Il Parco Nazionale del Gargano
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Attualità 01/11/2011 13:44
IL PARCO NAZIONALE DEL GARGANO FULCRO DI DUE PROGETTI DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E SVILUPPO SOSTENIBILE
‘ChaMon’ e ‘SPIritual between Nature and culture in Adriatic Parks’
accreditano l’Ente come capofila di importanti soggetti del Programma
IPA-Adritatico. Pecorella: “La mia idea è che non ci può essere tutela
senza sviluppo e viceversa. Questo Ente continuerà ad operare in questa
direzione, intercettando tutte le opportunità possibili a livello
regionale, nazionale e, soprattutto, internazionale, al fine di far
esprimere al meglio le nostre preziose risorse ambientali ed umane”
Il Parco Nazionale del Gargano
presenta due progetti IPA transnazionali e si accredita come capofila di
enti ed organizzazioni europee e d’ oltre confine. I due progetti di
sviluppo internazionale sono denominati ‘SPIritual between Nature and
culture in Adriatic Parks’ (SPI.NAP II) e ‘ChaMon’. Entrambi fanno capo
al Programma di Cooperazione transfrontaliero IPA-Adriatico che vede
coinvolti enti quali le province adriatiche italiane, i territori di
Slovenia, Grecia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Albania e
Serbia.
Il programma IPA-Adriatico si pone l’obbiettivo di rafforzare la
cooperazione e lo sviluppo sostenibile della regione Adriatica
attraverso la realizzazione di iniziative riferite ai tre assi
prioritari: cooperazione economica, sociale e istituzionale; risorse
naturali e culturali e prevenzione dei rischi; accessibilità e reti.
L’Ente Parco Nazionale del Gargano, soggetto gestore della AMP Isole
Tremiti, è stato indicato capofila del progetto ‘ChaMon’ che mira alla
creazione delle ‘Reti ecologiche in Adriatico per il Fratino e la Foca
monaca’, col fine di contribuire alla conservazione delle due specie. La
prima, un uccello, il fratino – Charandrius alexandrinus - , la seconda,
un mammifero, la foca monaca – Monachus monachus - , che un tempo
abitava le isole diomedee. Il fine è quello di salvaguardare due specie
distribuite in due habitat tipici - le grotte dei litorali rocciosi e le
coste sabbiose - per sensibilizzare i vari soggetti alla creazione di
una rete di aree protette di interesse che si affacciano nell’Adriatico,
nella consapevolezza che ciò rappresenta un passo importante per la
conservazione della biodiversità in Europa.
Il Parco ha anche aderito come partner al progetto ‘SPIritual between
Nature and culture in Adriatic Parks’ (SPI.NAP II Bando IPA Adriatico di
cooperazione transfrontaliera , CBC), al quale vi partecipano diverse
aree protette: il Parco del Delta del Po (Rovigo, Ferrara e Ravenna),
il Parco di Vena dei Gessi (Ravenna), Foce dell'Isonzo (Gorizia), il
Parco nazionale di Abruzzo ( Lazio e Molise), il Parco Nazionale di
Kozara in Bosnia; la Riserva Naturale di Lokrum (Dubronvick); il Parco
Nazionale di Butrinti (Albania). II progetto SPI. NAP mira a potenziare
il network di aree protette dell’Adriatico, ricche di valenze
ambientali, naturalistiche, culturali e spirituali.
Gli obiettivi specifici perseguiti da questo progetto sono: migliorare
la conoscenza e la fruizione delle aree naturalistiche e
storico-culturali che possono essere considerate come ‘Luoghi dello
Spirito’; migliorare la mobilità SLOW e SOSTENIBILE nei Parchi
coinvolti dell'Adriatico e delle risorse naturali attraverso la
creazione di progetti pilota innovativi; promuovere e intensificare la
promozione e la commercializzazione di pacchetti turistici tematici
incentrati sulla spiritualità e natura nell'area adriatica; promuovere
l'adozione della ‘Carta europea del turismo sostenibile e responsabile
nelle aree protette’ di Europarc, come uno strumento pratico.
“Abbiamo lavorato per consentire al territorio del Parco di cogliere
un’opportunità, presentata da questi importanti progetti, con un ruolo
attivo e principale in una programmazione innovativa, concreta e
dall’ampio respiro – dichiara il Commissario Stefano Pecorella -. Due
progetti che sposano appieno non solo le finalità di tutela del nostro
prezioso territorio, ma che soprattutto dovranno garantire ricadute
positive in fatto di sviluppo economico ed occupazionale. Un mix di
tutela naturalistica e sviluppo sostenibile che ritengo assolutamente
indispensabile per sostenere la crescita economica e culturale
dell’area. Ad esempio – evidenzia Pecorella-, dal programma ‘ChaMon’ di
cui siamo capofila vi sono importanti indicazioni per lo sviluppo
turistico delle aree protette in stretto raccordo con il principio della
sensibilizzazioni dei pescatori. L’idea è quella, attraverso la
reintroduzione della Foca Monaca, di trasformare la sua possibile
presenza in un vantaggio anche per i pescatori che, negli anni passati,
invece, hanno rappresentato una concreta minaccia. I pescatori,
soprattutto di una certa età ovvero sopra i 50 anni, sono gli unici
detentori di una memoria storica che vedeva la foca monaca vivere in
Italia come parte integrante della fauna e della natura italiana. Far
trasmettere questo sapere dai pescatori alla società civile – conclude -
avrebbe il duplice vantaggio di eliminare qualsiasi vecchio conflitto
tra foca monaca e pescatori e sensibilizzare le comunità locali e
turistiche. Un’iniziativa idonea potrebbe essere l’istituzione di gite
guidate in barca effettuate dai pescatori stessi. La mia idea è che non
ci può essere tutela senza sviluppo e viceversa. Questo Ente continuerà
ad operare in questa direzione, intercettando tutte le opportunità
possibili a livello regionale, nazionale e, soprattutto, internazionale,
al fine di far esprimere al meglio le nostre preziose risorse ambientali
ed umane”.
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