• Michele Lauriola

Solo la paura è virale, ci dicevano.

Solo la paura è virale, ci dicevano.

Ma nello stesso tempo, si parlava in tv e sui giornali di una possibile quanto scontata, seconda ondata di contagi.

Cosa è stato fatto e cosa bisognava fare meglio e subito?

La crescente richiesta e necessità di diagnosi rapida, (tamponi e test), dell'infezione covid, è stata soddisfatta?

La sanità pubblica, in questi mesi di tregua emergenziale, è stata potenziata?

Il «modello Italia», lodato in tutto il mondo, nella gestione della pandemia, dov’è finito?

Sono solo alcuni interrogativi in un mare di dubbi e perplessità, che giornalmente ascolto o leggo.

Di contro, possiamo vantare uno studio approfondito del virus, sconosciuto ai più, fino a febbraio scorso, e argomento al centro dell’impegno di tutta la comunità scientifica e sanitaria del pianeta.

Se molti auspicano «l’ingresso» del vaccino (si parla di fine anno), altri (pochi in verità) non smettono di sostenere tesi negazioniste e complottiste, considerando la «paura di massa», il solo impedimento ad un ragionevole e conseguenziale stile di vita, improntato sul «tanto è solo un’influenza un po’ più aggressiva».

Ci affidiamo ai dati.

A volte, anche su quelli, c’è scontro e interpretazione personale.

Si continua a discutere se dobbiamo «morire di covid o morire di fame», dove per fame si intende la catastrofe economica che si è abbattuta e si profila nel futuro prossimo.

Il privato non ha il «paracadute», e deve sbarcare il lunario in condizioni a dir poco drammatiche, ma occorre anche agire e lavorare in sicurezza. Come fare?

Forse qualche aiutino in più...

Nella «città Gargano» la situazione non è delle migliori e i numerosi casi di positività amplificano una condizione diffusa di insicurezza e di preoccupazione.

Siamo tutti potenzialmente a rischio nonostante le attenzioni e il rispetto delle norme e subiamo un intollerabile stress psicologico che deteriora anche i più forti di carattere.

Ditemi voi se questa non è una battaglia...

A tutti coloro che soffrono, la mia personale e affettuosa vicinanza e un sincero incoraggiamento.


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