“Lo sport per educare”
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Attualità 12/05/2008 09:49
Negli sport di squadra di oggi, non solo in quello di altissimo livello, la capacità di comunicare con il gruppo non è solamente un valore aggiunto, ma un fattore determinante per raggiungere traguardi importanti. Il saper trasmettere al proprio team di lavoro, migliorandone il rendimento, le conoscenze e le intenzioni, è stato il tema affrontato, in un convegno sulla comunicazione nel calcio, venerdì 9 maggio a San Patrignano. Le porte della comunità sono state aperte a tecnici, addetti ai lavori e a 400 lettori della rivista “Il Nuovo Calcio”. Sul campo, nel pomeriggio, si è svolto un lavoro con Massimo De Paoli (allenatore dei Giovanissimi Nazionali dell'lnter), Gianfranco Motta (allenatore del Lecco) e Lorenzo Varnavà (psicologo della Sampdoria, membro del comitato tecnico scientifico della rivista). In serata, in aula, dopo la cena con i ragazzi della comunità, sono intervenuti Marcello Lippi (che ha esibito la Coppa del Mondo vinta a Berlino) e Gian Paolo Montali (consigliere d'amministrazione della Juve ed ex allenatore della nazionale di pallavolo). Il convegno è stato inserito nell’ambito dell’iniziativa “Lo sport per educare” , nel quale si è disputato il “Memorial Vincenzo Muccioli” (evento sportivo dedicato ai piccoli calciatori appartenenti alla categoria esordienti, che la città di Riccione, in collaborazione con San Patrignano, ha ospitato dal 9 all’11 maggio 2008) organizzato dalla Comunità di San Patrignano fondata da Vincenzo Muccioli, che ha sempre creduto nello sport come strumento educativo per i giovani, in grado di aiutare lo sviluppo di una personalità equilibrata e responsabile. Per questo a San Patrignano sono organizzate da sempre diverse attività sportive, soprattutto di squadra, vissute dai ragazzi come occasione di confronto nel rispetto degli altri, come un momento di svago e di crescita.
Sport dunque come importante fattore educativo; infatti, delle tante definizioni che a esso si può dare la migliore è quella che lo presenta come occasione di socializzazione, di confronto, di conoscenza dei propri limiti, di educazione alla pace e alla democrazia… Certo, lo sport è anche scontro, contrapposizione ai più diversi livelli: di generazioni, di sessi, di classi; è anche esaltazione esasperata e irrispettosa della propria corporeità… Allora è il caso di chiederci quale di questi due aspetti dobbiamo far prevalere nelle attività sportive in cui sono coinvolti questi ragazzi? C’è bisogno che scuola, famiglia, parrocchie, dopo essersene convinte, insegnino ai ragazzi che lo sport è un momento importante della loro crescita, ma va vissuto come gioco, assieme agli altri per imparare a stare bene con tutti; che non va fatto per diventare campioni ma come confronto con se stessi per scoprire i propri limiti e sapersi regolare poi nel gioco della vita. Perché vincente non è colui che arriva primo, ma chi sa dare il meglio di sé, con entusiasmo e senza inganni; vincente è uno che si è posto degli obiettivi e vuole raggiungerli, ma nel rispetto di se stesso, degli altri e delle regole, per imparare a mettere in gioco la propria vita.
articolo a cura di Francesco Romondia
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