• Michele Lauriola

«Evviva la Croce, sorgente di Gloria, l’eterna memoria del mio Redentor».


L’idea dello speciale «Settimana Santa a Vico del Gargano» non è certamente una novità, ma è senza dubbio un «dovere» giornalistico, che il nostro Francesco A. P. Saggese ha voluto regalarci con i suoi «appunti» coadiuvato dagli scatti di Pasquale d’Apolito. L’unicità delle sue funzioni e la straordinaria valenza culturale e religiosa dei cori polifonici, i soli in Puglia ad esprimere una passione vivente musicalmente originale e centenaria, hanno contribuito, nel corso degli anni, ad attrarre sempre più fedeli, turisti e visitatori nel nostro amato paese. Abitare vicino una chiesa sede confraternale, durante i giorni di quaresima, ascoltare a sera inoltrata i canti di prova che vibrano nell’aria come brezza marina, che ti avvolge, ti immerge in un’atmosfera unica, quasi onirica, non ha prezzo e ti spinge con ansia ad aspettare che l’antico rito si rinnovi... Encomiabile il progetto di tutela e valorizzazione delle antiche tradizioni promosso quest’anno dall’Amministrazione comunale, con la partecipazione di studiosi, cultori di storia locale, confraternite, parroci e popolazione scolastica, con il chiaro intento di educare e tramandare alle giovani leve, un patrimonio unico di riti, tradizioni, celebrazioni e usanze, vecchie di secoli. Che il solco tracciato sia di buon auspicio e possa consolidare la passione e l’amore dei vichesi per i molteplici valori culturali del passato, attraverso la scuola, tra i luoghi più adatti e consoni alla trasmissione di conoscenze e al ricambio generazionale. Da sempre il Venerdì santo a Vico viene considerato come il vero giorno di festa, una solennità pari alla Pasqua, infatti il Triduo è un’unica celebrazione pasquale, dov’è consuetudine gioire e condividere momenti augurali di rinascita. Può sembrare una contraddizione, un voler ribaltare le celebrazioni, per molti è un controsenso, ma... non è proprio così. Chi pensa che Vico sbagli giorno per festeggiare, provi a dialogare con i Frati Cappuccini e con i propri parroci sul significato profondo della Pasqua. Prova ne è «l’Inno alla Croce» che si canta la sera al rientro della processione, inneggiando a squarciagola la vittoria di Cristo sulla morte. «Evviva la Croce, sorgente di Gloria, l’eterna memoria del mio Redentor».

(foto Vincenzo Di Stefano)

Scarica il giornale in pdf


46 visualizzazioni0 commenti