportamenti civili.
Reso pezzo unico per la sopraggiunta e conquistata democrazia.
Ma sono bello, resistente, abbellito arricchito e pezzo unico perché sono unito.
Uno stivale efficiente non può fare acqua : non deve perdere chiodi dalla suola o squarciarsi alla punta; non deve riportare lacerazioni al gambale né perdere lo sperone.
Chi mi ha costruito lo sapeva bene. E i particolari della robustezza sono nelle azioni quotidiane e nei pensieri costanti che mi hanno attraversato interamente da levante a ponente, dalle Alpi e lungo la spina dorsale degli Appennini, non dimenticando le piccole e grandi isole.
È così che sono nato con la mia singolare fisionomia. È così che sono vissuto in tutto questo periodo. Calzato da circa sessanta milioni di persone e a lasciare impronte ovunque sopra il mondo. Impronte che volano attraverso i cieli e solcano i mari accompagnate dal logo ultimo che mi fa riconoscere…una mano che sembra una colomba…o una colomba che si trasforma in una mano…una firma di pace.
Io ci sono. Chiodato. Legato e riconoscente al sangue versato. Accogliente. Solidale. Pacifico. Unito.
Io ci sono anche se, talvolta, ballo: punta e tacco, tacco e punta…per paura…paura che qualcuno si stanchi del mio aspetto, paura che mi si strappi qualche pezzo o che si sgretoli il senso alla mia appartenenza o che cultura e arte e civiltà e democrazia divengano brandelli di valori o che si perda la mia carta d’identità…
Io, comunque, ci sono a festeggiare, svolazzando il tricolore.
Ho centocinquant’anni appena…e mi chiamano Italia!
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