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La rivoluzione è donna

Celebrando l’8 marzo
articolo di Comunicato Stampa


Eventi e cultura 20/03/2009 10:04
La Storia, attraverso i secoli, non ci ha consegnato nomi di figure femminili “forti” che abbiano dato inizio ad una svolta per giungere ad una vera indipendenza della donna.
    Relegato sempre nel ruolo di moglie e di madre, l’angelo del focolare, è stato sottomesso al maschio e considerato come un essere inferiore nella società occidentale patriarcale. Pochi, e non del caso, sono gli esempi di donna che ne emergono in particolari contesti ed epoche storiche, ad esempio la regina Cleopatra in Egitto, Giovanna d’Arco in Francia o Calamity Jane nel Far West americano. Qualche caso eclatante lo abbiamo a partire dal XVII secolo.
   
Poco nota è la vicenda vissuta dalla pittrice Artemisia Gentileschi (1593 – 1653), figlia del pittore Orazio che è assurta a grande fama per i suoi quadri assai influenzati dallo stile pittorico del Caravaggio. Orfana di madre dall’infanzia, fu allieva modello nel seguire il mestiere del padre in cui eccelse sin da piccola e benché violentata a diciotto anni da un pittore amico di famiglia, riuscì vincitrice al processo pubblico intentato dal padre contro Agostino Tassi, che fu condannato a diversi anni di carcere. Anche allora non era facile far prevalere la verità di una donna in un ambiente maschilista. Tenace e combattiva nelle sue decisioni, apprezzata presso le corti d’Europa per la sua bravura, fu la prima donna ad essere ammessa all’Accademia del disegno di Firenze. È stata la più grande pittrice rinascimentale italiana ed una antesignana femminista.
   
Furono i germi della Rivoluzione Americana che portarono nell’Europa delle monarchie una prima ventata libertaria e democratica. Ma non per le donne, ancora!
Le idee progressiste, evidenziate negli scritti dai grandi pensatori e scienziati dell’Illuminismo del ‘700, cominciarono ad essere messe in pratica. La democrazia americana nasceva nel 1776, mediante la rivoluzione contro la madre patria inglese, dal popolo e con il popolo si sviluppava divenendo realtà. Facile fu il contagio che si sviluppò in pochi anni in Francia in cui enormi erano le differenze sociali tra i nobili, i borghesi e la massa amorfa del popolo. Alla fine dei cruenti avvenimenti che sappiamo, benché le donne avessero contribuito con una massiccia partecipazione alla Rivoluzione, fra i 17 brevi articoli che costituiscono la Déclaration des droit de l’homme et du citoyen, non c’è uno che riguarda i diritti delle donne. Si cita sempre l’homme = l’uomo, e  mai la femme = la donna.
   
Una delle donne che manifestò in modo coerente sin dai primi giorni della rivoluzione le sue idee riformatrici e moderne fu Olimpe de Gouges (1748 – 1793) che reclamò a voce spiegata all’Assemblea Costituente l’uguaglianza dei sessi. E con il suo scritto Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, confuta articolo dopo articolo facendo prevalere i diritti delle donne sin dall’articolo I: La donna nasce libera e mantiene parità di diritti con l’uomo(…). Difende la sua libertà di idee, di movimento, di rappresentanza e dice: “…come la donna ha il diritto di salire sul patibolo, così deve avere anche quello di salire alla tribuna…” per fare comizi, candidandosi e da eletta quale delegata del popolo. Ma, come si può immaginare, prima che le sue idee chiare e giuste potessero prevalere, turbare e svegliare le coscienze di altre donne, poiché parteggiava per i Girondini fu accusata di tradimento dai Montagnardi e venne mandata alla ghigliottina.
   
Nel 1792 una femminista, intellettuale ribelle e contestatrice della società maschilista inglese Mary Wollstonecraft (1759 – 1797), pubblicò un libro rivoluzionario: Vindication of the rights of women, cioè la Rivendicazione dei diritti delle donne, quasi una copia simile nei contenuti a quello di Olimpe de Gouges. In esso affermava che per entrambi i sessi ci devono essere gli stessi principi di libertà ed eguaglianza da seguire e si appellava al sentimento delle donne esortandole ad istruirsi e a svegliarsi per aspirare a delle forme di indipendenza, anche economiche. Sposata al filosofo e letterato radicale William Godwin, madre della futura scrittrice Mary che si sarebbe sposata col poeta Shelley e avrebbe pubblicato anonimo a soli 18 anni il più noto romanzo gotico Frankenstein, morì dieci giorni dopo la nascita della figlia. Cresciuta in un ambiente familiare oppressivo per i maltrattamenti subiti dal padre violento, capì che attraverso l’istruzione la donna si poteva emancipare.
Lasciata Londra si recò a Parigi nella fase rivoluzionaria venendo influenzata dagli intellettuali Girondini che propendevano per l’istruzione popolare e a favore delle donne per un loro ruolo attivo nella società. Fu sempre pronta a rinfacciare le ingiustizie sopportate per mezzo di leggi fatte dagli uomini e a favore degli uomini per opprimere le donne impossibilitate ad essere padrone di se stesse.
   
