L’ennesimo evento alluvionale...

Oggi, 19 Luglio, il Comune di San Marco in Lamis è vittima dell’ennesimo evento alluvionale (240 mm di pioggia in poche ore) come nei giorni scorsi si sono registrati forti disagi in altre zone del Gargano e della regione Puglia.

Non è passata l’eco dell’evento alluvionale del 2014 che ha fatto registrare delle vittime proprio sul Gargano ma da all’ora ad oggi cosa è cambiato?

Poco anzi pochissimo visto che molti progetti di messa in sicurezza non sono ancora partiti.

E così ci ritroviamo ad affrontare una nuova emergenza; le piogge hanno interessato un territorio solido con affioramenti di terreni rocciosi rappresentati da calcari, quindi materiali lapidei ma nonostante questo, la situazione, come quasi ovunque in Italia, resta fragile.

Dietro emergenze come il dissesto idrogeologico ci sono diversi fattori predisponenti: il disboscamento, causato anche da incendi come quello registrato solo alcuni giorni addietro nei comuni di Vico del Gargano e Ischitella in provincia di Foggia, l’assenza o scarsa manutenzione dei corsi d’acqua e dei principali impluvi, le mancate manutenzioni delle infrastrutture quali strade, acquedotti, fognature che spesso diventano elementi di amplificazione e/o di innesco di fenomeni di frane, mettendo a rischio oltre che beni pubblici e privati anche la vita delle persone, ma soprattutto serve un’azione costante di controllo sulla geomorfologia e l’idraulica di tutto il territorio.

Oggi, anche per effetto dei cambiamenti climatici in atto, si verificano sempre più spesso piogge copiose, di gran lunga superiori ai massimi storici registrati dalla rete pluviometrica, che trovano terreni fortemente impermeabilizzati con scarsa capacità di infiltrazione. E’ di questi giorni l’ultimo rapporto del consumo di suolo a cura dell’ISPRA che annovera la Puglia, con + 493 ettari consumati nell’ultimo anno, tra le regioni a maggior consumo di suolo.

Bisogna pertanto prepararsi a mitigare il carico sul territorio adeguando la politica di gestione dello stesso a partire dall’adeguamento dei Piani di Protezione Civile Comunale.

Ma resta il problema del settore pubblico poiché la Pubblica amministrazione è quasi del tutto priva di geologi dipendenti e la Puglia è tra le regioni italiane a non disporre di un Servizio Geologico Regionale mentre il delicato equilibrio idrogeologico della Puglia richiederebbe semmai il “geologo di zona”.

Ma ancor prima andrebbe individuata negli organi tecnici della Regione la sede presso cui far ruotare l’iter di pianificazione, programmazione e controllo degli interventi per la difesa del suolo potenziando gli uffici con professionalità specifiche (geologi, forestali, etc.).

Risulta, quindi, necessaria una riprogrammazione della mitigazione del rischio idraulico ed idrogeologico a scala di bacino idrografico e non con interventi spot, spesso senza nessuna connessione fra loro. Un lavoro che implica l’urgenza di studiare i bacini idrografici, monitorare le aste torrentizie ed i versanti e programmare le spese d’interventi su dati certi.

Inoltre la principale attenzione dovrebbe essere finalizzata all’attivazione di presìdi pubblici del territorio nonché l’istituzione del fascicolo di manutenzione del territorio, prevedendo il coinvolgimento del geologo sin dalle prime fasi della pianificazione territoriale.

In ultimo, ma non per minore importanza, occorre educare e sensibilizzare i cittadini tutti a partire dalle scuole, insegnando come comportarsi durante le situazioni di allerta e di emergenza, scongiurando cattivi comportamenti che spesso provocano vittime così come far conoscere i piani comunali di protezione civile a tutti e non tenerli chiusi in un cassetto.


Geol. Giovanna Amedei

Presidente dell’Ordine dei Geologi della Regione Puglia





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