top of page

Don Gabriele Giordano saluta la comunità vichese. Il senso del cammino: la gratitudine, il perdono e la vocazione a essere "Cirenei"

9 ore fa
Tempo di lettura: 9 min

Una Chiesa Madre stracolma di fedeli e di silenzi commossi con le parole di Don Gabriele e Don Matteo che si sono posate sul cuore di un'intera comunità, autorità civili e militari incluse, trasformando il commiato in un momento di indimenticabile e vibrante comunione.


Ho voluto riportare il discorso di Don Gabriele con un video non eccellente come qualità, ma utile allo scopo. A seguire anche il testo trascritto.


Un toccante discorso che segna la conclusione di un'intensa esperienza pastorale durata quindici anni a Vico del Gargano. Piuttosto che un bilancio formale o un elenco di opere realizzate, liquidate con l'ammonimento biblico della «vanità delle vanità», l'intervento si trasforma in un profondo atto di lode, di ringraziamento e di riconciliazione.

Ripercorrendo gli anni trascorsi nella comunità, dalla scuola alle parrocchie, dalle istituzioni civili alle associazioni, il nostro Don Gabriele offre una lettura spirituale del legame profondo nato con il territorio, ricordando come sia stato proprio il tessuto umano di Vico a plasmare e a far maturare in pienezza la sua vocazione sacerdotale.

Con grande onestà e affetto verso la sua gente, Don Gabriele non nasconde le fatiche, i limiti e le divisioni che a volte appesantiscono la vita della comunità, mettendo in guardia contro il disfattismo cronico, i pregiudizi e la tentazione di giudicare o denigrare il prossimo.

Il cuore del messaggio è racchiuso nell'immagine della quinta stazione della Via Crucis e nella figura di Simone di Cirene. La consegna finale per tutti i cittadini di Vico non è quella di guardarsi con sospetto o di puntarsi il dito contro, ma di diventare Cirenei l'uno dell'altro. È l'invito a farsi carico dei pesi quotidiani dei fratelli con prossimità, leggerezza e carità, riscoprendo nella solidarietà e nella cura reciproca il vero volto della fraternità e dell'amore per il proprio paese.


Un discorso che mi ha commosso e che porterò sempre nel cuore e nella memoria.


Potete leggere il discorso completo in basso e guardare il video.


Il discorso di Don Gabriele del 24 settembre, in Chiesa Madre:

"Allora il Vescovo usava accompagnare anche i vice parroci, a quel tempo, proprio per esercitare anzitutto la paternità verso i preti più giovani. Era sabato, quel 25, 24 settembre del 2011 ed eravamo nella chiesetta di San Marco, perché questa chiesa era ancora chiusa per i restauri compiuti sotto Don Matteo di Conso, ricorderete tutti. In realtà avevo espresso il desiderio, davanti alla proposta di diventare parroco da tutt'altra parte, a Monte Sant'Angelo, 15 anni fa, e espressi il desiderio di non diventare parroco subito, avevo 29 anni, poi a Monte troppi parenti, e chiesi di poter fare ancora il vice parroco da qualche altra parte, perché sentivo il bisogno di confrontarmi ancora senza il peso della responsabilità.

E fui accontentato, ma la diplomazia ecclesiastica, tanto paterna quanto spicciola e sorridente, mi incastrò qui, come vice parroco, ad un sacerdote ottantenne. L'anno dopo fui parroco. Avevo 30 anni.

In realtà ero a Vico già dal primo settembre, in servizio presso l'Istituto Comprensivo Manicone per l'insegnamento della religione cattolica nella scuola media. Questo mi avvantaggiava nel mio inserimento cittadino e nel tessuto umano e sociale di questo paese. In più conoscevo tanti vichesi, perché prima di allora venivo da Carpino, avevo insegnato scuola media a Carpino, scuola media a Ischitella, la ragioneria a Rodi, avevo girato, quindi conoscevo un sacco di colleghi vichesi.

D’Avolio era stato il mio preside a Rodi, Filomena e tantissimi altri, Angela, che non sto qui ad elencare. Quindi venire a Vico significava venire e conoscere già qualcuno. Questo fu per me un motivo di speranza.

