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Quando l’Amore e la Solidarietà non conoscono limiti

L'esperienza di un Amministratore
articolo di Michele Lauriola


Attualità 01/02/2012 13:59
Lo sbarco dei clandestini a Calenella ha coinvolto l’intero paese di Vico del Gargano, che dalle prime luci del mattino si è “rimboccato le maniche” per accogliere i naufraghi.
Abbiamo incontrato l’ Assessore alla Cultura Pietro Notarangelo presso l’Auditorium Comunale di Vico, dove fino a tarda sera, ha prestato opera di coordinamento nell’organizzare la macchina dei soccorsi.
Notarangelo è stato il primo a dare la notizia alla stampa e per questo gli abbiamo rivolto alcune domande.
D.: Come ha saputo rispondere a questa emergenza, il nostro paese?”
R.: “Innanzitutto, vorrei esprimere la mia ammirazione per come è stata condotta questa missione di solidarietà. I volontari, le istituzioni, i commercianti, i cittadini hanno operato in sinergia. C’è stata collaborazione, ordine, umiltà e voglia, tanta voglia di impegnarsi per restituire dignità a questi ragazzi.
Ritornando alla sua domanda Direttore, ho capito che Vico ce l’ha fatta quando ho visto che, poco più della mezzanotte, l’ultimo gruppo dei minori sbarcato a Calenella stava per salire sull’autobus che li avrebbe per accompagnati in quella che, per loro, si rivelerà essere una famiglia provvisoria.
I ragazzi, minorenni, avevano uno sguardo quasi sereno che faceva da contraltare alla drammaticità che esprimevano, soltanto poche ore prima.
Ma, questa ritrovata serenità non riusciva a mascherare completamente l’angoscia che purtroppo accompagnerà la loro esistenza…”.
D.: “Cosa intende dire con quest’ultima affermazione?”
R.: “Immagino quello che hanno potuto dire le madri, al momento del saluto…un addio forzato. Una madre che affida alla totale incertezza il destino del proprio figlio.
E’ comunque un atto d’amore. Perché è l’unica via di fuga dall’orrore della guerra”.

D.: “Qual è l’immagine-simbolo che porterà, di questa giornata, con sé?
R.: “Alì, l’ultimo dei ragazzi a salire sull’autobus. L’ultimo scalino. Rompe gli indugi, batte la mano sul cuore: GRAZIE!
G R A Z I E…Riecheggia ancora quella parola in me, e la sua naturalezza, la sua delicatezza ha sconvolto tutti i miei più intimi sentimenti”.
D.: Un’esperienza unica e nuova direi, cosa vuole aggiungere?”
R.: “Grazie a tutti quelli che hanno dato un aiuto anche dietro le quinte, senza apparire, senza avere nulla in cambio, dimostrando semplicemente di essere sensibili e solidali.
Aiutare l’altro non è un obbligo o un impegno. C’è una voce interiore, in ognuno di noi, che ci spinge a farlo, basta solo prestare ascolto.
Questa è la solidarietà. Una parola semplice che racchiude un grande significato: amore!

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