Siamo tutte "Cappuccetto Rosso"


“Cappuccetto Rosso, vieni, vieni qua”

Se ti vede il lupo poi ti mangerà.

Io non ho paura, perché devo andare

Alla cassettina che mi aiuterà”


Cappuccetto Rosso è sola, sperduta in posto pieno di gente che non vuol vedere, non vuol sentire, ma soprattutto non vuol parlare. Sotto il suo mantello cerca di nascondere lividi e cicatrici. Quando è sola, Cappuccetto cade in preda allo sconforto e ripensa al male che le hanno fatto, a quel lupo che l'ha fatta innamorare. All'inizio era tutto così bello. Ma non è passato tanto tempo prima che il lupo iniziasse a manipolarla, fino a farle accettare gli insulti, i dispetti, la possessione, lo stalking e poi le botte, il sesso non consensuale. E come se non bastasse anche le corna. Ma Cappuccetto si fidava: il lupo diceva che sarebbe cambiato.

Stronzate. Sappiamo tutti che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Da quella storia, è la vita di Cappuccetto ad essere cambiata. È Cappuccetto ad essere cambiata. Adesso si sente sola, debole, incompresa, vorrebbe gridare aiuto ma ha perso la voce. “Cosa sarà mai”, disse il taglialegna. “In ogni caso non puoi fare niente”, rispose lo sceriffo. “Non puoi privare i tuoi figli del padre”, aggiunse la nonnina.

Cappuccetto avrebbe dovuto portarsi quel segreto nella tomba, insieme alla paura, all'umiliazione, alla convinzione che quegli orribili appellativi che le erano stati dati per tanto tempo corrispondessero alla verità. E si disprezzava per non essere riuscita a reagire, per non aver insegnato ai suoi figli che ciò che avveniva tra quelle quattro mura non era la normalità.

Ma un bel giorno, stanca di tutto questo ritrovò la voce perduta. “Al lupo!”, urlò nella foresta. “Al lupo!”, continuò. All'improvviso la magia: i daini e gli scoiattoli della foresta iniziarono a urlare insieme a lei: “al lupo!”. E poi volpi, allodole e cinghiali.

Non sapendo di quale lupo si trattasse, tutti i lupi della zona iniziarono a scavare dentro la loro coscienza. Alcuni di loro non trovarono granché: si erano sempre comportati dignitosamente. Ma alcuni lupi si sentirono chiamati in causa già al primo grido.

Quei lupi, oggi si aggirano ancora nella foresta, con lo stesso pelo di sempre. Non è abbastanza, ma finalmente lo sceriffo li tiene sott'occhio.

Cappuccetto non è una, non è sola. Ha ancora paura del lupo, ma si è liberata da un peso. E soprattutto, Cappuccetto ha dato l'esempio alle donne che come lei sono stanche di tutto questo. A noi donne, che vogliamo reagire, non solo per noi stesse, ma anche per le nostre figlie, e le figlie delle nostre figlie.

Cappuccetto Rosso si è stancata di scappare dal lupo cattivo.

Cappuccetto potrei essere io. E potresti essere anche tu.

Adesso siamo un noi.

Parlo proprio con te, Cappuccetto.

Adesso hai una possibilità: non sprecarla. Usa la tua voce: appartiene solo a te stessa.

Fanculo i lupi.

La violenza sulle donne esiste ovunque, anche in un ridente e tranquillo paesino come Vico del Gargano.

Troverete una Cassettina Rossa sul cancello dell’Associazione «Una rosa per un sorriso» in via Papa Giovanni XXIII. Potrete usarla come valvola di sfogo, per dare il coraggio ad altre Cappuccetto di raccontare la loro storia e per sensibilizzare la comunità vichese sul tema.

L'appello è rivolto a TUTTE le vittime di questa società patriarcale: violenza fisica, violenza sessuale, violenza psicologica, catcalling, mobbing di genere, eccetera, eccetera, eccetera.

I racconti saranno pubblicati in anonimo.

Siamo tutte

Cappuccetto Rosso



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