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24/05/2012

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Lettera al Direttore

quanto Ci Costa
articolo di Comunicato Stampa


Attualità 24/01/2012 19:04
Caro Direttore,
ti ringrazio di avermi dato in extremis la possibilità di esprimere un mio pensiero su quanto successo a Costa Concordia ed ai suoi passeggeri.
Sabato 14 gennaio, ero in casa a tv spenta, mi chiama mio marito dicendomi: ‘Ileana hai visto cos’è successo? E’ affondata la nostra nave!’; si perché noi su quella nave saremmo dovuti salire a febbraio. Solo grazie all’inflessibilità delle regole di Costa Crociere non siamo partiti il 13 gennaio. Ecco il paradosso, caro Michele. Costa infatti non accetta a bordo bimbi sotto i 6 mesi; da buona italiana avevo chiesto nei mesi passati deroghe a questa norma; ma Costa non deroga, e questo ci ha salvati da un’esperienza terribile.
Accendere la Tv e vedere quel gigante del mare adagiato sugli scogli mi ha ricordato la sensazione d’incredulità provata nel crollo delle torri gemelle. E come allora, l’uomo, nella sua follia o nella sua vanagloria, è stato l’artefice di tanta distruzione e morte.
Caro Michele, in questi giorni in TV se ne sono viste e sentite di tutti i colori. Siamo ormai abituati alla morte spettacolarizzata, agli scoop, addirittura in questa tragedia ha trovato posto persino il gossip. Ormai il giornalismo televisivo è intriso di una superficialità ed approssimazione terribili e tragiche; l’abbiamo pagato sulla nostra pelle durante l’incendio di Peschici, quando la TV faceva sembrare che l’intero Gargano fosse arso, e i miei parenti di Modena mi chiamavano chiedendomi se avevamo bisogno di ‘generi di prima necessità’. Lo avvertiamo quotidianamente con l’attaccamento morboso e maniacale a tristissime storie personali, che meriterebbero invece solo silenzio.
Lo ammetto: vedendo la Concordia arenata, uno dei primi pensieri, oltre al brivido per la scampata disavventura, è stata la preoccupazione per il mio lavoro, costruito con anni di impegno; in quei due giorni la compagnia e l’intero settore crocieristico sono stati dati in pasto agli squali, ed il lunedì successivo mi aspettavo il fuggi fuggi generale dalle crociere prenotate e da prenotare.
Chi è agente di viaggio sa bene cosa vuol dire accendere la TV e avere paura di ogni minima notizia, è successo con l’Egitto, la Tunisia, le Maldive, la Norvegia e potrei continuare con un lungo elenco. Ogni notizia è data al solo scopo di creare impatto, non è spiegata ne’ contestualizzata, semplicemente deve essere ad effetto.
Questa volta però la reazione delle persone è stata diversa. E stupefacente. Per la prima volta una notizia televisiva, invece di essere bevuta tutta d’un fiato e assimilata male, è stata attentamente valutata e, udite udite, messa in discussione. La forza di un prodotto come la crociera ha superato qualsiasi sensazionalismo televisivo.
Nessuna disdetta, pochi tentennamenti. Tante persone che passavano e passano tutt’ora per testimoniare il loro attaccamento ad un modo di viaggiare che resta per molti insuperabile. La TV è stata battuta. Una grande lezione di intelligenza collettiva, potrei dire.
Addirittura, alcuni giustificano in parte l’operato del comandante; a questo proposito, posso solo dire che auguro a questo signore di non avere una coscienza, altrimenti penso che la vita sarebbe per lui intollerabile.
I signori giornalisti, nei loro studi televisivi, coi loro stipendi così lontani dai nostri, dovrebbero pensare alle 1.200 persone dell’equipaggio rientrate senza lavoro alle loro case, senza avvocati squali che si sono avventati su questa tragedia fiutando affari d’oro, ma con la sola speranza che la compagnia li richiami, perché senza lavoro loro non mangiano. Dovrebbero pensare che l’Italia, così come la fanno vedere loro, non è l’Italia vera, non è l’allontanarsi con un taxi dal luogo del disastro, ma è andare sotto la nave in piena notte e salvare le persone che si buttano tra le tue braccia, è aprire le proprie case a gente sconosciuta e dare cibo, medicine, conforto.
L’unico ‘inchino’ che questa storia dovrebbe vedere è quello ai morti, alle giovani e meno giovani vittime, alla bimba di cinque anni che non tornerà più dalla madre. A loro dovrebbe andare un pensiero e, per chi crede, una preghiera, ogni volta che vediamo il muso della Concordia nei nostri teleschermi. Io lo faccio, sempre.
Vorrei concludere con un aneddoto di speranza, nella tragedia; ero salita su Concordia il giorno dell’inaugurazione, nel 2006, ricordo che si faceva la finale dei campionati del mondo di calcio per il terzo e quarto posto, maxischermo in piscina, noi agenti italiani guardavamo con sufficienza quelli tedeschi e con malcelata ostilità quelli francesi. Il giorno dopo, vincemmo. Adesso quello stesso ponte è sommerso dall’acqua.
Ma io mi attacco a questo ricordo felice, a quell’orgoglio nazionale sfoggiato nei mesi successivi, a quel senso di appartenenza ad una nazione vincente. Quel ponte allagato mi sembra quasi una metafora della nostra buona vecchia Italia, ormai con l’acqua alla gola. Ma io ci credo, perché l’Italia siamo noi. Tanti piccoli eroi che ogni giorno, col proprio lavoro, cercano di dare il loro contributo.
E allora grazie a tutti coloro che non si sono fatti abbindolare dalla TV, a nome mio, dei lavoratori Costa e di tutto il settore delle crociere, che è e rimane una grande ricchezza nazionale. E di ricchezza in questo periodo ce n’è davvero bisogno!
                    Ileana Fini, titolare IleaViaggi Tours

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