Con una voce sola
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Attualità 31/03/2009 09:39
Il Gargano è la parte del territorio pugliese che più paga le contraddizioni e i ritardi di una politica regionale Bari-Salento centrica.La sua marginalità riassume la parabola della ennesima occasione perduta.
Le amministrazioni dei Comuni garganici finché, in sinergia tra loro, non faranno gioco di squadra, risollevare le sorti del Promontorio sarà impresa titanica e tra gli amministratori e i politici garganici, i titani scarseggiano. Un primo passo, per fare gioco di squadra, è consorziarsi vuoi per ottimizzare i costi dei servizi vuoi per rilanciare l’offerta turistica vuoi per ridare vita all’agricoltura e alla pastorizia che versano in stato abbandonico.
Un ipotesi di lavoro che in tempi di crisi non è solo auspicabile, ma doverosa.
E’ imperativo, perché non più rinviabile se si vogliono cogliere le residue possibilità di sviluppo, superare ogni forma di localismo: il localismo produce ritardi, favorisce la dispersione delle risorse, allontana la soluzione dei problemi, non consente una visione strategica dell’insieme del territorio.
Il localismo, infine, non aiuta a valorizzare le tante risorse di cui il territorio garganico è potenzialmente ricco. Un ambiente naturalistico e paesaggistico unici; un’agricoltura che produce un olio d’oliva eccellente; una pastorizia dalle forti potenzialità grazie alla quantità di pascoli che il territorio offre. Risorse che opportunamente valorizzate e rese produttive possono svolgere un ruolo propulsivo per un Gargano protagonista.
Perché tutto ciò si possa realizzare, la domanda è: le carenze della viabilità, la mancanza di programmazione, l’incapacità di difendere l’ambiente – le polemiche, seguite al disastro del 24 luglio 2007, sono ancora in corso - , un turismo poco attrattivo e in gran parte locale, possono aiutare questa terra a guardare al futuro con fiducia? Le consentono di sperare?
I Comuni garganici devono capire che dipende dalle loro scelte e dalle loro iniziative lo sviluppo del Promontorio, anche alla luce della inconsistenza progettuale e programmatica di Provincia e Regione.
E’ tempo di dare vita alla nascita di “un sistema garganico integrato”, se non si vuole condannarlo ad infinitum e non superare il gap che lo allontana dalle aree più sviluppate.
E’ sufficiente comparare la realtà garganica con quelle del barese e del salentino, per restare in Puglia, per constatare come quelle realtà grazie al diffondersi della cooperazione conoscano il risveglio delle loro economie e di una nuova partecipazione sociale.
I Comuni garganici solo consorziandosi tra loro e sostenendo la cooperazione tra produttori, favoriranno l’uscita dall’isolamento culturale e dalla marginalità economica delle popolazioni garganiche.
E’ tempo che le amministrazioni locali mettano al centro delle loro politiche la salvaguardia dell’ambiente e la valorizzazione del paesaggio, risorse strategiche per la rinascita del territorio e si adoperino affinché possa nascere una nuova vicinanza tra cittadini e istituzioni, poiché solo creando “identità”, risvegliando l’orgoglio di essere protagonisti – la Lega-Nord dovrebbe pure insegnare qualcosa, aldilà di molte sue becere prese di posizioni – sarà possibile vincere i ritardi in cui il Gargano è stato fatto sprofondare, invertendone il trend.
Non deve più accadere che i turisti, quando pensano ad un luogo della Puglia dove trascorrere le vacanze, in pochi scelgano il Gargano, molti il Salento.
Non certo perché le bellezze paesaggistiche del Gargano sono da meno di quelle salentine, ma solo perché gli operatori turistici del Salento, ben supportati dalle loro amministrazioni comunali e dall’amministrazione provinciale, hanno saputo rendere la loro offerta turistica più attrattiva: servizi efficienti, strutture ricettive di qualità, eventi come “la notte della Taranta” capaci di richiamare un grande pubblico e trovare eco mediatico.
Le amministrazioni dei Comuni garganici e la loro Provincia, invece si mostrano incapaci persino di salvaguardare e tutelare l’ambiente una peculiarità del territorio, basti pensare alla Foresta Umbra.
La filosofia dell’arrangiarsi e il pressappochismo programmatorio hanno fatto dimenticare, che la risorsa paesaggistica e l’indotto del turismo rappresentano per altri il volano per lo sviluppo.
Fino a quando Comuni, Provincia, Regione, Comunità Montana, Parco Nazionale – a proposito quanti si sono accorti, per averne potuto valutare i benefici, dell’esistenza dell’istituzione Parco? – non agiranno secondo le proprie responsabilità e competenze, in sinergia tra loro parlando con una voce sola, difficilmente il Gargano avrà un futuro, né lo avranno i giovani che trovano sempre più difficoltà a vivere in una realtà che non offre nulla, né gli operatori economici condannati a fare impresa in condizioni impossibili.
E’ tempo di un esame di coscienza collettivo, di aggregare le progettualità presenti sul territorio, di smettere di cercare altrove le colpe dei ritardi e delle inefficienze.
E’ tempo di liberare questa terra dal suo vittimismo secolare, di vincere i ritardi e le incrostazioni sociali e culturali, di dare uno stop al pressappochismo, allo speriamo di farla franca.
Se così non sarà, per il Gargano sarà l’ennesima occasione perduta.
E’ tempo, infine, di liberare questa terra da stereotipi troppo a lungo nutriti con indulgenza e compiacimento, perché hanno costituito, costituiscono e costituiranno il vero muro eretto contro la sua emancipazione.
Perché sia possibile il Gargano deve darsi un ceto politico capace di progettare il futuro, consapevole dei tanti problemi che questa terra si trascina per colpa di quanti fin qui l’hanno sgovernata.
Il Gargano è conosciuto per le sue bellezze naturali, per la biodiversità del suo habitat eppure tutto ciò non è sufficiente per il suo decollo socio-economico, se poi le sue risorse non vengono opportunamente valorizzate o peggio se i giovani fuggono, se la viabilità e i trasporti restano deficitarii, se manca un lavoro di marketing che faccia conoscere ogni singola località esaltandone le peculiarità.
Il Gargano è unico in ogni stagione, perché non pensare alla destagionalizzazione del turismo, superando la vecchia logica del binomio mare-sole?
L’elenco delle tipologie turistiche, se si vuole allungare la stagione, sono tante e tutte conoscono, in altre parti, un vero boom: ecoturismo, cicloturismo, turismo equestre, trekking, turismo enogastronomico, ecc…
Resta che il turista, oggi, oltre ad un ambiente ben conservato chiede altro: servizi efficienti, strutture ricettive moderne, personale qualificato, costi proporzionati alla qualità dell’offerta.
E’ tempo che i Comuni garganici si rendano conto di quanto sia importante rinunciare alla propria piccola parte di visibilità per sostenere, con una voce sola, il “sistema garganico” in termini complessivi, se non si vuole che “il resto del Paese” li abbandoni a loro stessi e ai loro problemi, più di quanto già non faccia.
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