• Michele Lauriola

''È bene chiarire che non sta diminuendo un bel niente, ma sta diminuendo l’aumento del contagio.''

A colloquio con la dott.ssa Annamaria Giuffreda

Responsabile dell’Ufficio Distrettuale di Medicina Generale

ASL FOGGIA - Distretto Socio Sanitario n. 53 - Vico del Gargano

Comuni: Cagnano Varano - Carpino - Ischitella - Isole Tremiti - Peschici - Rodi Garganico - Vico del Gargano- Vieste



La premessa della dott.ssa Giuffreda, chiara ed efficace, introduce lo scopo di questa intervista e il valore dell'informazione corretta, basata su solidi studi scientifici. Purtroppo non sempre i nuovi mezzi di comunicazione, i social e la rete in generale, sono sinonimo di affidabilita' e di verita' assoluta. Anzi. E' un mare immenso di notizie e dobbiamo essere sempre piu' preparati nello scegliere le fonti piu' accreditate.


Trovo opportuno da parte mai fare una premessa prima di rispondere alle domande che mi sono state poste poiché mi pare che il tono di questa intervista intenda avere un carattere divulgativo. Non sono una ricercatrice, non sono una virologa, non ho un ruolo di dirigente di un istituto di igiene e prevenzione; sono un medico di medicina generale, come tanti, che di fronte a questa nuova malattia ha sentito la responsabilità di informarsi attingendo a fonti scientifiche ed istituzionali ufficiali. Quanto esporrò in questa intervista non è frutto di interpretazioni mie personali, ma quanto ho imparato studiando dai documenti di quelle fonti. Nella mia professione non si finisce mai di studiare e di imparare. Fatta questa premessa possiamo dare il via alle domande.

D.: È possibile che il contagio sia circolato nel nord Italia già dai primi di febbraio? È possibile quindi che il virus non sia stato "riconosciuto" prima?

R.: Siamo di fronte ad una malattia chiamata Covid-19 causata da un virus sconosciuto fino al 9 gennaio scorso, quando le autorità sanitarie cinesi hanno identificato la causa di un focolaio di epidemia di polmoniti atipiche nella città di Wuhan in un nuovo coronavirus definito Sars-Cov-2.

L’11 febbraio il virus è stato isolato e la sua sequenza è stata messa a disposizione della comunità scientifica. Altri laboratori nel mondo hanno provveduto all’isolamento, fra cui il laboratorio dell’Istituto Spallanzani a Roma.

Perché è importante fare riferimento a queste date? Perché vuol dire che questo virus è un “neonato” dal punto di vista della conoscenza scientifica. Stiamo imparando a conoscerlo da appena poco più di due mesi sia nel suo “aspetto” sia nella sua “espressione”.

Del suo aspetto sappiamo che è molto simile al virus della SARS e ad un coronavirus presente normalmente nei pipistrelli, ma ancora non conosciamo tutto.

In Italia è stato fatto uno studio dall’ospedale Sacco e dall’Università di Milano, non ancora sottoposto a revisione, quindi non ancora pubblicato ufficialmente, che mostrerebbe come il virus circolasse in Italia già da metà gennaio.

Esiste una tecnica di genetica molecolare che si chiama Molecular Clock Analysis che permette, attraverso la sequenza dei diversi ceppi di un virus, di scriverne la sua storia, facendoci capire quando e da chi è stato trasmesso all’uomo e che percorso ha fatto prima di giungere a noi. Si tratta di una sorta di passaporto del virus. Quando avremo le sequenze dei ceppi italiani e potremo confrontarle con quelle cinesi potremo sapere con certezza da dove e quando il virus è arrivato a noi. È ancora tutto da scoprire proprio perché questo coronavirus è nuovo.

D.: Possiamo spiegare finalmente come avviene il contagio? Ci sono notizie allarmanti che parlano di pericoli nei luoghi chiusi o in ambienti sanitari (spogliatoi, sale attesa, ecc)

R.: La cosa certa è che il virus si trasmette attraverso le goccioline di saliva, le famose droplets, che eliminiamo sia attraverso i colpi di tosse e gli starnuti sia quando parliamo. L’OMS sta valutando alcuni studi sulla possibilità di contagio anche attraverso goccioline più piccole che rimangono nell’aria , ma ad oggi (05/04/20) non c’è stata alcuna conferma in merito. Ancora una volta bisogna ricordarsi che stiamo parlando di un virus nuovo che stiamo imparando a conoscere con il tempo. Detto questo, le notizie allarmanti cui fa riferimento la domanda sono esattamente le stesse di non molti giorni fa. Vale a dire che i luoghi chiusi ed affollati, dove non è possibile mantenere le distanze di sicurezza e dove non è possibile che avvenga un ricambio d’aria (immaginiamo un abitacolo di un’auto con i finestrini chiusi o una stanza piccola senza finestra) possono essere luoghi dove il virus si trasmette più facilmente .A riprova di ciò, basti pensare che l’Istituto Superiore di Sanità, nelle indicazione di isolamento rivolte a soggetti Covid-19 positivi con pochi sintomi e che possono essere trattati a casa, raccomanda di stare non solo in una stanza a parte ma anche che questa sia ben ventilata. Il Sars-Cov-2 è molto fragile ma molto contagioso.

