• Michele Lauriola

MEED «L’attesa del piacere è essa stessa il piacere»


26 luglio h 21.30 - 28 agosto h 21.00 Palazzo della Bella MEED (liberamente tratto da un testo di Jean Cocteau) regia di Francesco Esposito

«L’attesa del piacere è essa stessa il piacere» Questo sembra pensare una moglie in apparenza abbandonata dal marito marinaio. Un abbandono che la pone al centro delle attenzioni di tutti e che incosciamente cattura la donna spingendola nel limbo del protagonismo. Su un piccolo e malandato porticciolo si affaccia una misera osteria dove marinai in pensione e mogli di marinai forse mai più restituiti dal mare, si incontrano tutti i giorni. Questa piccola osteria è gestita con fatica da due donne e tra queste la moglie del marinaio che da vent’anni manca da casa e non dà sue notizie. La donna non vuole convincersi che il marito sia morto in mare e rifiuta, malgrado le insistenze e i rimproveri di tutti, la corte del vecchio amico di suo marito. Ella è certa che un giorno il marito tornerà, tanto ricco da poter saldare tutti i debiti della donna. Nella notte il marinaio ricompare, come riemerso dal passato; ma, nell’incertezza di ciò che lo aspetta a casa, si fa riconoscere prima dall’amico al quale fa promettere il silenzio sul suo ritorno per poter verificare meglio, da sconosciuto, la fedeltà della moglie. La sera successiva il marinaio bussa alla porta dell’osteria e, senza farsi riconoscere, dice alla moglie che è venuto a portarle notizie del prossimo ritorno del marito, ancora trattenuto lontano da certi debiti. Lui invece, le racconta, è diventato enormemente ricco nei suoi viaggi: le mostra delle perle di incalcolabile valore quindi le chiede di rimanere a dormire nella sua casa. A notte inoltrata, mentre il marinaio dorme profondamente, la moglie rientra con una candela in una mano e…

Teatro K Nel 1999 Montagano da Casacalenda, guardiano del Convento dei Cappuccini, avvia l’esperienza di un laboratorio teatrale con un gruppo di persone. Da allora, questo laboratorio ha visto passare decine, centinaia di persone provenienti da tutti i paesi del circondario, riuscendo a strappare dal sonno della quotidianità sentimenti e stati d’animo prima sconosciuti. “Una goccia d’acqua nel deserto culturale del paese”, così è stato più volte definito il Teatro K. Sulla sua scarna pedana di legno le persone imparato a non temere e controllare il dinamismo interiore, valorizzando la sconfinata creatività dell’attore, hanno imparato ad osare, sperimentare, intraprendere vie mai battute, gettando lo sguardo oltre l’orizzonte visivo. Hanno raccontato di santi e demoni, di re e regine, sbeffeggiato il nazismo, rivissuto le rivoluzioni di popoli, le tragedie delle guerre, la vita dei martiri, i grandi amori e i grandi tradimenti, l’oppressione, la schiavitù e la libertà. Ma soprattutto hanno avuto ed hanno la fortuna di vivere “il teatro”, che fra le arti è certamente la più completa e complessa. Non ci sono paratie, non esistono filtri, non si torna indietro, non si riavvolge il nastro o la pellicola. E ogni volta è una emozione nuova, unica: il tuo sguardo negli occhi del pubblico, il suono della tua voce e l’ascolto del pubblico, i tuoi gesti, le tue pause, le tue parole, il tuo racconto e il silenzio religioso del pubblico. Questo è il Teatro K: il luogo per tutti, non chiede nulla, ha sempre e soltanto dato. Una goccia d’acqua per dar vita ai sogni, perchè non c’è vita senza sogni e non ci sono sogni senza il teatro.

Ringraziamo per l’amichevole partecipazione: Rosa Ricciotti, soprano Manuel Padula, saxophonista Luca Cocomazzi, pianista Giovanna D’Angelo, ballerino Michele Maggiore, ballerino


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