Sottacendo altre figure ottocentesche come Elizabeth Barrett Browning (1806 – 1861) che come poetessa aveva “osato”, per prima, scrivere le più belle poesie d’amore (una donna!!!) al … marito più giovane e bello di lei, Robert Browning vivendo con lui a Firenze dove morì ed è seppellita.
   
E quella di Florence Nightingale (1820 – 1910) una donna che si era spinta a sfidare l’ira dei genitori e della società maschilista, organizzando un gruppo di infermiere operanti poi tra le file delle truppe inglesi per curare i feriti durante la Guerra di Crimea del 1854, la quale in seguito istituì i primi servizi ospedalieri nazionali e contribuì all’istituzione della Croce Rossa Internazionale, è solo ai primi del ‘900 che le donne inglesi ed americane battagliarono pacificamente contro i pregiudizi e le leggi maschiliste per giungere alla piena parità con il voto elettorale.
   
L’inglese Emmeline Pankhurst (1858 – 1928) fu quella che già nel 1894 quale  donna sposata ebbe il diritto di voto nelle assemblee locali. Le sue persistenti richieste e manifestazioni, seguite da poche adepte, le causarono diversi arresti e condanne, ma riuscì ad ottenere il diritto di voto per tutte le donne per la Camera dei Comuni nel 1918. Da intraprendente suffragetta, pur trascurando il marito, noto avvocato e difensore delle donne nei processi, insieme alle figlie Christabel e Sylvia fondò nel 1903 l’Unione Sociale Politica delle Donne e con esse si incatenò più volte ai cancelli di Buckingham Palace per protestare le proprie idee.
   
Gli Stati Uniti d’America, emergenti agli inizi del secolo scorso, non erano da meno per le discriminazioni contro le donne. La leader suffragetta più nota fu Alice Paul (1885 – 1977) che con Lucy Burns (1879 – 1966) nel 1912 fondò l’Associazione Nazionale Americana per il voto alle donne (NAWSA) ed insieme a Crystal Eastman (1881 – 1928) si batté per far approvare il 19° Emendamento alla Costituzione Americana ottenendo il diritto di voto. Insieme organizzarono, tra il 1912 e il 1920, con un centinaio  di altre donne, quasi tutte laureate, dimostrazioni con cartelli di protesta vicino alla Casa Bianca, raccolta di fondi, volantinaggio, incontri pubblici e parate propagandistiche avendo sempre contro la stampa nazionale e l’ostilità del Presidente Woodrow Wilson, il quale, al suo secondo mandato, al seguito dei continui picchetti tenuti ai cancelli della Casa Bianca, fatti in forme non violente e disobbedienza civile, ordinò che fossero arrestate per ostruzione del traffico. A diecine furono imprigionate e maltrattate, ma continuarono la loro protesta con lo sciopero della fame e della sete, per cui furono nutrite con la forza mediante un imbuto e un tubo in plastica ficcato in gola dopo essere state legate a turno come in manicomio perché il Presidente Wilson non voleva che ne morisse qualcuna con grande scandalo per il suo governo che reagiva in modo sproporzionato contro delle donne inermi. Così come misura di guerra, nel 1918, Wilson spinse il Congresso a discutere ed approvare nel 1920 il 19° Emendamento che permetteva alle donne di votare ed essere elette come i candidati uomini.
   
Ad  Alice Paul che aveva vinto, con testardaggine e perseveranza, la sua battaglia a favore delle donne e mori nel New Jersey a 92 anni nel 1977, il Governo americano e quello inglese, rispettivamente, le hanno dedicato un francobollo commemorativo. Tutte le ragazze imprigionate vennero liberate e fu pubblicamente riconosciuto che erano state segregate ingiustamente e per questo riabilitate.
   
Significativo è il film che ricostruisce questa vicenda americana dal titolo Angeli d’acciaio diretto da Katja von Garnier con le protagoniste tratte dal contesto storico, che è da vedere, da capire e da discutere. Battaglie verbali, proteste civili, scioperi, incatenamenti, umiliazioni, prevaricazioni subite da queste ed altre donne hanno fatto si che le loro vittorie portassero la Senatrice Hillary Clinton ad essere candidata alla presidenza degli Stati Uniti d’America e avrebbe quasi potuto farcela. Ma il 4 novembre 2008 gli elettori americani democratici hanno raggiunto un altro primato storico eleggendo Barack Obama quale primo Presidente di colore. Cosa impensabile, prima!
   
In tutto il mondo occidentale, grandi progressi sono stati conseguiti per le donne, anche se altri traguardi sono ancora da realizzare, sempre lottando pacificamente e con determinazione.   

articolo a cura di Nicola M. Basso

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