Il "mistero" garganico: quando il colore politico...
- Michele Lauriola
- 1 giorno fa
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Il dopo voto si presta storicamente a tante interpretazioni. C'è chi vince, chi perde, chi ha perso ed ha vinto, chi ha vinto sentendosi perdente e chi non perde mai.
Intanto in Italia hanno vinto gli elettori del NO.
Non si discute l'aspetto numerico e nemmeno quello della volontà con le uniche eccezioni della Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Le città di Milano e Venezia, invece, bocciano la riforma.
Geograficamente, il Sì prevale nelle province settentrionali e laziali, mentre il No domina nelle grandi città, spostando gli equilibri politici del voto.
Mi sono concesso una sintesi di cronaca semiseria del voto nei nostri paeselli.
Se volete davvero divertirvi, dovete guardare al Promontorio. Qui la bussola della politica tradizionale ha deciso di andare in tilt. Mentre il resto d'Italia puntava sul No, a Ischitella e Carpino, dove i sindaci non sono del partito della Meloni, il "Sì" ha trionfato manco fosse un candidato locale. E che dire di Peschici, Rodi, Sannicandro e Vico del Gargano? Anche lì il "Sì" ha sfilato in parata. A Vieste si è sfiorato il pareggio con un sindaco Presidente di Provincia e due Consiglieri Regionali.
La verità?
Fuori dagli schemi romani, il voto garganico sembra un atto di anarchia ragionata: se il vento nazionale soffia da una parte, noi mettiamo il cappotto e andiamo dall'altra.
O forse, più semplicemente, il cittadino ha deciso che della linea di partito ne ha piene le tasche, specie quando si parla di temi che toccano il cuore, la pelle e l'orgoglio e non solo il simbolo sulla scheda.
Il grande ritorno in Via Papa Giovanni è la nota di colore locale che ha scaldato i cuori (visto che il sole non è pervenuto); finalmente la gente è tornata a votare, anche se mancano ancora le grandi percentuali.
C’è qualcosa di rassicurante nel rivedere il popolo alle urne in quella sede storica, un ritorno alle tradizioni che profuma di democrazia d’altri tempi. Forse è proprio questo il segreto: la politica passa, i governi cadono, ma il rito del voto tra quelle mura resta una delle poche certezze di una comunità che, per il resto, naviga a vista.






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