Dopo 15 anni, questa sera concludo questa esperienza pastorale a Vico. Non voglio e non devo tirare le somme di questo tempo importante, solo il compito misericordioso di tracciare il giudizio sulla vita terrena di ciascuno di noi, a noi, figli di Dio, il dovere della lode e del ringraziamento. San Francesco d'Assisi si dice sia nato presumibilmente il 1181, forse 82.

Certo è che morì nel 1226, infatti questo è l'ottavo centenario della morte. E quando morì San Francesco aveva 45 anni, la mia stessa età oggi. Non si tratta di morire, di salutare.

Noi non sappiamo domani mattina, ma per ora siamo qui. Poiché sono anche terziario francescano e il mio arrivo qui a Vico mi suggerì di approfondire la conoscenza di San Francesco, proprio diventando terziario, allora voglio usare le sue stesse parole per dire la mia lode a Dio e il mio ringraziamento per questi anni. Laudateci, Signore mio, per questo Paese così bello, ricco e al tempo stesso complicato.

Per le sue bellezze e le sue mupie. Per la sua generosità e la sua intraprendenza, ma anche per le sue lentezze e complicazioni. Per il disfattismo cronico che ha iniziato ad albergare da un po' di tempo in mezzo a noi, che la macchia.

Laudato sì, Signore mio, a vico del gargano ho potuto sperimentare la tua presenza di Padre misericordioso. Vent'anni fa, quasi, venivo ordinato sacerdote, ma è in mezzo a voi che ho capito il sacerdozio. E quindi questa esperienza sarà indimenticabile, perché se sono diventato prete, nel senso più profondo del termine, lo devo a voi.

Laudato sì, Signore mio, per questa parrocchia, Santa Maria Assunta e San Marco Evangelista. Queste due parrocchie, perché sono due le parrocchie, giuridicamente, sono agli estremi, perché questa parrocchia ha una fondazione immemorabile, cioè non si sa quando è nata, mentre invece la parrocchia di San Marco è stata istituita nel 49, 1949. La prima, questa, è l'ultima, quella.

Eppure questa storia è intensa, ricca di tradizioni, di fede e di carità. Mia cara parrocchia, non smettere mai di essere unita e operosa. Non devi dimostrare niente a nessuno, perché una parrocchia è tale non perché debba dimostrare qualcosa.

Non è una vetrina, ma siamo al prospetto di Dio, dobbiamo vivere alla presenza di Dio, dobbiamo difenderla, l'unità, dobbiamo difendere la comunione, dobbiamo aumentare la fede e rendere più concreta la carità. Mia cara comunità, fidati di chi è e sarà alla tua guida. Sii sempre aperta all'accoglienza.

Se dovessi fare il riassunto di questi anni, chiaramente non ce ne andremmo più. E non si fa il riassunto delle cose belle, le si ricorda e basta. Ognuno di noi ha in mente tutto.

I ralli della pace, i carnevale, la vita in parrocchia, le uscite, le gite, i pellegrinaggi, le cose belle, le discussioni, gli abbandoni, le porte sbattute e poi riaperte, le cose costruite, le cose distrutte. C'è di tutto, come c'è di tutto in una famiglia. Niente di più, niente di meno.

Laudato sì, Signore mio, per il mondo della scuola, nei quali ho mosso i miei primi passi, sia all'istituto comprensivo Manicone Fiorentino, che a liceo Virgilio. Quanto lavoro, quanto confronto, quanta amicizia sincera e mai informale. La verità, sempre difesa e da incrementare, è quella che tutti sappiamo e che è innanzitutto la crescita umana e culturale di ogni figlio di questa comunità, che ha motivato qualsiasi decisione, nel senso di dirlo oggi, perché ogni momento è stato vissuto per il bene dei ragazzi e dei bambini e delle loro famiglie.

È stata una bellissima esperienza, la scuola, a volte totalizzante e per questo motivo ad un certo punto ho dovuto rinunciare, perché oltre alla mattina ci si allargava anche un po' il pomeriggio e diventava un po' difficile la gestione, ma è stato bellissimo insegnare, avere dei colleghi stupendi, dei presidi formidabili, appassionati, combattivi, ma belli, grazie alla scuola.

