L'ultimo promontorio
Viaggio nei cinque paesi del Gargano Nord alla prova dell'autonomia differenziata
di Valeria di Fine
Dalle corsie d'ospedale alle aule scolastiche, dalla superstrada mai completata ai fondi per le aree interne. Con le prime intese approvate a Roma, la riforma Calderoli torna d'attualità. E per i cinque comuni più a nord del promontorio, già classificati come Area Interna fragile, il futuro potrebbe essere un doppio isolamento.
Fino a ieri sembrava una legge congelata, archiviata dopo la bocciatura di gran parte dei suoi pilastri da parte della Corte Costituzionale a novembre 2024. Oggi l'autonomia differenziata è tornata.
Il 13 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato le prime intese con Liguria, Veneto, Lombardia e Piemonte su materie chiave: protezione civile, professioni, previdenza complementare e, soprattutto, sanità.
Immediata la reazione della Puglia. Il presidente Antonio Decaro ha annunciato ricorso alla Consulta: "Se il Governo intende portare avanti questo scellerato disegno, la Puglia farà ricorso alla Corte Costituzionale".
Al di là dello scontro politico Bari-Roma, cosa accadrebbe se quel modello diventasse realtà anche qui, nel Gargano Nord?
La sanità: il Servizio Sanitario Nazionale a pezzi?
È il punto più sensibile. Oggi Vieste, Peschici, Rodi Garganico, Ischitella e Vico del Gargano dipendono da un equilibrio già precario: ospedali a più di un'ora di macchina, presidi di primo intervento spesso sotto organico, postazioni del 118 a rischio tagli mentre la sanità pugliese fa i conti con un disavanzo da 349 milioni di euro.
La logica dell'autonomia differenziata prevede il trattenimento sul territorio del gettito fiscale. In parole semplici: le regioni più ricche trattengono di più. La Corte aveva già bocciato proprio le parti che riguardavano i Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) in sanità, ma il rischio, denunciato da Decaro come "a rischio la sanità del Sud", è quello descritto dagli esperti: una "irreversibile frammentazione del Servizio sanitario nazionale".
Per il Gargano Nord significherebbe: meno risorse per attrarre medici nei piccoli ospedali, concorsi che vanno deserti, e un divario che si allarga. Se Lombardia e Veneto potranno finanziare con fondi propri prestazioni extra-LEP, chi garantisce che sul Gargano, specialmente d'estate, ci sia lo stesso livello di emergenza-urgenza?
Scuola e spopolamento: l'area interna più penalizzata
Il Gargano Nord è ufficialmente Area Interna. Non è un'etichetta, è una condanna statistica: calo demografico, invecchiamento, scuole che perdono classi. Negli ultimi 20 anni in Puglia sono scomparse il 39% delle sedi autonome, in gran parte al Sud.
Con l'autonomia differenziata, istruzione e diritto allo studio rientrano tra le 23 materie devolvibili. Senza LEP nazionali finanziati e chiari su istruzione, il rischio è una scuola a due velocità. La Puglia ha oggi 11,5 milioni di euro per l'Area Interna del Gargano più 1,2 milioni sulle strade, fondi nazionali ed europei. Se la competizione tra regioni diventa fiscale, quei fondi perequativi rischiano di assottigliarsi.
Trasporti e infrastrutture: la superstrada che non arriva mai
Basta un dato per capire l'isolamento: la Strada a Scorrimento Veloce del Gargano, il tratto Vico-Peschici-Vieste, è ancora in fase di "realizzazione e adeguamento" finanziata dal Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027 con orizzonte 2026.
L'autonomia differenziata sulle infrastrutture significa che le regioni del Nord potranno gestire in autonomia grandi opere e tratte. La Puglia, che dipende ancora per il 70% da fondi nazionali per le sue strade interne, potrebbe trovarsi a dover negoziare ogni chilometro di asfalto.
La partita vera: chi decide cosa è essenziale?
Il nodo non è ideologico. È pratico. La riforma, anche nella sua versione "corretta" dopo la sentenza 192/2024, non ha ancora definito quanto costa garantire ovunque gli stessi diritti. Senza quei costi standard, l'autonomia è solo un assegno in bianco al Nord.
Per il Gargano Nord, che vive di turismo stagionale e di agricoltura, la conseguenza è doppia: da un lato una Regione Puglia con meno leva economica per investire nelle sue aree più periferiche; dall'altro, comuni come Peschici o Ischitella che dovrebbero moltiplicare l'impatto di pochi milioni "con investimenti davvero strategici", mentre altrove si moltiplicano le risorse.
Se l'autonomia differenziata diventa realtà anche al Sud, il Gargano Nord non rischia di diventare più autonomo. Rischia di diventare più solo.






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