"Un sasso sul cuore": il nuovo lavoro del regista Pugliese Giacomo Giannelli
Presentato al Festival di Cannes 2011articolo di Comunicato Stampa
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Attualità 09/04/2011 10:16
"Un sasso sul cuore" è il nuovo capolavoro presentato al Festival di Cannes edizione 2011 del regista Pugliese Giacomo Giannelli.Il giovane regista nasce a Cerignola in provincia di Foggia e consegue nel 2008 la Laurea in Scenografia. Muove i suoi primi passi nel 2009 lavorando come Scenografo in un villaggio turistico. Nell' ottobre del 2009 realizza il suo primo cortometraggio "SONO SOLO UN BAMBINO" in concorso per il Globo d'Oro 2009/2010.
Nel settembre 2010 completa il suo nuovo lavoro "Un sasso sul cuore" e nello stesso anno collabora come autore per un programma d'intrattenimento "UORROL" No talent show.
La passione per la regia lo ha da sempre accompagnato, lo stesso Giannelli afferma :"Fin da quando ero piccolo immaginavo scene, storie che nella mia mente diventavano realtà. Circa un anno fa ho deciso che queste immagini mentali sarebbero potute diventare reali e così ho incominciato a mettere su carta quelle storie che altrimenti sarebbero rimaste sempre e solo nella mia mente. Spero di riuscire ad affrontare attraverso le mie realizzazioni, storie che parlino di realtà.. una realtà mentale, psicologica e di non fermarmi alle apparenze. Ciò che non è stato raccontato e solo ed esclusivamente quello che tutti noi abbiamo dentro e che non sveliamo a nessuno, perchè è la nostra parte più intima o più segreta, quindi, nascosta agli occhi di chi ci potrebbe giudicare o ferire.. voglio che ogni persona guardando i miei lavori, in qualche modo riesca a riconoscersi, ad immedesimarsi e a farli suoi.
Gli chiediamo, come nasce questo nuovo lavoro?
“Un sasso sul cuore” nasce più o meno nel mese di marzo del 2010, da un'immagine che mi è apparsa una sera prima di addormentarmi.
L'indomani ho iniziato a scrivere ciò che avevo visto e man mano che scrivevo si faceva sempre più chiara la storia, grazie anche al fatto di non avere uno schema di scrittura ben preciso. Ho scelto di essere il tramite di una storia già scritta piuttosto che lo scrittore di una storia ancora da scrivere lasciandomi completamente trasportare dalle emozioni.
Il risultato è stato la creazione di una storia forte e piena di sensibilità.
Avendo scritto una sceneggiatura libera da qualunque schema e basata su una forte sensibilità, la mia preoccupazione era quella di non riuscire a trovare una giovane attrice in grado di interpretare il ruolo della protagonista.
Giulia Perelli è riuscita a rendere a pieno il senso di vuoto e smarrimento dovuto alla perdita della madre, persona a lei più cara.
Non era facile raccontare con verità le paure e le sensazioni psicologiche di una ragazza di soli 22 anni già orfana di un genitore, e che la vita le priva anche della madre.
Ruolo della madre interpretato da una magnifica Giada Fradeani che con la sua professionalità riesce ad interpretare una madre che dopo la morte del padre di Sofia si ritrova a crescerla da sola. Nel momento più bello del rapporto tra mamma e figlia la vita lascia Sofia sola con le sue paure. Paure che riesce a superare grazie all’ aiuto di Davide ( Michele Degirolamo), un amico alla quale è molto legata. Michele Degirolamo riesce con grande semplicità ad interpretare il ruolo di un ragazzo ironico, solare che prende la vita con leggerezza. Si ritrova, ad aiutare la propria amica Sofia, a farle superare il dolore della morte di sua madre. Ci riesce attraverso modi, tempi e parole giuste.
Questo film parla della paura esistenziale di fronte al mistero della morte.
Il racconto si apre e si chiude con l’ immagine di una benda sul tronco in riva al mare, apparentemente vuota ma ricca di significato. Lo spettatore solamente alla fine del film riesce a comprendere il vero significato di quella scena. I simboli chiave della scena sono: il tronco, il mare e la benda.
La benda rappresenta le paure, il tronco la vita e il mare una grande forza protettiva che da coraggio nel superare le difficoltà.
Essi raccontano di come la vita ci mette di fronte a tante difficoltà e paure, solo trovando il coraggio di affrontarle possiamo riuscire a superarle.
Finito il montaggio avvertivo la mancanza di qualcosa. Ho pensato che doveva essere una storia sospesa, poiché non era frutto di una costruzione. Non riuscivo a trovare il modo giusto, senza intervenire sulla sceneggiatura. Ho fatto vedere il film a una grande artista " Armanda Longo" e le ho chiesto un parere. Dopo aver affrontato uno studio sul linguaggio cromatico visivo, lo spettatore non rimane estraneo alla storia ma riesce ad entrare nello stato d'animo della protagonista vivendo a pieno le sue emozioni".
Per Info: www.shortfilmcorner.com/sfcfilm/filmfiche2.Aspx?id=53442085
giacomogiannelli@libero.it
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