Laudato sì signore mio, per l'amministrazione comunale, le autorità civili e militari tutte, al servizio del bene comune, questa cittadina, ho sempre sperimentato la fiducia e la stima da parte di tutti gli amministratori e dei sindaci che si sono succeduti in questi 15 anni. Grazie alla sinergia con loro è stato possibile realizzare le opere che sono davanti a voi e che rimarranno con voi e che vi spingo ed esorto a continuare a sostenere.

Ecco, il progetto di valorizzazione di quello che oggi è il centro parrocchiale a Mensa, l'oratorio, è un sogno iniziato in sordina, in silenzio, con l'allora sindaco Sementino, che fece finta di non vedere, di non sapere, di non capire, ma mai mi ostacolò, fino a quando poi, passando il testimone alla presente amministrazione, tutto si è concretizzato ed è fiorito come nemmeno io immaginavo. Grazie per il vostro supporto.

Laudato sì, signore mio, per il dono e la presenza delle confraternite.

Il nome stesso, confraternita, è composto di un prefisso e di un nome che rafforza la loro identità, essere una famiglia di fratelli da 0 ai 99 anni. Grazie per la vostra presenza e la custodia delle tradizioni. Non dimenticate, cari confratelli e consorelle, cari confraternite, di nutrirvi in Dio, attraverso la sua parola e i sacramenti, che sono sostanza e sostegno delle tradizioni.

Non abbiate paura delle novità e di crescere. Laudato sì, signore mio, per tutte le associazioni incontrate e sostenute in questi anni, gli anziani, il mondo dello sport, il teatro popolare, il canto, la musica, la danza, la palestra, il volontariato, la croce rossa, la proloco, il comitato feste patronale, l'associazione di Santa Maria Cura, l'incastro di ruoli e competenze, lo scambio di talenti e responsabilità, il confronto di idee e di proposte ci aiuti sempre più nella collaborazione e nella stima reciproca. Siamo fatti tutti per il bene della comunità, per l'amore a questo Paese.

Non c'è chi ama di più e chi ama di meno. Amiamo tutti diversamente, ma tutti amiamo il nostro Paese. Non c'è da combattere, non c'è da lottare, c'è da stare insieme.

Laudato sì, signore mio, per il mondo dei servizi sociali e per tutta quella parte di amministrazione, di comune con cui abbiamo collaborato in maniera più stretta, soprattutto dal Covid in poi. Ci siamo divertiti, ci siamo disperati di tutto, però è stato bello perché abbiamo riscoperto la solidarietà e anche il soffrire per le situazioni che non sono nostre, ma che ci appartengono sempre e comunque, che appartengono a tutti. Laudato sì, signore mio, per l'Associazione Benefica Divina Carità e per la comunità Laudato sì, Associazione Pervinca, espressione dell'intraprendenza e dell'urgenza di riappropriarsi delle caratteristiche di questo popolo, la solidarietà e la cura del creato.

Due impegni e responsabilità a cui siamo tutti chiamati per sorreggere il nostro piccolo mondo e perché questo nostro mondo piccolo non cada nella bruttezza, nel menefreghismo e negli incuria. Laudato sì, signore mio, per tutti gli uomini e le donne incontrati in questi anni, negli eventi belli e sorridenti, in quelli difficili e luttuosi, nelle occasioni in cui è stato possibile dire sì e in quelle dove purtroppo abbiamo discorso sul no, per quanti hanno condiviso l'allegria dei viaggi e la profondità dei pellegrinaggi, per voi tutti presenti, gli assenti, gli anziani, i lontani, le famiglie, i bambini, i giovani, soprattutto quei giovani più difficili, e per quelli adesso non più presenti, perché già in comunione con Dio, quanti amici sono stati accompagnati al cimitero, quante persone. Laudato sì, signore mio, anche per sorella morte perché ha reso eterne queste persone nel nostro ricordo.

Laudato sì, signore mio, per tutte quelle situazioni in cui ho sbagliato e ho fatto male.

Laudato sì, signore mio, per tutte quelle situazioni in cui ho sbagliato e ho fatto male, per le quali chiedo perdono a Dio e a voi, per quelle persone che ho ferito e deluso, con cui non è stata possibile la riconciliazione, Dio provveda alla misericordia vicende. Quando Don Matteo mi ha proposto la locandina per il saluto, non mi ricordo nemmeno che immagine aveva messo che Don Matteo sa fare anche le locatine.

