Vico del Gargano: San Valentino, il Santo “osé”, patrono degli innamorati e degli agrumi

Vico del Gargano: San Valentino, il Santo “osé”, patrono degli innamorati e degli agrumi


Un po’ di amore, un po’ di storia e qualche leggenda

Racconto a puntate


di Giuseppe Maratea


Se il Gargano era un’isola, avvolta nel sonno di una solitudine antica, Vico era un’isola sitibonda, con grossi odori amicali di stalla, di vinaccia, di trappeto, di capre, di maialetti inquieti nell’immondizia delle straducole.

“Chi vuole un barile d’acqua, un barile d’acqua per un soldo?”

L’acquaiola portava un barile solo, ben equilibrato sulla testa: aveva fatto a piedi scalzi due chilometri di salita dalla “Fontana”, aveva guadagnato un soldo.

In questo contesto si inquadra la, per molti versi, sconvolgente sostituzione di San Norberto con San Valentino.



La scultura lignea del Santo è di casa nella Chiesa Matrice, da oltre quattro secoli (1618), al centro di una pala d’altare, che ha a sinistra Sant’Agata, a destra San Girolamo: le sue reliquie vi giunsero, nell’intento di salvaguardare dal gelo gli agrumeti delle dolci colline da cui si contemplano le “Isole Diomedee” (oggi volgarizzate in Isole Tremiti).

Nessuno stupore se le preghiere dei credenti e miscredenti, ancora oggi sono tutte per San Valentino, presbitero e martire, Patrono della cittadina garganica e, in particolare, degli agrumi e degli innamorati. Agghindato di arance, quando sfila per le vie del paese, viene incitato come si incita un atleta prima della gara: la gara contro il termometro che minaccia di scendere a quote letali (e il Santo – sia detto a sua lode – per fortuna, di rado viene meno al suo impegno di protettore a tempo pieno dei pomi citrici).

Anche se l’economia agricola di Vico è sufficientemente diversificata e altre risorse la sorreggono (non per nulla l’ulivo campeggia nello stemma comunale), sono le arance che si vantano di allietare la mensa degli dei.

San Biagio… San Nicola… Canneto…Murge nere: immagini che si contendono un posto nella memoria.

E sono immagini da Eden perduto (e ritrovato): uno scenario estraneo alle ansimanti creature metropolitane che fa aspirare con gioia infantile smarriti profumi di zagara e di limoni e ascoltare – nel senso che ci rammenta Roland Barthes – il “brusio delle foglie”.

In processione, fra gli strepiti della fanfara, San Valentino, sotto l’alto baldacchino, oscillando per il passo mai concorde dei portatori, avanza tra la folla: i biglietti da cinque, dieci, venti, cinquanta (rari) euri sono appuntati ai suoi piedi: segno della devozione dei presenti e, soprattutto, di quelli emigrati lontano a cercare lavoro e non dimentichi del loro santo protettore.



Quest’anno è passato un po’ in sordina a Vico il “Valentine’s day”, la festa di San Valentino, patrono degli innamorati: degli innamorati veri e di quelli che fingono di esserlo, di quelli che si giurano amore eterno (salvo a smentirsi subito dopo) e di quelli che intasano il “Vicolo del Bacio” del quartiere “Terra” di uno dei “Borghi più belli d’Italia”, nella speranza che l’amore sbocci o che quello appassito rinverdisca (la cantina – museo dell’archeologo del vino Nello Biscotti, con il suo “macchiatello”,



si propone legittimamente di costituire un biologico antidepressivo e una salutare alternativa alla pillola blu), dei fidanzati fedelissimi o che aspirano a diventarlo e di quelli che tradiscono (o che sono traditi); e, continuando, degli sposati “ab immemorabili” che “semel in anno” per qualche minuto, e non senza sforzo, si abbandonano alla gioia di una lenta “passeggiata archeologica” e dei divorziati che confidano in un nuovo (e fors’anche più fallimentare) “coup de foudre” (i divorzi – è statisticamente provato – sono sempre il preludio di una nuova “liaison”); e persino, da Santo un po’ osé e al passo con i tempi, di legami “particolari” che non scandalizzano più nemmeno i “benpensanti” in via di estinzione; e, da ultimo, i giovanissimi che, nella fantasmagoria di luci fioche, di ombre e di penombre, si comunicano i primi sospiri (e non solo).

San Valentino abbraccia e benedice proprio tutti, e tutti pensano di avere a portata di mano una specie di “saper amare” anche per i casi attuali della vita.

E se l’amore non viene ancora, non è detto che non verrà. Si attende senza impazienza, senza dispetto, serenamente: l’appuntamento è solo rinviato al prossimo anno. (continua)





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