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La luce del Mediterraneo e la dignità del lavoro: Renato Guttuso in mostra a Vieste

Il Comune di Vieste si appresta a diventare il baricentro culturale dell'estate pugliese. Dal 7 giugno al 20 settembre 2026, la bella cornice della Torre San Felice ospiterà “Renato Guttuso a Vieste”, una mostra antologica di straordinario spessore dedicata a uno dei maestri indiscussi del Novecento italiano. Promossa dall’Amministrazione Comunale e organizzata dalla Galleria Lombardi, con la preziosa collaborazione di Giuseppe Benvenuto e il patrocinio della Regione Puglia, l’esposizione raccoglie oltre venti opere uniche che coprono un arco temporale dagli anni Quaranta agli anni Ottanta. Un viaggio minuzioso e accurato tra i paesaggi della natia Sicilia, i ritratti intensi e quei dipinti-manifesto che hanno reso Guttuso l’artista simbolo di un intero movimento culturale, artistico e politico.


Un legame viscerale tra arte, terra e politica

Renato Guttuso (Bagheria 1911 – Roma 1987) non ha semplicemente dipinto la realtà; l'ha vissuta, interpretata e usata come strumento di testimonianza sociale. Influenzato dalle profonde tensioni storiche e politiche del suo tempo, il Maestro ha fuso indissolubilmente l’attivismo ideologico con la ricerca estetica. In mostra, capolavori come “Fichi d’india”, “Tre persone che guardano l’Etna” e lo studio per la celeberrima Vucciria, “Peperoni”, restituiscono l’eco di un rapporto intimo con il Mediterraneo, fatto di trame di luce taglienti e colori saturi.

Ma il fulcro della sua poetica resta l'essere umano. Opere come “Il falegname” nobilitano i mestieri popolari, trasformando la fatica quotidiana in un baluardo di dignità. Anche le figure femminili, lontane da idealizzazioni eteree, vibrano di una sensualità terrena, cruda e diretta, profondamente radicata nella cultura contadina.


Le voci del territorio: il Gargano specchio della Sicilia

Il vero valore aggiunto di questa esposizione risiede nel dialogo ideale che si instaura tra la tela e il luogo che la ospita. Un concetto espresso con grande lirismo dal Sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti, che ha voluto sottolineare la profonda affinità elettiva tra la Sicilia del Maestro e il territorio garganico:

“Guttuso ha dipinto la Sicilia come una terra che si porta addosso il peso della storia e la luce del Mediterraneo: una terra di fatica, di radici profonde, di una bellezza che non si concede facilmente. Vieste è fatta della stessa materia. Il Gargano ha la stessa durezza calcarea, lo stesso mare che non mente, la stessa comunità che conosce il valore del lavoro e della dignità. Ospitare questa mostra alla Torre San Felice è un riconoscimento. Guttuso aveva già dipinto qualcosa che appartiene anche a noi”.

A fargli eco è l'intervento di Alessandro Del Zompo, Consigliere comunale con delega alla Cultura, che rintraccia nell'operato del pittore una spinta alla riflessione identitaria per l'intera comunità viestana:

“C’è un filo che unisce la Sicilia di Guttuso al Gargano: entrambe sono terre di confine, sospese tra il mare e una storia antica che non smette di pesare. Guttuso ha fatto di quella tensione la sua poetica: ha messo al centro il pescatore, il contadino, il falegname. Perché chi lavora con le mani merita di stare al centro di un racconto. Portare queste opere a Vieste significa interrogarsi su ciò che siamo stati e su ciò che vogliamo essere: una comunità che riconosce la propria identità nei valori che Guttuso ha difeso con il pennello”.

La mostra a Torre San Felice non si configura quindi come un semplice evento espositivo, ma come un’operazione culturale ad alto impatto emotivo, capace di unire idealmente due sponde del Sud Italia sotto il segno della grande arte e della memoria storica.



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