Le tradizioni di Calena
lunedì 8 settembrearticolo di Comunicato Stampa
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Eventi e cultura 08/09/2008 09:36
La tradizione orale dei più anziani tramanda che, nei secoli trascorsi, dal 1600 circa ai primi anni del Novecento, nella pianura intorno a Càlena si svolgeva una fiera. Era un mercato di prodotti agricoli e zootecnici che alimentavano gli scambi tra l'Abbazia e la popolazione di Peschici ed il commercio con i paesi circonvicini. Si svolgeva il giorno otto mese di settembre, quando conclusi i lavori stagionali estivi, ci si preparava a quelli autunnali. La fiera, che si svolse anche quando il complesso abbadiale nel primo ventennio dell'800 finì in mani private, si esaurì poi per processo naturale, quando il commercio locale prese altre strade e l'economia del paese si impoverì, anche a causa dell'assenza dei monaci di Càlena. Le sue ultime tracce si ritrovavano, fino agli anni Cinquanta, nelle bancarelle che si mettevano intorno Càlena, nel giorno della festa della Madonna, appunto l'otto di settembre. Era, questo, il giorno in cui ogni peschiciano scendeva a Càlena, molti già dal mattino, per partecipare alla Messa che si celebrava nella chiesa. Ci fu un tempo in cui si svolgeva una processione verso l'Abbazia. Ciò era ancora presente nei ricordi dei peschiciani più anziani, fino ad una cinquantina di anni fa. Ma a memoria delle generazioni di quest'ultimo cinquantennio, il pellegrinaggio era diventato un fatto personale o, al massimo, di famiglia.
In poco più di un decennio, la festa e la devozione alla Madonna dell'abbazia persero di interesse per la gente di Peschici, anche se, ancora oggi, molti Peschiciani si recano a Càlena l'otto settembre.
Qualcuno, per il resto dell’anno, vorrebbe visitare ancora la Chiesa ormai cadente, ma i proprietari non fanno più entrare. Qualche struttura potrebbe crollare sulla gente e sarebbero guai! Meglio tenerla chiusa e non correre rischi. Antichi luoghi destinati ad usi diversi da quelli per i quali erano stati costruiti. Una abbazia che diventa masseria, maltenuta dai proprietari e non tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici, ha visto pian piano mettere da parte, da parte del clero locale, anche le pratiche religiose. Sfrattata la Madonna, impedito l'accesso alla chiesa, il culto per la Madonna delle Grazie è diventato un vago ricordo nostalgico negli anziani e un sentito dire per i più giovani. Che peccato!
a cura di Nicola Pupillo
Per info: rauzino.splinder.com/post/18309854
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