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Il risveglio

Marzo è il mese della primavera, ma quest’anno sembra essere stato soprattutto il mese dei grandi ritorni.

È tornata la passione civile, è tornato il dibattito acceso sui social e, incredibile a dirsi, è tornata la gente ai seggi. Per settimane abbiamo assistito a una mobilitazione che non si vedeva da tempo, merito di illustri magistrati in difesa della Costituzione, fior di avvocati prestati alla causa e politici-intellettuali che hanno riscoperto il piacere del confronto e dell’intervento sui social.

Il risultato del referendum? Al di là dei numeri, il vero miracolo è stato lo schiaffo all'astensionismo. Abbiamo scoperto che l'elettore medio non è morto, era solo in letargo in attesa di uno scossone. Ci voleva un referendum per svegliare le coscienze, o forse solo per ricordarci che la matita copiativa non morde. Ma ora che la macchina elettorale ha spento i motori, resta da capire cosa abbiamo trovato al risveglio. Mentre in tv, in internet, con whatsup, si accapigliavano sui massimi sistemi e sulla separazione delle carriere, il mondo "reale", ha continuato a girare con la solita, inquietante inerzia. Per ora l'unico miglioramento visibile nei servizi sanitari è la velocità con cui ti dicono che non c’è posto fino al 2027. Un'efficienza burocratica invidiabile, se non fosse che il paziente solitamente ha fretta.

E fuori dai nostri confini? Ci siamo assuefatti a tutto. La guerra in Iran e i conflitti sparsi nel globo sono diventati il rumore di fondo delle nostre giornate, una sorta di "meteo delle sventure" a cui prestiamo la stessa attenzione che si riserva alla pubblicità sulle reti private. La tragedia è diventata routine, un dato statistico che consultiamo distratti mentre controlliamo il prezzo della benzina o se il vento permetterà di portare l’ombrellone in spiaggia. Perché qui, tra le coste del Gargano e le pietre di Vico, la vera geopolitica si gioca sulle prenotazioni. Superata la Pasqua, i nostri operatori turistici smetteranno di consultare i manuali di diritto per passare a quelli, ben più complessi, della meteorologia e dei portali di booking.

Il ponte del 25 aprile e quello del 1° maggio sono i nuovi confini da difendere e la settimana prossima sarà quella della verità, quella in cui capiremo se l'economia locale riceverà la scossa necessaria o se dovremo rassegnarci a una primavera di "sola lettura".

In conclusione, questo marzo ci lascia con una certezza: siamo un popolo che si entusiasma per le grandi battaglie di principio, ma che poi deve fare i conti con la bolletta della luce, la pompa di benzina e il freddo pungente che gela la fioritura degli alberi. Ben venga il risveglio delle coscienze, dunque, purché non si riaddormentino proprio ora che c'è da rimboccarsi le maniche per la Settimana Santa, quando Vico si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto, e ospita migliaia di turisti e paesani in vacanza per il tradizionale evento religioso, e per l'estate, occasione di lavoro e di reddito per centinaia di lavoratori.

Perché, referendum o no, il turismo e l'olio non si fanno con i discorsi, ma con il lavoro, l’impegno, gli investimenti e... la speranza (e possibilmente un buon meteo).


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