L'opinione. Il pass che aiuta la salute di tutti

L'opinione di Tommaso Pio dell'Aquila


NON POTEVA ESSERE CHE GREEN, IL PASS CHE AIUTA LA SALUTE DI TUTTI. I governi hanno gestito bene il lockdown? Anche al netto di scandali e comprendendo la portata straordinaria dell’evento pandemico, personalmente direi di no.

Non sono stati potenziati i mezzi di trasporto pubblico che la maggior parte della società può permettersi, senza garantire il distanziamento. La didattica a distanza per gli alunni della scuola dell’obbligo è stata usata più per aggirare responsabilità che per gli interessi collettivi (tra cui ricade l’istruzione dei giovani). I brevetti sui vaccini dovevano essere pubblici, per impedire i ricatti e il profitto sulla salute, da parte di poche case farmaceutiche. Un discorso a parte merita la gestione della comunicazione: inesistente. La confusione organizzata di alcuni media non è stata contrasta da una comunicazione istituzionale adatta alle tecnologie, ai tempi, all’esigenza di certezze. Viviamo una dittatura sanitaria? Prima di rispondere definiamo “dittatura sanitaria”. Essa è l’imposizione da parte delle autorità di azioni e pratiche sulla salute delle persone, che condiziona la singola esistenza. Ritornando alla domanda, rispondere di si. È una dittatura sanitaria circostanziata. Esiste una dittatura sanitaria quando si impedisce in pratica l’aborto (in Molise ci sono solo medici obiettori ) oppure non è consentito l’eutanasia. Altri esempi non me ne vengono in mente. Sono imposizioni di altre autorità sul libero arbitro di una persona, che condizionano la sua vita. Esclusivamente la sua vita, senza intaccare quella degli altri, quindi, il diritto all’aborto e all’eutanasia non deve essere impedito ma garantito. Quanto detto non sono le premesse per essere contrari al green pass vaccinale, per accedere ai luoghi della convivenza pubblica. Non possiamo costringere le persone a vaccinarsi, ma possiamo impedire che queste causino danni alla collettività. Quando si tratta di difendere il bene collettivo, regole così restrittive non sono semplicemente necessarie, ma oltremodo legittime e legali.

Non si può mettere a rischio la salute comune per una posizione di principio che interpreta in maniera distorta il senso dei diritti e delle libertà. Ognuno può fare quello che vuole, fino a quando non crea danni agli altri. Un principio che può valere su tutto, vale sicuramente per la salute pubblica. La Costituzione tutela la sanità come interesse della collettività ed è quindi ammissibile limitare la libertà di chi non si vaccina, garantendogli le cure. Puoi ubriacarti quanto vuoi, ed è giusto che lo Stato ti curi se contrai la cirrosi, ma non puoi metterti alla guida, perché diventi un pericolo per gli altri. Se lo fai, incorri nelle disposizioni della legge, che tutelano la collettività e quindi anche te.

Dovrei preoccuparmi di un vaccino? Con tutto quello che mangiamo, beviamo, respiriamo, per tutto il tempo che passiamo esposti alle radiazioni che ci garantiscono le connessioni, dovrei farmi degli scrupoli sul contenuto di vaccini che ci permettono di superare una pandemia disastrosa? Assolutamente no.


Sia chiaro, anche io vorrei evitare di vaccinarmi. Cerco di evitare il più possibile l’uso di farmaci, non prendo neanche un’aspirina anche quando mi scoppia la testa e voi?). Ma è la mia vita, il mio corpo. Non condiziono la vita degli altri. Se non mi vaccino invece sono un potenziale pericolo pubblico. Devo vaccinarmi per senso civico, per non rischiare altre morti, dolori e restrizioni. Credo come tanti nel valore dell’unità della nazione, non solo durante le vittorie della nazionale di calcio, quando sono gli altri a scendere in campo, ma soprattutto quando tocca a me fare la mia parte. La mia piccolissima parte.


Vacciniamoci. Scattiamoci un selfie mentre lo facciamo e postiamolo sui social. Non è un gesto egocentrico. Tutt’altro. Possiamo diventare un pungolo per stimolare gli altri ad emularci, tranquillizzandoli con il nostro esempio. Se questo non basta, ben venga il green pass sanitario.



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