• Michele Lauriola

Massima prudenza? Sì, no, non lo so...

Aggiornato il: apr 29

Un trauma è sempre un trauma. E’ inutile negarlo o sminuirlo. Noi italiani, per reagire, abbiamo bisogno di pugni in faccia. Rispondiamo a tono quando ci offendono per la provenienza geografica e ci inalberiamo di fronte agli sfottò calcistici. Guerre, pestilenze, terremoti, svalutazioni, recessioni, hanno spronato un po’ tutti ad una mobilitazione di massa, obbligando i governi a misure eccezionali. Oggi la grande partita si gioca sul campo dell’incertezza. Continuare a tenere chiuso il gregge nel recinto, sperando nella statistica e nella velocità della scienza o aprire i cancelli e far scorrere la vita, con i rischi e i pericoli, in verità, sempre esistiti? Un bel dibattito se non fosse un argomento drammatico. Scorrendo il web, si legge di tutto. Basterebbe la metà delle idiozie per riempire intere pagine di libri horror. Ma le decisioni non si prendono ascoltando le opinioni degli esperti social. Certamente l’idea di una spesa pubblica maggiore a fronte di una riduzione della pressione fiscale, potrebbe far storcere il naso a molti politici. Ma non è che una delle possibili soluzioni. Che piaccia o meno, dobbiamo indebitarci davvero tanto per sperare di far ripartire l’economia, le aziende e la ripresa del lavoro. E non dobbiamo essere solo noi italiani a farlo. Se l’Europa decidesse, con una auspicata unità di intenti, di condividere una simile azione, potremmo davvero guardare il futuro con un piglio diverso, perché diverso sarà tutto il nostro futuro. Nonostante le posizioni contrastanti di autorevoli economisti rispetto alla prudente azione di Conte, che non guarda al consenso ma alla salute dei suoi connazionali, è innegabile che dobbiamo pensare alla fase due con più ottimismo e meno timore reverenziale. Rispetto. Ecco, quello sicuramente sì.

Perché grazie alle regole, che più o meno, abbiamo rispettato tutti, oggi è possibile parlare di fase successiva a quella dell’emergenza sanitaria. Ma il mostro è nascosto nei meandri della negligenza, della dimenticanza, della facile euforia e nella malsana idea che il peggio è passato. Errore, sarebbe un errore imperdonabile, tanto da poter vanificare tutti i sacrifici già fatti.

Molte imprese sono già collassate, l’ossigeno dei 600 o 800 euro, non basta più. In più, dovranno sostenere maggiori costi per la pulizia quotidiana degli ambienti di lavoro, per la sanificazione, per i dispositivi di protezione individuale, occorre subito un intervento in termini economici, per non far gravare ancora di più il bilancio aziendale. Dobbiamo uscire dalla crisi, senza ricadere nel baratro delle terapie intensive, rispettando le misure di sicurezza. Ma non possiamo ignorare la scienza o la conoscenza medica, con tutti i limiti che abbiamo potuto constatare. I tanti errori dei primi giorni, tra incertezze e inadeguatezze, devono diventare tesoro esperienziale per affrontare il più delicato e importante processo di ripartenza. Non possiamo pensare che dal 4 maggio tutto il male è dietro le spalle, né possiamo continuare a difenderci ad oltranza dal Covid per poi morire di fame.

Aspettare un vaccino, costa moltissimo in termini di tempo. Oggi molti farmaci, oltre al plasma di chi ha già sconfitto il virus, stanno dando buoni risultati. Affidiamoci ancora una volta alla scienza. Ma non esageriamo nelle attese... Conte non si fida degli italiani, del loro buon senso, della capacità di contenere le uscite, di rispettare le regole fino in fondo. Per questo usa una prudenza estrema. In minima parte ha ragione. Non siamo la Cina, con le sue file ordinate, poliziotti ogni due abitanti e uno stile di vita completamente diverso dal nostro. Noi siamo italiani, con le nostre virtù e le nostre debolezze. Dobbiamo riprenderci la vita, gradualmente. Con un occhio al vicino, alla distanza da tenere, alla mascherina da indossare tutti i giorni. Ma dobbiamo ripartire. I negozi devono riaprire al più presto con le massime accortezze, come pure parrucchieri, barbieri ed estetisti, garantendo protezione totale ai clienti e a loro stessi. Senza l’Europa, però, saremo solo una bella nazione. Il Bel Paese. Niente più. Anche se l’Europa di oggi, deve cambiare pelle e far sentire gli stati membri, fratelli e sorelle di un’unica famiglia. Altrimenti sarà solo una corsa ad ostacoli, sulla pista della finanza pubblica e dello spred. Per ritornare grandi, occorre l’aiuto di tutti, compresa la Germania dei poteri forti, che dovrà capire, che se non paghi le spese di condominio per un po' di mesi, il capo condomino dovrà ripartire le spese tra tutti gli inquilini per poi rivalersi sugli inadempienti. Ecco, oggi tocca a noi essere «gli inadempienti», per poi ripagare il dovuto, attraverso una rivoluzione radicale delle politiche di sviluppo economico che ci vedranno protagonisti e ci faranno riprendere il posto che ci spetta. Scuola, imprese, sanità, ambiente e fisco. Poi tantissime infrastrutture da realizzare in tutta Italia, con i privati che investono i loro soldini, controllati dallo Stato, senza burocrazia asfissiante e un piano straordinario di assunzioni, tra pubblico e privato. Secondo me bisogna ripartire da queste priorità. Possiamo farcela. Dovremo farcela. Per noi, i nostri figli e la nostra storia.

(Michele Lauriola)



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