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Santa Maria Pura fra leggenda e storia

Santa Maria Pura fra leggenda e storia

Il Santurario dedicato a Santa Maria Pura, posto ai piedi dei quartieri più antichi di Vico del Gargano (la Civita e il Casale), come molte chiese dedicate alla Madre di Dio affondano le radici di fondazione nella leggenda e successivamente trovano fondamento nelle testimonianze architrettoniche, artistiche e storiche. Le fonti orali della tradizione ne fanno ascendere la primitiva costruzione alla famiglia del pastorello muto, al quale appare la Signora che gli chiede la pecorella più piccola (1238). I genitori interpretano la richiesta della Signora, per il miracolo del piccolo guarito, come di una piccola chiesa a Lei dedicata. Altri vorrebbero che il sacello si erga sulle rovine di un antico tempio dedicato a Calcante e Podalirio per la vicinanza del fiumicello che scorre a valle e per la presenza di antri nei pressi della piccola chiesa.

Le strutture architettoniche testimoniano, anche in assenza di un’indagine sulla facies costruttiva del complesso monumentale, la presenza d’interventi che si sono susseguiti nei secoli in ampliamento dell’originaria chiesetta, costruita, adagiata al costone roccioso della collina.

La navatella posta a destra dell’attuale ingressso è sicuramente il nucleo più antico e presenta nella parete un incavo ricavato nello spessore della roccia; una piccola abside delimitata posteriormente da una membratura arcitettonica decorativa (lesene/paraste scanalate con capitelli a volute) sormontata da una tabeazione decorata a ovoli. Gli spazi superiori fra la nicchia e la delimitazione della cornice presentano una decorazione con motivi floreali. L’incavo interamente affrescato presenta nel catino la raffigurazione del Pantocrator con il libro, con lati due figure. Sottostante, la raffigurazione dei dodici apostoli. A lato un bellissimo affresco, racchiuso in una corni

ce, della Virgo lactans (Madonna del latte) e due angeli adoranti che assistono.

Nei secoli successivi questo sacello rupestre è stato inglobato nelle strutture architettoniche della chiesa, che oggi possiamno ammirare: la navata centrale piuttosto larga termina nel presbiterio ricco di un pregevole altare in pietra lavorato di tradizione barocca, sormontato dalla cupola affrescata su due registri. Lateralmente, a sinistra, la cappella dedicata San Giovanni di Dio fondatore dei Benefratelli che dalla fine del XVI inzi del XVII secolo hanno retto il Santuario con il loro monastero, esercitando la carità dell’ordine nell’annesso Spedale. A destra in prosecuzione del primigenio sacello è stata realizzata la cappella dedicata al SS. Crocefisso.

Nel presbiterio troneggia la statua in pietra di Santa Maria Pura, meta del pellegrinaggio Mariano del popolo di Vico.

In linea di massima queste sono le testimonianze del complesso architettonico della chiesa, alla quale si affianca il caseggiato che fu il monastero e lo Spedale dei frati di san Giovanni di Dio.

Lo spoglio dei documenti, a oggi rinvenuti, non è molto ricco. Volendo ipotizzare come possibile la prima fondazione coeva alla leggenda, ci troviamo in presenza di un arco temporale da scandagliare di circa tre secoli. La notizia pià antica, relativa alla presenza di un monastero, ancora non localizzato, è quella tratta dai documenti della Sede Apostolica : In castro Vici Fratres S. Mariae Theotonicorum tar. 1 ½, che nel 1325 pagavano un tarì e mezzo di decima alla Santa Sede. (D. Vendola, Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII-XIV Apulia-Lucania-Calabria, pag. 8, n. 107).

Quanto riportato nella Relazione d’Apprezzo Il quarto convento … sotto il titolo di S. Maria Pura de’ Servi di Maria, allo stato dell’arte non trova riscontro. Dalle notizie prese dalla Curia Generalizia dei Servi di Maria l’unico convento attestato in Capitanata, è quello di Santa Maria di Costantinopoli in Cerignola, eretto nel 1576. Nessuna notizia di fondazione da parte dei serviti ritroviamo nel perido 1554- 1560, anni in cui la Diocesi sipontina fu retta dall’arcivescovo Fra Dionisio de Robertis, toscano di Borgo San Sepolcro dell’ordine dei Servi di Maria. Al periodo del suo episcopato i serviti fanno ascendere il culto di Santa Maria Sipontina, il sinodo diocesano del 1555 e l’istituzione con la concessione di privilegi per la confraternita di San Michele al Gargano. Documenti mancano anche a riguardo della Confraternita di S. Maria dello Spedale che si dice fondata da San Vincenzo Ferreri in occasione della sua visita.

