Aspettando la Settimana Santa a Vico del Gargano...

Il primo sole di primavera mobilita il popolo garganico per affrontare l’imminente stagione estiva targata «incertezza».

I venti di guerra preoccupano ma non frenano lo spirito solidale di un’intera comunità che accoglie e aiuta i profughi ucraini, offrendo loro lavoro e un tetto sicuro.

Purtroppo il numero dei contagiati da Covid è aumentato e i disagi maggiori si registrano nelle scuole e di conseguenza nelle famiglie.

Grazie ai vaccini la situazione non è critica e ci consente di guardare con più ottimismo al futuro, consapevoli però che la battaglia non è ancora terminata.

Intanto il paese si appresta a rivivere le funzioni religiose legate alla settimana santa, che esprime il suo momento più intenso il giorno del venerdì santo, la vera Pasqua dei vichesi.

Mancava forse più di ogni altro evento religioso, anche se ogni festa ha la sua importanza e i vichesi lo sanno molto bene.

Vico senza feste è come un caffè senza zucchero.

E se poi tutto l’indotto alimenta anche il motore dell’economia, è giusto indirizzare gli sforzi necessari per garantire continuità e qualità nel solco della migliore tradizione casalinga. Comitati e confraternite sono garanzia di passione, impegno e serietà e vanno certamente aiutati.

Vico, per definizione paese dell’accoglienza e dell’amore, vanta anche il primato di essere una fucina di idee, praticate da quel movimento di volontari che non si è mai fermato e che ha ritrovato linfa nelle associazioni presenti da anni e di nuova costituzione.

Molto si fa grazie a loro, giovani e non, che si prodigano per un paese migliore e per una qualità della vita degna di un luogo baciato dalla natura ma abbracciato un po’ meno da alcuni uomini.

Serve coraggio ma anche lungimiranza, perché non è più possibile improvvisare.



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