Una storia qualunque, una storia italiana...
- Michele Lauriola
- 27 giu
- Tempo di lettura: 1 min
Nell'angolo dei ricordi ci sono due passaporti dagli angoli smussati e le pagine fitte di timbri sbiaditi. Accanto, lo schermo della TV rimanda immagini di polvere, macerie e una terra ferita dall'ultimo, tremendo terremoto. Guardando quelle notizie mi sento piccolo, quasi inerme, schiacciato dal peso di una natura che distrugge tutto in un istante.
Poi, però, lo sguardo torna a quei vecchi documenti degli anni Sessanta. Appartenevano a mio padre.
Lo rivedo, con la sua postura fiera, le spalle dritte di chi non si è mai lasciato piegare dalla fatica. Mi tornano in mente i suoi racconti del Venezuela, di una terra lontana dove l'aria era densa e il futuro andava conquistato un mattone alla volta. "Lì ci stimavano", mi diceva sempre con gli occhi lucidi d'orgoglio. "Perché gli italiani non avevano paura del lavoro. Ricostruivano il mondo con le mani".
La terra trema, rompe e disfa, è vero. Ma quegli appunti di vita mi ricordano chi siamo. Siamo figli di chi ha attraversato l'oceano per edificare il domani sul nulla. E se la natura ci fa sentire fragili, la storia di mio padre mi sussurra che l'essere umano ha una forza silenziosa e fiera: la capacità di rialzarsi, unire le forze e ricominciare. Sempre.
Sono vicino al popolo venezuelano e ai tanti cittadini di origine italiana che con le loro famiglie stanno attraversando momenti drammatici.






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