LETTERA AL PRESIDENTE EMILIANO DA UNA CHAT DI MEDICI FOGGIANI

Egregio Presidente,

a scriverle è la quasi totalità dei medici di medicina generale della città di Foggia, tutti riuniti, al di là delle sigle sindacali, in una chat locale, una delle tante in cui ci siamo ritrovati in tutta la nostra provincia in questi mesi di guerra ad un virus che sta mettendo in ginocchio il mondo intero.

Inizialmente siamo stati messi in ginocchio anche noi, di fronte a sintomatologie anomale ed alle angosce dei nostri assistiti, sempre più preoccupati dalle notizie che arrivavano dalla Cina.

Per uscire dal nostro isolamento ci siamo riuniti in chat, cercando insieme di trovare risposte e darci regole di buon senso per salvaguardare noi e i nostri concittadini, sprovvisti come sempre siamo stati di dispositivi di protezione individuale. Ci siamo scambiati esperienze ed ansie comuni, sopperendo con lo stare insieme alla mancanza di linee guida e, successivamente, alle troppe ed incalzanti indicazioni che ogni giorno contraddicevano quelle del giorno precedente. Un caos, caro Presidente, in una mancanza assoluta di qualunque tipo di coordinamento con il Dipartimento di Prevenzione.

Siamo rimasti soli con i nostri pazienti con la loro febbre che non passava e i tamponi che non arrivavano, senza nessuna possibilità di andarli a visitare per non ammalarci anche noi. Abbiamo avuto nella nostra città tre colleghi contagiati e per fortuna uno solo ha avuto bisogno di ricovero e ora è perfettamente guarito.

Un caos da cui ci siamo difesi con la forza di restare uniti tra noi e con i nostri pazienti a cui ci lega un rapporto d’affetto, basato sulla fiducia reciproca. Certamente anche nella nostra famiglia, come in tutte le famiglie, ci sono le pecore nere, ma Le assicuriamo che la stragrande maggioranza dei medici di famiglia ha fatto e continua a fare al meglio il proprio lavoro, in silenzio e senza essere sotto i riflettori, dovendo affrontare anche una ripartenza dei servizi che tarda a verificarsi, a differenza dei nostri studi che hanno ripreso ad accogliere gli assistiti tramite appuntamento fin da 4 maggio.

Si dice che nella foresta faccia più rumore un albero che cade, piuttosto che l’erba che cresce. Presidente, noi siamo quell’erba che cresce in silenzio, ma dando sostanza, humus, al terreno!

Non ci aspettavamo nessuna gratificazione, che pure è stata data ad altri operatori sanitari! Non ci aspettavamo nulla, perché abbiamo fatto solo il nostro dovere! Ma un grazie, quello sì, a nostro avviso, ci era dovuto!

Da Lei abbiamo ricevuto invece parole che non davano merito al nostro lavoro, forse perché fin troppo silenzioso, e addirittura un riferimento poco attento ai nostri presunti eccessivi guadagni, come se questo fosse una nostra colpa, che, quindi, La assolvesse da ringraziamenti.

Non stiamo qui a spiegarle cosa siano i costi di produzione del lavoro, tutti a nostro carico, e neppure a raccontarle di un blocco contrattuale ultradecennale e nemmeno dei tanti benefici contrattuali, che, a differenza di altre categorie, non abbiamo (TFR, tredicesima mensilità, ferie, ecc…) e neanche la differenza che c’è tra il netto ed il lordo.

Noi il nostro stipendio non lo rubiamo, ce lo sudiamo e lo sanno bene i nostri pazienti a cui provvederemo a raccontarlo meglio, utilizzando come bacheche i muri delle nostre sale d’attesa che, quando sono usate per qualunque fine comunicativo, vengono lette più di qualunque giornale ad alta tiratura nella nostra città.

Foggia, 31 Maggio 2020

FIRMATO

CHAT MEDICI DI FAMIGLIA DAUNI

“PAOLO TERENZIO”


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