A partire dal XVII secolo i documenti fin qui rinvenuti e la bibliografia consentono di tracciare il percorso di vita della chiesa di Santa Maria Pura legata alla presenza dei frati dell’ordine di San Giovanni di Dio, ai quali fu concesso il monastero e l’annesso Spedale. Lo sviluppo della Congregazione con la fondazione di case si era verificato nella seconda metà del Cinquecento sostenuto, oltre che dai vescovi, dall’appoggio nobiliare o da borghesi facoltosi. Più ampia diffusione dell’ordine dei Fatebenefratelli in Italia e, in particolare, nel regno di Napoli, si ebbe solo successivamente all’approvazione Apostolica del 1586.

Non fu casuale che i Fatebenefratelli creassero, dopo Napoli, gli altri caposaldi assistenziali nella regione pugliese, a fine Cinquecento ancora vivacemente percorsa dai traffici costieri e da un intenso movimento commerciale con l’opposta sponda adriatica. La presa di possesso avvenne sicuramente dopo il 1590 in cui si data la prima presenza in Capitanata con la fondazione del monastero e Spedale a Troia.

La chiesa e l’annesso monastero e Spedale sono legati da un unico destino. L’Arcivescovo Orsini nel giornale di Santa Visita annota che la chiesa era stata visitata dai suoi antecessori che avevano approvato la presenza dell’ordine ospedaliero. Dalla stessa fonte si apprende che la chiesa e gli altari non avevao rendite proprie, dote non gaudet manutentione tamen recipit ex redditibus Hospitalis. Vi erano alcuni oneri di messa per le anime dei benefattori il notaio Horatius Pascarellis e Paulus Hortore.

Una menzione di lode per la cura dell’altare in cui troneggia la statua miracolosa della Beata Vergine, festeggiata il primo sabato di giugno, non risparmia ai soli due frati la reprimenda dell’Arcivescovo, per le condizioni in cui versava lo Spedale, dove non si esercitava la dovuta carità richiesta dai donatari.

La chiesa e le strutture annesse, pur beneficiando di rendite per i numerosi lasciti attestati nella Platea redatta dal Marrera nel 1676 e in successivi atti di donazione rinvenuti presso l’Archivio di Stato di Lucera, ha sempre annoverato un numero esiguo di frati, tanto da essere attenzionato alla Sacra Congregazione del Concilio per aver rifiutato di ricevere i decreti di Santa Visita dell’Arcivescovo de Lerma nel 1722. Per nulla edificante il tenore dello Spedale secondo quanto riferisce padre Michelangelo Manicone nella Fisica Apula. L’epilogo finale si consumò con la soppressione murattiana dei conventi operata nel 1806, che porto alla chiusura del convento nel 1809 assieme a quello dei Domenicani. Per tutto il tempo trascorso fino agli anni sessanta del secolo scorso la chiesa e il monastero, hanno vissuto anni di abbandono, nell’incuria più totale, tanto da rinchiuderci gli animali.

La rinascita, dovuta alla volontà del popolo, non sempre ha rispettato quanto si poteva ed era necessario preservare dell’intero complesso architettonico e dell’arte che lo rende ricco e bello. E per questo è necessario un intervento di tutela che preservi ogni azione in futuro e lo valorizzi. Proporre il complesso di Santa Maria Pura tra i beni da valorizzare attraverso il canale di comunicazione del FAI non è risolutivo, occorre invece accrescere la consapevolezza della comunità che ne è depositaria. E’ necessario abbandonare l’idea del vecchio da distruggere mutuando il concetto di antico che va preservato.

In chiusura una nota di curiosità: sul medaglione collocato nella struttura dell’altare, appare ricordato Scolapio de Pirro Priore, chi era? Il primo libro dei battezzati della Chiesa Madre ci svela che Scolabius/Escolabius/Esculapius de Pirro erano figlio di Marci de Pirro, padrino di battesimo nel periodo 1624 – 1637. Come prole ebbe figlie femmine Pacifica, Pellegrina, Thomasa e Victoria. Purtroppo mancano libri che ci consentano di accertarne le date di nascita e di morte. Certamente avrà vissuto attivamente la vita sociale dell’epoca e forse sarà stato lui, come Priore laico dello Spedale, il committente dell’altare maggiore nel presbiterio.

Nicola Parisi




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