DUE MONDI CONTRAPPOSTI
articolo di Comunicato Stampa
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Attualità 18/11/2011 17:57
Una breve pioggia durante il giorno costringe me e Domenico, il 76enne, residente a Milano ma che in certi periodi dell'anno ritorna qui a Vico e passa il tempo nel campo degli ulivi ereditato alla morte del padre, facendo il contadino e ricordando gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, a ripararci nel "pagliaio". I contadini più poveri si facevano questo tipo di riparo dalle intemperie con pietrame, a secco, senza cemento, ricoprendo il tetto alla meglio con stagno e lamiera: pochi metri quadrati perché la terra era sacra e utile alla produzione e all'economia per la vita. Oggi c'é la mania diffusa delle grosse cubature e si assiste nei grossi centri urbani a costruzioni grandi abbandonate che hanno solo sottratto spazio all'agricoltura. Per non parlare delle strade, delle piscine e di ogni altra "invenzione" umana in nome di uno sviluppo scellerato e -oggi- fuori del tempo, per quella ideologia dell' "economia a debito".La pioggia ci ha permesso di parlare di varie cose: di quel tempo e di oggi. Quanto spreco e decisioni politiche miopi, ho pensato all'Alta Velocità e alla proteste degli abitanti di Val di Susa in Piemonte. La politica di questi decenni è stata più o meno a senso unico. Lo stesso discorso per le centrali nucleari: la fame di energia per un modo di vivere innaturale e antieconomico e che deve soddisfare l'alienazione materiale e psicologica delle masse. L'uomo mi appare sempre più incapace di reagire ed opporsi ad ogni alienazione. Ed allora si allontana sempre più dalla sua essenza: "Siamo come vasi di terracotta", di passaggio e le cose più nefaste non riusciamo nemmeno più a comprenderle.
Ad un compleanno di un compagno di scuola in una discoteca, con luci varie e fumo di sigarette, non ho visto l'ora che tutto finisse; al matrimonio di mia figlia nella struttura dove c'era il ricevimento non ho apprezzato quella che appare solo come una bellezza effimera.
Infatti in tutt'e due i casi ho sofferto e non ho visto l'ora che finissero. Due modelli e due mondi contrapposti al mio del quale quasi nessuno apprezza il senso di liberazione e magari si offende se io scrivo e rendo note le mie cose e i miei sentimenti che qualcuno definì da "uomo primitivo".
Salvatore Vergura
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