D.: Stesso problema sulla durata del virus sulle superfici. Può darci qualche informazione asseverata dalla comunità scientifica?

R.: Uno studio statunitense ha valutato sia la capacità di resistenza che la capacità infettante (la capacità di contagiare) del virus su superfici di rame, cartone, acciaio e plastica ed ha trovato che il virus sul rame dimezza la sua capacità infettante dopo due ore e dopo quatto si annienta, sul cartone dopo 5 ore dimezza la sua capacità infettante e si abbatte dopo 24, sull’acciaio dimezza dopo 6 ore e si abbatte dopo 48 ed infine sulla plastica dimezza dopo 7 e si abbatte dopo 72. Spero di aver soddisfatto la sua curiosità, ma mi chiedo: dal punto di vista pratico a che serve sapere queste “notizie”? Assolutamente a niente se non mettiamo come condizioni indifferibili ed assolute l’igiene delle nostre mani ed i nostri comportamenti. Lavarsi le mani dopo aver toccato qualsiasi superficie, non toccarsi il naso, la bocca e gli occhi è sufficiente per distruggere il virus ed evitare il contagio, così come pulire le superfici. È un comportamento semplicissimo , e però, sembrerebbe quasi che proprio perché così semplice non possa essere altrettanto efficace. Ci piacciono le cose complicate e quindi tutti a ricercare le notizie più strane sulla durata di questo virus sulle superfici più disparate. A questo proposito voglio raccontare un episodio, uno dei tanti, che mi è capitato nella pratica quotidiana del mio lavoro. Un mio assistito mi ha mandato un messaggio chiedendomi se fosse vero che se avesse schiacciato con le scarpe sull’asfalto lo sputo di un soggetto affetto da Covid-19 , avrebbe portato a casa il virus con il rischio di potersi contagiare. Ho risposto che dopo aver schiacciato lo sputo, avrebbe dovuto mettere la mano sotto la suola della scarpa sporca di saliva e subito dopo mettersela in bocca. Gli ho chiesto se ritenesse possibile una cosa del genere. Mi ha risposto di no. Vorrei ben vedere! In conclusione, il messaggio che deve arrivare a tutti, forte e chiaro, è che possiamo sbizzarrirci con tutte le curiosità che vogliamo ma non dobbiamo mai dimenticare che il virus muore solo con il lavaggio delle mani, o con l’uso di disinfettanti, e non ci contagiamo solo se non ci mettiamo le mani in bocca, nel naso e negli occhi e manteniamo le distanze dagli altri.

D.: In un primo momento si parlava di un uso limitato delle mascherine. Oggi sembra che ci sia una volontà diversa: mascherine per tutti. Cosa ci può dire in merito?

R.: All’inizio dell’epidemia, poi trasformatasi in pandemia, non era ancora chiaro il ruolo nella diffusione del contagio da parte dei portatori asintomatici, di quei soggetti, cioè, che non manifestano o che hanno sintomi talmente lievi da sottostimarli ma che nel loro apparato respiratorio albergano il virus. Adesso sappiamo che possono avere un ruolo importante nella diffusione. Che significa? Significa che teoricamente ognuno di noi può essere un potenziale portatore asintomatico, ognuno di noi può non avere sintomi, portare a spasso il virus e contagiare gli altri. Come facciamo a sapere se siamo portatori asintomatici? L’unico modo sarebbe fare un tampone. Si può pensare di fare tamponi a tutti? No di certo. Ecco allora che diventa indispensabile l’isolamento sociale: se resto a casa non posso infettare nessuno. Ma se per motivi improrogabili sono costretto ad uscire? Devo assolutamente tenere la distanza sociale da un qualsiasi altro individuo e se ciò non fosse possibile devo indossare una mascherina chirurgica per evitare che io possa contagiare qualcun altro. La mascherina chirurgica serve a proteggere gli altri e non se stessi! Questo è un principio fondamentale che, però, secondo me non è stato compreso dalla gran parte delle persone. Vedo in giro moltissime persone con “cose”strane sulla bocca (non è possibile chiamarle mascherine) fatte da sé che credono di essere protette dal contagio. Ci sono sindaci di comuni del nostro territorio che hanno arruolato sarti che hanno cucito queste cose gratuitamente in un impeto di solidarietà, apprezzabilissimo ma completamente inutile! Vedo tantissime persone che queste “cose” se le spostano sotto al mento quando devono parlare e se le rimettono sulla bocca con le mani sporche, che le indossano per tutto il giorno e però sono tranquille perché hanno la “mascherina”. Sta passando un messaggio sbagliatissimo: la “cosa” sulla bocca come alibi di un cattivo comportamento. L’isolamento sociale ed il distanziamento sono in assoluto i comportamenti migliori con o senza mascherina. Spero in un imminente futuro che sia possibile fornire a tutti mascherine chirurgiche idonee, che prima di essere indossate ne venga insegnato l’uso corretto e soprattutto che siano cambiate almeno ogni 4 ore dall’uso.