Ma non è un secondo lavoro. Io invece ho voluto e ho suggerito la quinta stazione della Via Crucis dell'artista Bortoluzzi. La quinta stazione è la stazione del Cireneo che aiuta a portare la croce.

In quella stazione non è ritratto solo Gesù e il Cireneo che porta la croce, ma nella penombra c'è un sacerdote, quel sacerdote è Don Nicola Martelli, lo storico parroco di questa chiesa. Perché ho voluto rappresentare quella scena in questa locandina di saluto? Perché vorrei che Vico diventasse una nuova Cirene e tutti noi diventassimo Cirenei, l'uno dell'altro. Basta accusarci, disprezzarci, scrivere male di tutto, di più.

Siamo Cirenei l'uno dell'altro, dobbiamo aiutarci l'uno con l'altro a portare la croce. Questo paese è tanto bello, ma ultimamente quando siamo diventati pesanti, pesanti, ho fatto il prete, ho fatto il psicologo, lo psicologo fa come il comico. Qualcuno mi chiede da me, chiacchieramo.

Che è successo? Almeno tu mi fai ridere. Ma va bene. Perché non lo prendiamo come vero affido, come impegno? Non so se ancora la città di Cirene esiste, non lo so.

Però diventiamo Cirenei l'uno dell'altro, invece di giudicarci e di puntare il dito su come ognuno di noi porta la croce, perché ognuno di noi la porta alla maniera propria. Aiutiamoci a portare la croce tra di noi, la croce quotidiana, gli impegni. Tutti.

Se ognuno di noi potesse diventare Cireneo dell'altro, e guardate, Cireneo non è un prete, un prete sta guardare, nell'immagine, nella Via Crucis. Ognuno di noi diventi Cireneo dell'altro, riusciremo ad essere anche più leggeri così, e anche più fratelli, più amici, più accoglienti, più sereni, più gioiosi. Ecco, la parola di Dio di questa sera mi ha aiutato in questo ringraziamento.

Vanità delle vanità, tutto passa, è tutto uguale, tutto spento, è tutto alla stessa maniera. Ma è lì che dobbiamo trovare lo sguardo di Gesù, trovare una finalità, trovare un fine e dire, oh, io mi devo impegnare per il bene, non solo a denigrare l'altro, no, non solo, non lo devo denigrare, non serve denigrare l'altro, a questo lo aiuto, lo sollevo. Mi piacerebbe sapervi tutti Cirenei, ed è questo, è il mio saluto.

Non è un riassunto delle cose fatte, perché, ecco, vanità delle vanità. A voi devo dire che cosa ho fatto, che cosa abbiamo fatto insieme, qui davanti all'altare del Signore dovevo raccontare chi siamo stati, cosa abbiamo fatto. Vanità delle vanità.

Non serve dire che cosa abbiamo fatto, serve invece dirsi e spronarsi ad essere Cirenei l'uno dell'altro. Questa è la mia consegna, questo è il mio messaggio. Spero di averlo fatto bene in questi quindici anni e grazie."

Commenti


  • LinkedIn Icona sociale
  • Facebook Social Icon
  • Twitter Social Icon
  • YouTube Social  Icon
  • Instagram Social Icon

Nel rispetto della Legge n. 103/2012: il Blog Fuoriporta.info è realizzato unicamente su supporto informatico e diffuso unicamente per via telematica ovvero on line. Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata - Consultabile gratuitamente - Le collaborazioni sono sempre gratuite -  - La responsabilità degli articoli (“post”) e dei video, è dei rispettivi autori, che ne rispondono interamente e legalmente. L’autore di ogni post è dichiarato sotto il titolo dell’articolo.

Ciascun autore si accerterà, prima della pubblicazione del proprio post, della esatta situazione di copyright o copyleft dei materiali che intende inserire, propri o altrui. È responsabilità dell’autore del singolo post accertarsi che non esistano impedimenti di copyright o diritti da assolvere in alcun modo per la pubblicazione del materiale, oppure procurarsi le liberatorie necessarie e inoltrarle alla Redazione. - P. Iva: 02138510710 

bottom of page