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L'intelligenza artificiale come co-pilota: intervista a Giandomenico Simone tra ingegneria, aviazione e mercati globali

2 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Studente di ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, pilota commerciale e giovane imprenditore, Giandomenico Simone unisce la passione per il progresso tecnologico a una visione lucida e pragmatica dell'intelligenza artificiale. Dalla gestione logistica dei ricambi aeronautici fino alla ricerca spaziale e all'analisi dei mercati finanziari, ecco come l'IA sta ridefinendo il suo modo di fare innovazione.


D.: Giandomenico, partiamo da un punto chiave: qual è il tuo rapporto quotidiano con l'intelligenza artificiale e come eviti i rischi legati a un suo utilizzo superficiale?

R.: Sono un grande appassionato di tecnologia e innovazione, quindi tendo ad avere un occhio molto allenato verso questi strumenti. Tuttavia, noto sempre più spesso, specialmente tra i miei coetanei, la tendenza a considerare l'IA come un oracolo infallibile, delegandole persino il pensiero critico: questo è gravissimo. Per me l'intelligenza artificiale rimane uno strumento nella cassetta degli attrezzi. Se vogliamo fare un parallelismo con l'aviazione, è un po' come il pilota automatico: riduce drasticamente il carico di lavoro ed è una grande comodità, ma in cabina ci deve essere sempre il pilota a fare un cross-check per assicurarsi che tutto funzioni correttamente.


D.: Questo approccio rigoroso lo hai applicato concretamente anche alla logistica aeronautica, sviluppando un ecosistema digitale dedicato ai velivoli ultraleggeri. Come funziona?

R.: In aviazione il tempo è essenziale: un aereo bloccato a terra per la mancanza di un pezzo di ricambio genera enormi problemi logistici e finanziari. Per risolvere questo problema, ho creato un flusso logico basato su un modello LLM. I clienti inviano le proprie richieste anche nel fine settimana, e l'agente di intelligenza artificiale processa gli ordini registrando i dati e il componente richiesto. In questo modo il rivenditore, che prima era sommerso da chiamate e messaggi WhatsApp rischiando di perdere clienti a livello internazionale, può semplicemente aprire una dashboard e visualizzare tutti i dati ordinati, ottimizzando così tempi, costi di spedizione e gestione dell'inventario.


D.: È un modello tecnologico che si ferma al settore aeronautico o pensi che possa essere esteso altrove?

R.: Assolutamente no, è estendibile a tantissimi altri settori. Basti pensare ai negozi che hanno difficoltà a gestire le richieste dei clienti o ad ottimizzare la gestione interna: un agente IA può offrire un supporto prezioso dove ci sia la necessità a snellire flussi di lavoro complessi.


D.: Il tuo spirito imprenditoriale guarda anche oltreoceano. Stai lavorando a un progetto focalizzato sul mercato statunitense, ce lo racconti?

R.: Insieme ad un altro ragazzo stiamo fondando una società negli Stati Uniti. Abbiamo notato una forte asimmetria informativa sui mercati finanziari. Molti dati sono frammentati, tecnici e difficili da ricomporre in un quadro d'insieme. Chi ha le risorse per farlo parte avvantaggiato, tutti gli altri restano un passo indietro.

Il nostro obiettivo è ridurre questa distanza, e lo facciamo su due fronti. Da un lato con un servizio pensato per chi investe e vuole capire meglio cosa succede dietro le quinte dei mercati. Dall'altro lavorando fianco a fianco con le aziende, entrando nei loro processi per costruire strumenti su misura.


D.: Parlaci della tua attività nel campo della medicina spaziale con il Politecnico di Milano.

R.: Sì, è un progetto che porto avanti con il gruppo PoliSpace del Politecnico, chiamato MEEVA: un sistema di raffreddamento per le tute degli astronauti destinate a missioni analoghe. In qualità di system engineer mi trovo a collaborare con team di medicina, elettronica e controllo termico. Occasionalmente, utilizziamo le AI come ausilio, tuttavia i modelli attuali presentano limiti legati alla natura probabilistica e al rischio di confirmation bias, ma si rivelano strumenti eccezionali per scremare enormi moli di dati e filtrare le opzioni meno corrette, lasciando poi all'analisi critica umana la validazione finale.


Michele Lauriola





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