Omaggio a Vincenzo di Lalla

Musicista, Poeta e Scrittore

Marcia di Marzo - Vincenzo di Lalla
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T'hai ditt ca nuun - Vincenzo di Lalla
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Vincenzo di Lalla, nato   il 19-3-1936 a Vico Del Gargano

                                morto il 22-3-1996 a Milano

 

 

Finite le elementari e recuperate, in un anno, le tre classi medie, ( c'era  stata la guerra ) aiutava il nonno paterno, intagliatore del legno. Molto poco incline a quel tipo di lavoro, fischiava in continuazione. Un giorno, il nonno, disperato per questa poca (apparentemente) voglia di lavorare lo iscrisse al corso di musica della Banda del paese e così ( Lalluccio) imparò a suonare il corno.

Come esecutore però lasciava alquanto a desiderare perché era sempre pronto a distrarsi e a seguire la musica che aveva nella sua testa.

Il padre, falegname, aveva una bottega e quando cercò di modernizzarsi comprando, a cambiali, dei macchinari, avendo fatto il passo più lungo della gamba, fallì e  tutta la famiglia si trovò in miseria. Furono anni duri, di fame vera. Così, quindicenne, si trasferì da solo  a Milano, facendosi ospitare da uno zio materno, che a sua volta viveva in una  pensione.

La vita gli si presentò durissima; fece tanti lavori, tra cui il venditori di pelli di daino ai semafori, come lo zio, ma non con la stessa fortuna. Infatti, la sua timidezza ed il suo riserbo, non lo aiutavano assolutamente e  i guadagni non arrivavano.

Non avendo un mestiere, ma tanta passione per la musica, andò a fare il lucidatore di pianoforti e  durante le pause, approfittava per suonare questo strumento che riusciva a padroneggiare, pur non avendo mai preso una lezione e ne traeva anche  delle musiche originali e piacevoli, tanto che a volte, il suo principale, lo invitava ad improvvisare perché gli piaceva ascoltarlo.

Il suo obiettivo, fu , da subito, la scuola di musica. Frequentò il corso serale alla scuola Piccinni ed in brevissimo tempo imparò bene il solfeggio, ma ciò non gli bastava perché iniziava a scrivere la propria musica che suonava con un vecchio mandolino regalatogli probabilmente dalla scuola stessa. Aveva ormai l'esigenza di studiare armonia, ma non aveva i mezzi per farlo ed allora un maestro che  apprezzava molto il suo talento, decise di dargli lezione gratuitamente, a casa sua, tra un allievo pagante e l'altro. Era felice per questo, anche perché l'insegnante gli regalò una

 fisarmonica

(che invece lo zio, che avrebbe potuto aiutarlo, gli negò, dicendo che tale maestro lo prendeva in giro) ma, dopo poche lezioni, il poveretto si ammalò e morì.

Dovette quindi ricominciare da capo e cercare un altro modo per studiare. Conobbe un nuovo insegnante che capì tanto bene quale allievo eccezionale avesse incontrato che lo portò in Galleria Del Corso , dove si sa, la musica è nella sua sede migliore e gli fece conoscere un americano al quale, sempre col mandolino, suonò una sua canzone. Tutto finì lì. Nel frattempo anche questo maestro morì, ed un giorno, al cinema, Vincenzo si trovò a vedere un film venuto dall'America, che aveva come colonna sonora la sua canzone, pari pari, con parole in inglese, con un bell'arrangiamento e che ha fatto la fortuna del maestro che impunemente s'era appropriato del suo brano. Si può immaginare come possa essersi sentito un ragazzino, povero, solo, senza un soldo, senza una preparazione musicale: pianse calde lacrime e pensò a  come avrebbe potuto essere creduto senza essere deriso. Sconsolato, decise  allora di non dire niente a nessuno, in quel momento, ma di rivelarlo a tempo debito, non appena fosse riuscito a sfondare in campo musicale, come il suo stesso talento gli faceva sperare, certo che poi la cosa sarebbe sembrata verosimile e anche giusta. Il successo non è mai arrivato, il denaro men che meno e invece questo trauma è stato  determinante, perché per molto tempo, ( si può dire per sempre) gli tolse il coraggio di far sentire liberamente  i suoi brani, ossessionato dall'eventuale furto o plagio.

Aveva una grande passione anche per il teatro e fin da quando aveva sei o sette anni, organizzava, nel cortile di casa sua, piccoli spettacoli con i suoi amichetti ed in particolare amichette, convincendo anche le madri ( a quei tempi e al sud! ) a portarvecele e ad assistere.

Questo, una volta a Milano, lo portò al Centro Sociale di Baggio, dove piano piano, scrivendo testi e musiche riuscì ad organizzare molti spettacoli coinvolgendo con tale successo tutta la gente del quartiere che anche la televisione se ne occupò.

Un giorno però arrivò un regista apparentemente più esperto di lui che organizzò uno spettacolo e in seguito all'insuccesso totale anche il Centro si disgregò. La sua delusione fu tale che preso da un momento di sconforto bruciò tutti i suoi manoscritti e delle sue commedie e delle musiche (salvo poi ricordarle parzialmente ), non rimase più nulla.

