Aspettando Natale
a cura di Grazia D'Altiliaarticolo di Redazione Fuoriporta
-
24/05/2012 09:18
Quale futuro per l'UDT?... » -
23/05/2012 12:51
L’istituto Comprensivo stata... » -
23/05/2012 12:04
GRANDI NOTE PER PICCOLI PIAN... » -
22/05/2012 19:07
Vittorio Biscotti nominato C... » -
21/05/2012 21:22
Il vichese Costanzo Di Iorio... » -
21/05/2012 21:17
Pronta la squadra del Sindac... » -
21/05/2012 21:03
Lettera aperta... »
Attualità 19/12/2011 10:24
Hai costruito il tuo presepe?Sicuramente l’avrai costruito. Avrai attaccato il cielo contro il muro e increspato colline e montagne, dove inerpicate e disseminate qua e là, avrai sistemato le tue casette. Non mancherà il muschio a tappezzare il suolo e, di sicuro, sentieri di sabbia tracceranno le strade per i pastori. Magari tra il verde avrai fatto sgorgare una sorgente con attorno pecorelle chine a dissetarsi sul luccichio di un tondo in carta stagnola. E poi, in fondo in fondo in mezzo alle montagne, avrai modellato una piccola grotta e dentro, davanti al bue e all’asinello, avrai sistemato una Madre e un Padre in contemplazione di un Figlio pronto ad essere adagiato, il giorno di Natale, nella mangiatoia.
Forse che stai ridendo di fronte a tale descrizione? È vero, il tuo presepe non è così antico. Ha invece luci ovunque, ruscelletti che scorrono, pastori che si muovono, il giorno che s’alterna alla notte e sotto il bagliore di una stella, la Natività…
La Natività che non ha tempo. Non è antica. Non è moderna. È la Natività e basta. Con tutti i Suoi significati che ogni anno si rinnovano, con tutti i pensieri e i sentimenti che da Essa s’irradiano e che anche tu avverti formicolare nel tuo cuore tanto che hai preso penna e carta e umilmente hai provato a tradurli, aspettando Natale…….
Aspettando Natale
le parole gareggiano e s’intrecciano affiorando dal fondo del vocabolario
e a vincere sono sempre le stesse,
quelle più dolci tanto che la voce vi si incespica sopra
quasi a gustarsele e la dolcezza compare negli occhi.
Aspettando Natale
i poveri diventano fratelli e i reietti sono tutti amici
in una bontà che sopraggiunge d’improvviso e apre i lucchetti e libera tanti vincoli nuovi.
Aspettando Natale
le notti sono più brevi nello stare in compagnia
meno scure dentro allo sfavillio degli addobbi e degli alberi in festa
e gli odi s’addormentano o si sciolgono come sale in un bicchier d’acqua.
Aspettando Natale
quasi il mondo si fa piccolo e nessuno ci è lontano,
mentre gli occhi si sporgono oltre e al di qua,
c’è sempre un chi e un dove per tendere la mano.
Aspettando Natale
i sensi s’ovattano come ad essere la terra un uovo in un nido di bambagia
un uovo accarezzato con la levità del pensiero
verso cui dirigere i sentimenti più belli
e il cuore s’apre, s’apre così largo da accogliere Amore,
così largo da diffondere Amore,
così largo da tornare umano…..
…….. Poi ti fermi. Perché la penna non avanza. Perché le parole usate in certe circostanze si ripetono da anni e sono così simili alle tue. Perché ti rendi conto che ognuno dovrebbe provare a leggere e a tradurre il formicolio che solletica il fondo del cuore e che la tua traduzione potrebbe non importare a nessuno. Perché Natale, quello che si vede, è distante da quello che tu vedi e parlare del tuo Natale sarebbe come parlare l’arabo con un italiano. Perché le parole, se volano come foglie secche sulla terra invece di essere aratri che penetrano la terra, possono essere tratte dal fondo del vocabolario possono essere le più belle le più dolci le più lievi ma resterebbero solo foglie secche capaci di acrobatici disegni nell’aria. Perché comprendi all’improvviso che ci vorrebbe un miracolo…un grande miracolo per l’intera umanità…un piccolo miracolo per ciascun uomo dell’umanità…ma sai che i miracoli hanno casa in altra dimensione e sai che gli uomini credono di non esserne capaci.
Ecco perché ti fermi. E aspetti, anche quest’anno, Natale.
Questo articolo è stato letto 415 volte.
Commenti (0) |
Sono d'accordo
Leggi gli altri articoli dello stesso autore
