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Un vichese a Milano alla ricerca di alimenti biologici

Domenico della Salandra tra i responsabili di Mangiari in Strada
articolo di Comunicato Stampa


Attualità 29/04/2011 16:58
I giapponesi pazzi del lampredotto, mentre per la trippa non c’è partita: vincono i fiorentini.
 Nel lungo serpentone posto all’angolo tra Via Tortona e via Bergognone e in questi giorni adibito a quartier generale di “Mangiari in Strada”, il melting pot gastronomico può avere inizio.

Dalle piazze e dal potere, il tema dell’unità d’Italia si trasferisce sul bancone ingolosendo i tanti turisti, tra cui molti foresti, che scorazzano sul corso tra una mostra e un’installazione. Capita allora che la focaccia di Recco possa fare da rinforzo al couscous alle verdure made in Sicily, e che la birra delle Langhe e il vino scaligero scendano giù alla perfezione accanto a una bombetta pugliese, tra i pezzi più gustosi di questa “prima” al Salone della giovane azienda che ha sede ordinaria in Via Lorenteggio. Insaporiti con pepe, rosmarino e prezzemolo, guarniti con un pezzo di formaggio e pronti per essere spediti nelle bocche di tutto il mondo: le bombette sono solo uno degli argomenti su cui “Mangiari di Strada” incentra la propria campagna culinaria.

”Ci sforziamo di dare visibilità alle cose antiche, quelle di strada” spiega uno dei responsabili, Domenico Della Salandra, mentre farcisce un pezzo di lampredotto da servire “andiamo solo alla ricerca di alimenti biologici”.

Il fascino e la tradizione dei cibi di strada non si esaurisce al salato, come testimoniano gli occhi soddisfatti di quanti scelgono di non tentare la scalata ai piaceri della tavola nostrana, accontentandosi, si fa per dire, di un gelato bio. Domenico, Fabio e Vanessa (per lei sangue brasiliano e una curiosa parentela con uno dei maestri della risata, Oreste Lionello), coordinano con sapienza questa pazza regìa che piace tanto ad appassionati e neofiti del Salone.

Green e italiano, il progetto di combinare l’idea di food - design a quella del recupero delle tradizioni sembra aver fatto breccia nel cuore dei visitatori.
E quando si avvicina l’ora dell’happy hour il “serpentone” brulica di presenze, tanto da far pensare che il solito aperitivo, quello sì, sia roba antica.

articolo a cura di Giuseppe Leo
FONTE www.ilgiornale.it

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