Perché la mancanza di "igiene linguistica" mette a rischio tutto il Gargano
- Riceviamo e pubblichiamo
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LETTERA AL DIRETTORE- RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Gentile direttore,
voglio porre l'accento su un comportamento ormai assai diffuso che riguarda il corretto uso delle parole e le conseguenze delle esagerazioni terminologiche in cui ci imbattiamo nei media ogni giorno. Il caso più evidente, in questo periodo, è quello dei lavori della cosiddetta superstrada del Gargano.
Leggo toni disperati e uno straparlare di isolamento da parte di un comitato sparuto ma chiassoso, che si è fatto portavoce di un'opera pubblica che, secondo i loro desiderata, dovrebbe collegare una città turistica (Vieste) alla civiltà del resto del mondo.
Scrivono sempre e ripetutamente la parola "isolamento" come se parlassero di una tribù ignota dell'Amazzonia. Eppure noi sappiamo bene che non è così. Le strade che collegano questa "isolata" cittadina al resto del mondo sono numerose e tutte ben praticabili. Prendendo ad esempio proprio il primo tratto da costruirsi — Vico-Peschici — possiamo constatare che da Peschici a Vieste esistono già due strade: la litoranea, bella e panoramica, e quella più interna che passa dalla zona Resega.
Da Vico a Vieste c'è poi la strada che attraversa la Foresta Umbra, uno dei posti di maggior richiamo turistico della zona. E a smentire definitivamente la parola "isolamento" ci pensano i numeri: ogni estate, questa città così "tagliata fuori dal mondo" si riempie di turisti da tutta Europa. Non voglio dilungarmi sulle questioni tecniche e ambientali, già egregiamente sviscerate da Luigi Russo su Stato Quotidiano.
Voglio invece sottolineare qualcosa di più semplice: la credibilità di una causa passa anche e soprattutto da come viene rappresentata.
Lanciare allarmi continui, basati su sensazioni e valutazioni contingenti più che su fatti concreti, non rende un buon servizio a nessuna causa. Si grida all'emergenza occupazione come se non ci fosse un domani, si piange la chiusura di uno stabilimento balneare, si invoca il disastro ambientale ad ogni occasione. E così facendo, invece di concentrarsi sulle soluzioni, si finisce per essere come il bambino della favola: alla decima volta che urli "al lupo", nessuno si volta più.
Non si può pretendere di essere ascoltati quando si piange a ogni piè sospinto, e poi non si riesce a dimostrare concretamente né la portata del problema né la sua soluzione. Soprattutto quando quello che si chiede, come nel caso della superstrada, porterebbe sul Gargano un modello turistico poco adatto ai luoghi, con grave danno per l'ambiente e per quella che è la vera risorsa di questo territorio: la bellezza dei suoi paesaggi e la loro intatta autenticità.
Dare il nome giusto alle cose non è un dettaglio stilistico. È il primo atto di rispetto verso chi ti ascolta. Ed è la condizione minima per essere presi sul serio.
Gianluca Tozzi






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