Poi avvenne il nostro incontro. Capii che sia nella musica che nel teatro era un grande talento ed io che studiavo lirica e avevo frequentato la scuola di recitazione del Piccolo Teatro, innamoratami di lui, della sua sensibilità e della sua assoluta onestà, decisi di abbandonare le mie velleità artistiche per andare a lavorare onde aiutarlo a continuare  la sua  faticosa strada. Cercò di prendere lezioni private per migliorare la sua cultura, ma poi continuò da solo perché costavano troppo e così fece anche successivamente per la musica.

La sua tenacia ed il suo entusiasmo non vennero mai meno e continuò sempre a lavorare sui suoi progetti musicali e teatrali, instancabilmente.

Così sono nate poesie: Aghi nel Tempo (Raccolta di poesie), racconti (Lo spazio passa come il tempo), novelle e commedie: Solchi Nell'Aria ad Intarsio (Premio Firenze Europa), Il Tifoso, La Gabbia (Premio FERSEN 2008), La Trave, il musical L'Uomo Muffa ( completo di musiche ) ed il pluripremiato Radiodramma autobiografico: Gerarda (pubblicato dalla rivista teatrale Sipario).  Inoltre scene e battute per Cabaret.

Quando ci sposammo prendemmo subito un pianoforte che lui, senza aver mai preso una lezione, sapeva suonare e su questo fece un'infinità di improvvisazioni; mi aveva dedicato una canzone e come sentiva che l'ispirazione gli portava qualche nuovo tema musicale, suonava la mia canzone ed io correvo ad attaccare il registratore facendo in modo che non si distraesse e potesse dare sfogo alla sua creatività.

Così ha registrato musica lirica (alcuni brani cantati da me che in un altro momento di scoramento cancellò), romanze, canzoni, balletti, sinfonie, concerti per pianoforte, due sonate per violino e soprattutto canzoni. Nel tempo, qualcuno di questi è stato perfezionato e scritto, ma molti altri ( i più ) sono rimasti nelle bobine. Alcuni CD con musiche improvvisate, brani eseguiti da vari maestri  e canzoni interpretate da più di un cantante si possono annoverare ora come raccolta postuma  a dimostrazione di una  maestria  compositiva di assoluto valore.

Cercò sempre il modo di farsi conoscere e via via presentò i suoi lavori; tutti li trovavano originali e assolutamente interessanti e belli. I progetti si susseguirono, le speranze anche, ma quando si trattava di concretizzare  c'era sempre qualcosa che andava storto.  Questa  fu proprio la costante della sua vita: qualche buona occasione, qualche buon incontro e qualche buon progetto, ma mai un po' di fortuna nella realizzazione!

Durante tutto questo periodo, i guadagni, ancorché limitati e anonimi gli provenivano dalla vendita di soggetti cinematografici che,  seppure manipolati dai produttori per renderli più piccanti e volgari (come i dettami degli anni settanta sembravano chiedere) sono stati in buona parte realizzati.

Anche in questo campo però non ci fu mai la possibilità di fare il salto di qualità e poter operare firmando questi lavori e fu un vero peccato perché la fervida e fresca fantasia dello scrittore avrebbe meritato miglior sorte.

Molti di questi soggetti, sono rimasti in un'agenda , dove (come in molte altre), buttava giù appunti, frasi, parole, temi e idee che un giorno avrebbe potuto e voluto sviluppare  e finire.

Aveva preparato anche  temi musicali per delle opere liriche ( una 'Amleto' ) e un'altra su un suo soggetto, ma la musica era tanta e aveva così l'intenzione di scriverne addirittura tre. Sono rimasti solo i temi e, parafrasando una sua poesia, solo:  La 'sua' speranza nel futuro!

Un'altra impresa titanica, alla quale si stava applicando, era un Metodo innovativo per armonizzare la musica: negli ultimi anni della sua vita, vi ha lavorato intensamente, ha preparato nuove scale, nuovi accordi, nuove risoluzioni, ma purtroppo non ha potuto completare questo lavoro, cui teneva moltissimo. Forse un giorno potrà essere oggetto di studio, perché ritenuto molto valido e rivoluzionario da valenti e famosi musicisti.

Solo dopo la scomparsa, i suoi lavori si sono aggiudicati una quarantina di primi premi e altrettanti  riconoscimenti prestigiosi, in vari concorsi letterari e musicali,  facendo rimpiangere ancora di più la prematura perdita di uno sfortunato artista, tradito dalla vita. 

 

'' Madre Fortuna, il vecchio  fanciullo, tradito nei suoi patti, stremato nelle forze, si è dissolto....

...Se n'è andato con decoro e tu non c'eri!''      

                                                                           MARILENA VERRI DI LALLA

 

 

                                                                                                        

P.S. E' in preparazione il sito Internet dedicato alla vita, ma soprattutto alle opere del Vichese Vincenzo di Lalla e sarà possibile a chiunque consultarlo e scoprire le varie sfaccettature e doti eccellenti di un “eccellente” artista. Appena pronto ne sarà data comunicazione.

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