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Attualità 09/05/2011 19:29
Lo hanno deciso: la Sagra del Pane Peschiciano del 7 maggio scorso non resterà un fulmine a ciel sereno, una rondine che non fa primavera. Obiettivo? Consolidare la tradizione. Non tanto per i locali e i turisti che hanno visitato Peschici nell’ultimo fine-settimana, quanto per richiamare i vicini condòmini. Eppure manifesti e locandine sono state distribuite anche a Vieste, Vico del Gargano e Rodi-San Menaio, ma evidentemente la novità peschiciana - come tutte le novità - ha bisogno di tempo per radicarsi nel territorio. Conclusione: non si demorde. I membri del Comitato “Peschici Eventi” (costola e “braccio armato” dell’Associazione “Punto di Stella” organizzatrice) posseggono gli attributi giusti per non… abbattersi e “insistere”. Modi e mezzi li vedremo da qui a poco, se vogliamo seguire le loro “minacce”.
Bene così, comunque, anche perché se avessimo ricevuto la visita di viestani, vichesi e rodiani, avremmo dovuto rifornirci in corsa delle indispensabili vettovaglie. Le scorte, infatti, si sono esaurite nel giro di appena tre ore. Non c’è stata postazione - tre, distribuite in paese, con tre “offerte” diverse (basta scorrere le foto a corredo) allietate da tre gruppi musicali diversi, “Valida Idea”, “Street Band”, “Zobel & Co.” - che abbia portato a casa qualcosa. Pane (messo a disposizione dai forni locali), pomodori, fave, cacioricotta, pettole, “sponsali” e tutto il resto del companatico sono spariti nelle fauci di estimatori affamati, soddisfatti e compiaciuti.
C’è, tuttavia, un altro muro da abbattere: il muro dell’indifferenza, della supposizione, della sufficienza, eretto - vogliamo pensare inconsapevolmente o superficialmente - da chi ancora non ha ben compreso gli obiettivi che si sono dati i ragazzi del Comitato, diretti e guidati dalla supervisione di “Punto di Stella”. Obiettivi che possono riassumersi in un solo vocabolo: immagine! L’immagine di Peschici da ri-valutare, l’immagine di un paese che nonostante tutto - crisi, potere d’acquisto della moneta, apatie, cultura dell’orticello - vuole “vivere”, vuole offrirsi con le proprie virtù e i personali pregi, vuole farsi ri-conoscere nei suoi aspetti più genuini, più schietti, più viscerali, più sanguigni. E quale migliore offerta se non quella dei suoi prodotti tipici locali, del frutto delle sue stagioni, che non sono solamente ristrette e racchiuse nel tempo del solleone o del turismo di massa?
Ecco perché in programma c’è altra… “carne al fuoco”. Ecco perché non si esaurirà qui il palinsesto delle iniziative - specie le enogastronomiche - appena inaugurato. Ecco perché non ci si stancherà di progettare e proporre, ovviamente migliorandosi e perfezionandosi nella organizzazione e nella logistica dei tempi e delle locations in modo che l’intero paese, dalla 167 alla B3, dalla Marina all’ex Campo Sportivo, possano coinvolgersi in un unico grande afflato comunitario che debelli gelosie e invidie, lotte intestine e storture. La mission è impostata esattamente così e chi oggi si sia sentito defraudato da una scelta di spazi pensata per il tipo di sagra individuato, domani ci renderà merito di non averlo dimenticato.
Quindi… alla prossima!
articolo a cura di Piero Giannini
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