• Michele Lauriola

Ciao Franco


Il Natale, da un po’ di anni, ha il sapore di un’arancia fuori stagione. L’amaro dei giorni infelici e il ricordo degli anni belli, stridono, si scontrano tra le luminarie sempre più moderne dei balconi cittadini e i pacchi accumulati ai piedi degli abeti... Pasquale, Maria, Peppino, Pino, Guido, oggi Franco. Strana sequenza, come il rintocco delle campane, pronte ad accogliere l’Avvento, ma costrette a repentini ritmi per niente gioiosi.

«Vorrei proprio sapere cosa scriverai...» Una delle ultime frasi di Franco a cui è seguìto il mio silenzio imbarazzante. Ho fatto fatica, nei giorni passati, a parlargli al telefono, tra le lacrime e l’incredulità della piena contezza della situazione. Un medico comprende prima e meglio di altri... Combatte, spera, si affida, condividendo il suo dramma con chi sa ascoltare. Si invertono i ruoli. Per anni il «dottor Bergantino» ha curato con diligenza i pazienti, sfoderando tutta la sua competenza e la sua interminabile disponibilità. Per anni ha voluto essere riferimento degli altri, anche nella pubblica amministrazione. Al suo fianco una moglie straordinaria e dei figli amorevoli. «Hai saputo? Mi disse qualche giorno fa. Mio figlio è diventato un ingegnere della Ferrari!» Una gioia indescrivibile nascondeva il «rumore» delle lacrime di un uomo, di un padre, di un professionista, conscio del suo imminente destino ma forte delle sue certezze: il più grande ce l’aveva fatta e il più giovane dopo la laurea era sulla buona strada!

Finalmente felice, dopo tante sfortune... Addio Franco, scusami se non ho saputo ascoltare.

Gli ultimi giorni ho fatto fatica. Non trovavo né coraggio né parole. Ho provato solo rabbia, rassegnazione, sconforto. D’altronde è umano. Ciao. Ti voglio bene.


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