D.: I dati della Puglia, almeno per oggi, hanno registrato un dato molto inferiore rispetto a ieri. Possiamo già parlare di curva in discesa?

R.: Assolutamente no. È bene chiarire che non sta diminuendo un bel niente, ma sta diminuendo l’aumento del contagio. Sembra un gioco di parole. In Puglia l’aumento dei contagi non è mai stato esponenziale, i contagi aumentano ma in maniera costante e questo permette alle nostre strutture ospedaliere di non essere in una situazione drammatica come quella della Lombardia: Ma l’aumento c’è! Diciamo, piuttosto, che l’isolamento sta dando i suoi frutti e i sacrifici che stiamo facendo tutti servono a qualcosa. Non è arrivato il momento di abbassare la guardia. Anzi! è la dimostrazione che siamo sulla strada giusta. Potremo dire di essere più tranquilli il giorno in cui avremo nel bollettino epidemiologico regionale quotidiano ZERO pazienti contagiati.

D.: Perché il susseguirsi di nomi di farmaci utilizzati comunemente per altre patologie che sembrerebbero ‘’funzionare’’ anche contro il covid-19? Un modo di tranquillizzare i cittadini oppure un’anomalia nella comunicazione?

R.: Anche qui voglio essere piuttosto assertiva. Non esiste alcun farmaco che cura la Covid-19. L’unica arma che potremo avere a disposizione sarò il vaccino, ma è ancora di là da venire. La comunità scientifica sta usando in alcuni pazienti alcuni farmaci antivirali che sono stati adoperati per altri tipi di malattie ed un farmaco antireumatico. La diffusione di notizie e di informazioni è una conquista delle democrazie avanzate e questo non significa alimentare speranze o “tranquillizzare” i cittadini. A maggior ragione queste informazioni non possono giustificare terapie fai da te di soggetti che non hanno le conoscenze e le competenze del caso. In poche parole nella scienza non esiste il principio di uno vale uno. I medici e i ricercatori studiano e ricercano gli altri ascoltano e sperano che la ricerca porti i suoi frutti.

D.: In questi giorni si sente parlare di fase due, convivenza con il virus e ripristino graduale delle attività. Cosa ne pensa?

R.: Quello che penso io conta poco. Mi interrogo, così come stanno facendo in molti e comincio proprio dal mio lavoro. Posso immaginare una chiusura a tempo indeterminato del mio ambulatorio? Ci sono tanti altri pazienti che hanno patologie croniche o tanti altri che si ammalano anche di altro. Posso immaginare di non poter andare a fare più visite a domicilio? Estendiamo queste mie domande a tutti i settori della nostra società. Possiamo immaginare un Paese fermo, con tutte le conseguenze economiche e sociali che ne derivano? Io credo di no. La scienza dovrà dire quali sono gli strumenti per combattere questo virus, la politica dovrà organizzare la società tenendo conto di quegli strumenti. Non tutti si stanno rendendo conto che stiamo attraversando uno sconvolgimento epocale dell’organizzazione della nostra società e dei nostri comportamenti. Bisognerà attrezzarsi.

D.: L’ultima domanda riguarda le notizie che provengono dalla Cina, si parla di contagio di ritorno, che significa e cosa potrebbe comportare per noi. Dovremo girare con le mascherine per mesi?

R.: La Cina ha vinto una battaglia, così come stiamo facendo noi, ma la guerra non è ancora terminata. Il virus sarò sconfitto quando ci sarà un vaccino, nel frattempo dobbiamo evitare che si verifichi un altro tsunami come quello che sta vivendo il nord Italia. Dobbiamo imparare a tenere sotto controllo la diffusione del contagio. Come dicevo nella risposta precedente, i nostri comportamenti dovranno cambiare. Indosseremo le mascherine, non potremo abbracciarci e neppure stringerci la mano ancora per molto, forse non potremo andare più a cinema o a teatro o perlomeno si dovranno studiare nuove soluzioni. Niente sarà più come prima fino a che non avremo vinta questa guerra.


Ringraziamo la dott.ssa Giuffreda per il tempo prezioso che ha dedicato a Fuoriporta, per aver saputo ottimamente informare i nostri lettori e per l'utilita' del suo contributo.


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