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Rompere lo scatolo...casa

Vico e l'architettura moderna
articolo di Gianni De Maso


Attualità 08/07/2011 18:54
Rompere lo scatolo casa era uno dei principi dell'architettura moderna.
Casa Schröder, costruita  ad Utrecht nel 1924, con la scomposizione del
volume in piani posti su diversi livelli prospettici, ne era diventata il prototipo.
Poi per esigenze funzionali, nella realizzazione dei grandi palazzoni condominiali, l'architettura moderna diventò edilizia scatolare e ripetitiva.
La rottura dei grandi scatoloni inizia nel 1988 con il decostruttivismo che viene considerato come momento di avvio dell'architettura contemporanea.
Gli archistars, Haadid, Eisenman, Libeskind, Gehry, nei nuovi  progetti frantumano gli scatoloni. Ma negli innumerevoli palazzoni condominiali costruiti in tutte le città, ossessivi ripetitivi alveolari, soprattutto nei regimi comunisti, l'unica soluzione che restava era la scomposizione del volume con i colori. Nel 1989 con il crollo del comunismo e con la libertà riacquistata si diffonde la frammentazione cromatica, Salihorsk in Bielorussia ne è un esempio. A Tirana il sindaco Edi Rama fa ridipingere la città con fantastiche policromie.
In questi ultimi anni il campus universitario di Utrecht ritorna a risplendere di
rutilanti policromie, la Hogescool, la facoltà di medicina e la Casa Confetti sede 
del pensionato per studenti è diventato uno splendido scatolo dipinto con tantissimi colori diversi. L'intervento individuale, concettualizzato dal filosofo Jacques Deridda, in architettura, diventa un nuovo modo compositivo, un'estetica contemporanea.  Anche nella tradizione popolare locale l'imbiancatura era un abbellimento spontaneo del singolo proprietario, non coordinato con gli altri.
La dittatura estetica del tutto uguale, soffocante, monotona, cadaverica dei pseudo colti locali reprime il canto dei colori  squillanti che ognuno potrebbe provare sulla propria abitazione. Più colori è più arte, più vita, più attrattiva, più turismo. Le colorazioni recenti, eseguite in corso Umberto e in via Di Vagno non hanno attratto nessun turista, nessuno passando con la macchina fotografica a tracolla si è fermato per fotografare. Gli operatori turistici trascurano  queste
possibilità attrattive, lasciano fare indifferenti. In questi giorni si dovrà dipingere  il palazzo accanto al bar Pizzicato, il luogo più frequentato dai turisti. Una semplice bicromia di gialli non attirerà lo sguardo di chi parcheggia di fronte.
Le facciate degli otto appartamenti se colorate con otto colori diversi, con in più i contrasti delle ringhiere, delle parti scure sotto i balconi, delle porte e della fascia centrale verticale, creerebbero un'attrattiva particolarissima.
Probabilmente non se ne farà nulla, ma a Tirana in Albania, sull'altra sponda dell'Adriatico lo stanno realizzando.
Gianni De Maso

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